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Spotorno, i balneari ribadiscono: ‘Vogliamo la deroga’

Affollata assemblea al Palabeach. Lara Comi: 'Teniamo anche un piano B e facciamo attenzione alla nuova direttiva sulle concessioni'. Ma Regioni e sindacati restano concentrati sulla deroga.

di Alex Giuzio

"Imprese balneari anno 2012": un anno di battaglie, preoccupazioni, fermento e incertezza. Ma anche un anno di speranza: quella di ottenere la deroga alla direttiva europea Bolkestein, che vuole mettere all’asta gli stabilimenti balneari di tutta Italia. Questo è emerso dal convegno tenutosi questa mattina al Palabeach di Spotorno, sotto il titolo, appunto, di "Imprese balneari anno 2012".

L’intervento che ha suscitato più clamore è stato quello della giovane europarlamentare del Ppe Lara Comi, che ha coraggiosamente esposto la sua tesi del ‘piano B‘: «Balneari, io sono dalla vostra parte e il mio obiettivo principale è ottenere la deroga», ha ribadito più volte la Comi per non essere fraintesa. «Ma tutti sappiamo che la deroga è un traguardo difficile, perciò è necessario tenere in tasca un piano B da attuare nel caso estremo e non auspicabile che l’Unione europea non ci conceda la deroga. Concordo con le Regioni che hanno approvato ordini del giorno a favore della deroga, ma ribadisco la necessità di prepararsi un’alternativa».

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La Comi ha fatto fremere la platea, dalla quale sono partite alcune proteste, ma poi ha spiegato: «Preferisco essere sincera e analizzare la realtà piuttosto che tranquillizzarvi tutti senza nessun fondamento, come fanno altri politici solo per guadagnare applausi». Ed ecco il piano B proposto da Lara Comi: «Una nuova direttiva europea, quella delle concessioni, che ancora non è definitiva: è stata discussa lo scorso lunedì a Bruxelles, ma potrebbe salvare la categoria». L’europarlamentare ha promesso aggiornamenti costanti, anche se la certezza definitiva si avrà una volta approvato il testo ultimo. Nel frattempo, si può leggere una bozza non definitiva della direttiva citata da Lara Comi cliccando qui.

Ma la deroga è rimasta l’argomento principale della giornata. Angelo Berlangieri, il carismatico assessore al turismo della Regione Liguria, ha spiegato perfettamente le contraddizioni dell’Europa: «Con la direttiva Bolkestein, l’Ue predica la libertà di impresa, la libera concorrenza, l’equità… Ma questo provvedimento non va affatto in tale direzione, perché non prende in considerazione tutte le categorie lavorative! Se vogliamo parlare di libera concorrenza, dobbiamo applicarla a tutti i settori, e non solo ad alcuni». Berlangieri, oltre a ribadire che la Regione Liguria si è espressa ufficialmente a favore della deroga, ha concluso con una grande verità: «Il problema degli stabilimenti balneari è politico: si può risolvere, ma la politica non vuole».

«Problema politico sì, ma anche sociale», ha aggiunto Riccardo Borgo, presidente del Sindacato Italiano Balneari, che ha spiegato: «Stiamo parlando di 30 mila imprese e 100 mila lavoratori che rischiano di perdere tutto. E nessuno vuole che la vicenda si trasformi anche in un problema di ordine pubblico, perché quando viene espropriato il lavoro a così tante persone possono accadere atti gravi. Qui non si sta parlando di liberalizzazioni, ma di soprusi: vogliono portare via l’attività a chi l’ha legittimamente guadagnata col sudore della fronte».

Le aste sono evitabili, ha detto Borgo, «all’interno della stessa direttiva Bolkestein, come abbiamo già spiegato nel documento unitario approvato a Rimini lo scorso 22 ottobre. Infatti, sarà lo stesso documento che presenteremo al governo in vista dell’incontro del 23 febbraio con i ministri Gnudi e Moavero». Borgo ha riletto il passaggio fondamentale del documento, quello che parla di "esclusione dall’evidenza pubblica per gli stabilimenti balneari": «Un obiettivo che prima sembrava impossibile, ma che oggi è tangibile, anche per merito del lavoro fatto nel 2010, quando abbiamo cominciato a fare pressione sul governo per uscire dalla procedura di infrazione in cui ci aveva messo l’Unione europea, insieme ad altri paesi come la Germania». Ma il governo di allora ha scelto una strada sbagliata, «e oggi ci troviamo ancora con lo stesso problema».

Oggi il governo è cambiato, ma il pericolo aste rimane. E i sindacati si faranno una prima idea solo il 23 febbraio insieme a Gnudi e Moavero (che però si sono già espressi a favore delle aste, vedi qui). «Ma anche se quel colloquio andrà male, questo non significa la nostra fine», ha rassicurato Borgo, che si è infine lamentato dell’accanimento contro i balneari: «Tanti colleghi non moriranno nel 2015, ma moriranno tra un anno, tra un mese, perchè sono arrivati aumenti improponibili dei canoni demaniali. Prima magari erano troppo bassi, ma adesso sono troppo alti: non si possono accettare rincari del 300% e richieste di pagamento di arretrati pari a 500 mila euro. Il problema della facile e difficile rimozione, legato a quello del canone, è un’altra questione da risolvere una volta per tutte».

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