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Stabilimenti balneari, al sud Italia i lettini meno costosi

Il Sib traccia la mappa dei prezzi 2015. Gli ombrelloni più cari ad Alassio, i più economici a Gallipoli. Tariffe tendenti all'aumento nonostante gli sforzi delle associazioni a farli mantenere invariati.

Il bel tempo incoraggia le vacanze al mare e gli italiani si concedono, finalmente, un po’ di relax sulle spiagge. Ma per un posto al sole o sotto l’ombrellone, i prezzi sono ancora ‘bollenti’.

Nonostante gli sforzi dei gestori degli stabilimenti balneari nel cercare di mantenere i prezzi fermi rispetto alla scorsa estate , la promessa non viene mantenuta ovunque, anzi, in certi casi, si registrano ritocchi all’insù. E, per una giornata al mare, oggi si arrivano a spendere fino a 25 euro tra ombrellone, lettino o sdraio e servizi.

L’Adnkronos ha tracciato una mappa dei prezzi con il Sib, il Sindacato italiano balneari, mettendo a confronto sei località turistiche da nord a sud. La spiaggia più cara è Alassio, in Liguria. Per un ombrellone, un lettino e un ingresso i prezzi variano, a seconda degli stabilimenti, da 10 a 24 euro. Mentre è al sud che si spende meno, in particolare nella penisola salentina, a Gallipoli, dove per le stesse attrezzature si va da 6 euro a massimo 15 euro. Qui il prezzo di una sdraio aggiuntiva è di circa 4 euro.

Al secondo posto di questa ipotetica classifica compare il litorale romano con Ostia. Ombrellone, lettino, ingresso e servizi si pagano da 8 a 22 euro. Quasi le stesse cifre a Santa Teresa di Gallura, da 7 a 22 euro, con una eventuale sdraio che costa 5 euro. Si scende ancora un po’ di prezzo in Toscana, a Viareggio: qui i prezzi variano da 9 a 22 euro (sdraio 6 euro) e, per finire a Rimini, da sempre meta del turismo low cost, dove l’ingresso in spiaggia è gratuito ovunque e per ombrellone, lettino e servizi si pagano da 10 a 18 euro.

Comunque, un fatto è certo: se da una parte le spiagge sono sempre più attrezzate e appetibili, i prezzi non scendono. E allora una famiglia come può risparmiare? A suggerire nuove soluzioni sono alcuni stabilimenti, sparsi in varie parti d’Italia, che propongono ‘l’ombrellone condiviso‘ da più nuclei familiari. In questo modo «si dà la possibilità a una famiglia di alternarsi a un’altra nell’arco della giornata – spiega il segretario generale del Sib Pietro Gentili all’Adnkronos – ad esempio un pacchetto di un ombrellone e due lettini può essere utilizzato la mattina da alcuni bagnanti e al pomeriggio da altri, con il risultato di dimezzare la spesa. Oppure, sempre in un’ottica di risparmio, i gestori oggi tendono a essere più elastici sul numero delle persone che possono usufruire di un ombrellone. Inoltre – continua Gentili – è possibile anche pagare un abbonamento a rate».

In spiaggia c’è anche il 3×2: prendi tre lettini e paghi due; o addirittura weekend gratis per chi ha l’abbonamento settimanale e servizi a prezzi scontatissimi per le prime venti persone della giornata e tariffe scontate fino all’80% in base alle fasce orarie, soprattutto il pomeriggio-sera. Pacchetti risparmio ma anche servizi al passo coi tempi. E nell’era dello smartphone e dei tablet non manca la possibilità in spiaggia di «collegarsi con il wifi gratuito, ormai fruibile nella maggior parte delle strutture», sostiene Gentili, segnalando un’ulteriore iniziativa hi tech: la prenotazione online con la possibilità di scegliere fila e collocazione dell’ombrellone direttamente da casa sui siti di molti stabilimenti.

Tornando al ‘caro ombrellone’, il fenomeno trova riscontro nei dati rilevati dall’Adoc, l’associazione dei consumatori che, in linea generale, lamenta aumenti del 2,7% in media sui vari litorali. Ed è cosi che «per una giornata al mare due persone possono arrivare a spendere tra i 20 e i 30 euro solo di ombrellone, lettini o sdraio – segnala all’Adnkronos il segretario generale Roberto Tascini – e se a questa spesa si aggiunge un pranzo light o una colazione, magari una bevanda e il costo della benzina per raggiungere la località, si può arrivare a una cifra tra i 60 e i 90 euro». L’Adoc ha fatto uno screening dei pezzi a livello regionale, da cui emerge che i maggiori aumenti si registrano in Veneto con +6,6% e in Toscana con +5,8%. A seguire la Liguria (+4%), il Lazio (+3,7%), la Sardegna (+2,7%) e l’Emilia-Romagna (+1,6%). Mentre in Puglia, Marche, Sicilia e Campania i prezzi sono rimasti pressoché invariati rispetto al 2014.

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