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Spiagge all’asta? Il problema non riguarda solo i balneari

Oggi a Cervia un'assemblea organizzata dalla Cooperativa bagnini fa fronte comune tra stabilimenti balneari, alberghi, ristoranti, discoteche contro la direttiva Bolkestein.

di Alex Giuzio

Tutti insieme contro la direttiva Bolkestein: questa è la nuova consapevolezza nata sul litorale romagnolo. La messa all’asta delle concessioni demaniali, infatti, non danneggerà solo i balneari, bensì tutti gli attori del comparto turistico: per questo occorre costruire un fronte comune a supporto della deroga.

La Cooperativa bagnini di Cervia lo ha capito, e questa mattina ha acceso la miccia al centro congressi dell’hotel Dante di Cervia, riunendo Cna, Confesercenti, Ascom-Confcommercio, Asshotel, Federalberghi e Legacoop in una grande assemblea gremita di persone.

Alberghi, ristoranti, discoteche e altri tipi di attività saranno penalizzati dalle aste al pari dei titolari degli stabilimenti balneari: Danilo Piraccini, presidente della Cooperativa bagnini di Cervia, ha evidenziato questo pericolo nel suo intervento: «La Bolkestein è sempre stata considerata un affare dei balneari, ma nessuno ha capito che questi imprenditori, con la loro vocazione alla concorrenza, hanno innovato il settore turistico a beneficio di tutte le imprese del comparto, che oggi lavorano nel più importante bacino turistico d’Europa. Perchè, allora, il governo italiano non ci ha tutelato davanti al pericolo Bolkestein? Questo non lo ha capito nemmeno il commissario europeo Michel Barnier. In ogni caso, oggi ci troviamo davanti a uno scenario di incertezza: cosa succederà se non otterremo la deroga? L’articolo 26 del decreto liberalizzazioni ha ipotizzato aste ogni quattro anni: una misura distruttiva, che avrebbe bloccato gli investimenti, ma che per fortuna è stata ritirata. L’evidenza pubblica privilegerebbe infatti i grandi gruppi economici, che hanno maggiore capacità di investimento. Senza parlare del pericolo mafioso: qui vicino abbiamo avuto il recente esempio del Beach Café di Riccione, società sequestrata al clan dei Casalesi. Le imprese balneari a gestione familiare, insomma, verrebbero spazzate via: le multinazionali darebbero vita a enormi villaggi turistici, alzando le tariffe e portando via il lavoro anche ad alberghi, ristoranti e discoteche. Per questo tutte le categorie legate al turismo dovrebbero marciare insieme nella richiesta della deroga».

Che le aste non porteranno alcun beneficio alle comunità locali lo ha capito anche il sindaco di Cervia Roberto Zoffoli nel suo saluto inaugurale: «Il turismo balneare è fondamentale per l’economia nazionale, e la Bolkestein lo compromette: per questo è necessario combattere questa direttiva, unendo tutte le categorie nella consapevolezza che il nostro sistema sta per essere distrutto. Fino adesso questo non è stato fatto».

Molto radicale anche Roberta Penso, presidente Confesercenti e Asshotel Cervia: «La direttiva Bolkestein è una disgrazia, perché compromette il nostro sistema turistico basato sul mare. Il pensiero delle multinazionali mi fa rabbrividire: sono aziende senza anima, che non conoscono la nostra identità e che avveleneranno il turismo locale e nazionale. Dobbiamo lavorare insieme per tutelare gli attuali stabilimenti balneari, ma anche per non permettere al governo di lasciare alle spiagge la possibilità di intraprendere qualsiasi tipo di attività: questo stravolgerebbe il nostro sistema che necessità invece di equilibrio».

Nevio Salimbeni, responsabile provinciale al turismo per Cna Ravenna, ha annunciato che la guerra sarà dura: «Dobbiamo far capire all’opinione pubblica nazionale le ragioni della nostra lotta, che va a tutela del nostro turismo e dunque della nostra economia. La battaglia è iniziata in ritardo, ma una vittoria è ancora possibile».

Le stesse preoccupazioni sono state condivise da Cesare Brusi (presidente Ascom-Confcommercio), Luca Sirilli (presidente Federalberghi Cervia) e Valeriano Solaroli (direttore Legacoop Ravenna).

I trecento balneari presenti all’assemblea hanno approvato ogni discorso, promettendo di partecipare al presidio a Roma del 23 febbraio, in occasione dell’incontro con i ministri al turismo Piero Gnudi e agli affari europei Enzo Moavero Milanesi. Una dura accusa, infine, è stata lanciata dai bagnini nel dibattito finale contro la Regione Emilia-Romagna, che ancora non si è pronunciata ufficialmente contro le aste degli stabilimenti balneari, come invece hanno fatto altre Regioni italiane.

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