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Squali in Italia? Nessun allarme: ecco perché è un buon segno per il nostro mare

La spiegazione scientifica, la mappa degli avvistamenti e le linee guida per la sicurezza in spiaggia

Nelle acque italiane gli squali ci sono sempre stati. Nel 2026, semplicemente, li stiamo vedendo e raccontando di più grazie alla tecnologia che ognuno di noi ha sempre in tasca. Per chi vive e frequenta le nostre spiagge, assistere a un avvistamento significa essere testimoni di un fenomeno naturale che testimonia la biodiversità del Mediterraneo, non trovarsi in una situazione di emergenza. La regola d’oro lungo i nostri litorali resta quella della normale prudenza, non dell’allarme.

La spiegazione della scienza: un ecosistema da proteggere

A fare chiarezza e a smontare i toni allarmistici ci sono i dati scientifici ufficiali. Gli studi condotti dall’organizzazione MedSharks e i report dello IUCN Shark Specialist Group descrivono una realtà opposta rispetto alle paure collettive. Le popolazioni di squali nel nostro mare risultano complessivamente sotto pressione e, per diverse specie, in forte declino a causa della pesca accidentale, del sovrasfruttamento e del degrado degli habitat.

La ricerca scientifica dimostra che il Mediterraneo non è diventato improvvisamente più affollato o pericoloso per i bagnanti. L’impennata delle segnalazioni è dovuta principalmente alla proliferazione di smartphone e social network, capaci di rendere virale in pochi minuti un incontro che un tempo sarebbe rimasto confinato nei racconti dei pescatori. Le temperature più alte del mare e la ricerca di prede possono talvolta spingere alcuni esemplari vicino a riva, ma si tratta di transiti temporanei e del tutto naturali.

Chi sono i nostri “vicini di casa” marini

Nel Mediterraneo vivono oltre quaranta specie di squali, la stragrande maggioranza delle quali è del tutto innocua per l’uomo. Tra le specie più osservate spiccano la verdesca, il palombo, il gattuccio e il mako, mentre il leggendario squalo bianco resta un incontro straordinariamente raro. Si tratta di animali che tendono naturalmente a mantenere le distanze dall’uomo e a proseguire lungo le proprie rotte, a patto di non essere disturbati o provocati.

La mappa degli avvistamenti reali sul litorale italiano

La recente mappa degli avvistamenti coincide in gran parte con i tratti di costa più frequentati da diportisti e turisti, dove gli occhi puntati sullo specchio d’acqua sono migliaia:

  • Sardegna: Tra Costa Paradiso e La Maddalena si sono registrati gli episodi più discussi. A Monti Russu un triatleta francese è stato sfiorato e leggermente ferito da un piccolo esemplare, mentre a Bassa Trinità una verdesca di due metri è comparsa in un’insenatura molto frequentata, allontanandosi poi senza creare alcuna conseguenza.
  • Toscana e Liguria: Al largo di Calafuria due pescatori di tonno hanno liberato un mako di due metri rimasto all’amo, mentre un altro esemplare è stato segnalato vicino all’isola del Tino, nel golfo della Spezia.
  • Sicilia: Nel Canale di Sicilia i sub della Healthy Seas Foundation hanno documentato una femmina di squalo bianco durante il recupero di reti fantasma, e un altro esemplare simile è stato avvistato da alcuni pescatori a Capo Gallo.
  • Adriatico: Le segnalazioni restano sporadiche ma presenti, come dimostrano la verdesca notata nel porto turistico di Marina Dorica ad Ancona, un avvistamento nel Golfo di Trieste e un mako che ha urtato una barca al largo di Gallipoli.

Balneazione sicura: buone pratiche sotto l’ombrellone

Per gli operatori balneari e i turisti, la gestione di questi eventi passa da una corretta informazione e dalla collaborazione con le autorità. In caso di avvistamento ravvicinato, le linee guida della Capitaneria di Porto sono molto semplici e puntano alla calma:

  1. Evitare movimenti bruschi o schizzi d’acqua eccessivi.
  2. Uscire dall’acqua senza cedere al panico.
  3. Avvisare tempestivamente il personale di salvataggio dello stabilimento o direttamente la Guardia Costiera.

La convivenza con la fauna marina è un segno di vera cultura del mare: conoscere il mare significa rispettarlo, tutelando quegli splendidi predatori che da millenni ne garantiscono l’equilibrio biologico.

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