Emilia-Romagna

Scuole aperte dal 31 agosto, è scontro in Emilia-Romagna: la protesta di balneari e albergatori.

Il calendario scolastico accende lo scontro sulla Riviera Romagnola

Una sperimentazione regionale che prevede attività scolastiche già dal 31 agosto rischia di anticipare la fine della stagione turistica sulla Riviera romagnola. In Emilia‑Romagna la Regione ha dato facoltà e non l’obbligo alle scuole primarie di avviare attività educative, sportive e culturali già dal 31 agosto, con due settimane di anticipo rispetto all’inizio delle lezioni ordinarie fissato al 15 settembre. L’obiettivo è strutturare la misura in modo diffuso sul territorio, a partire dall’anno scolastico 2027‑2028.

Il piano della Regione Emilia-Romagna

La proposta è stata presentata dal presidente della Regione Michele de Pascale e dall’assessora alla Scuola Isabella Conti. Le attività previste non rientrano nella normale programmazione didattica, ma hanno carattere ludico‑educativo e sono gestite da educatori e figure del terzo settore. L’iniziativa è pensata per venire incontro alle esigenze delle famiglie che nei primi giorni di settembre faticano a organizzare la permanenza dei figli.

Secondo i dati regionali, il progetto potrebbe coinvolgere 42 Comuni dell’Emilia‑Romagna, con una platea potenziale di circa 100.000 alunni. Il primo anno sarebbero destinati 3 milioni di euro di risorse, con l’obiettivo di inserire la misura all’interno della futura legge sulla natalità, arrivando a un investimento stimato di circa 10 milioni di euro l’anno. Spetterà ai singoli Comuni definire orari e modalità di svolgimento delle attività, con la possibilità di applicare una quota di partecipazione “per evitare lo sperpero di denaro pubblico”, come sottolineato dall’assessora Conti.

La Regione ribadisce che la scuola non è concepita come un “parcheggio”, ma come un “luogo di comunità” in cui favorire le relazioni entre bambini e avviare l’anno scolastico in modo più armonico.

La reazione di balneari e albergatori

La misura, però, ha sollevato forti perplessità nel comparto del turismo, in particolare nel Riminese. Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini di Rimini e delle imprese balneari di Confartigianato, ha definito la proposta “un grave errore” in un’intervista al Resto del Carlino. Pur precisando che l’anticipo non è obbligatorio per le famiglie, Vanni ha sottolineato che “rischia di far perdere quasi un mese di lavoro agli stabilimenti balneari e alle altre attività legate al turismo”.

“La Riviera romagnola – ha aggiunto – è storicamente legata al calendario scolastico, soprattutto per quanto riguarda gli ospiti emiliani: spostare il rientro a scuola di due settimane significa anticipare il calo delle presenze in un periodo tradizionalmente ancora molto attivo”.

Anche Federalberghi si è espressa criticamente. La presidente Patrizia Rinaldis, parlando con il Corriere della Sera, ha ribadito che “il calendario scolastico non si tocca”. La paura è che una sperimentazione limitata possa trasformarsi, in futuro, in una modifica strutturale del periodo estivo, con ripercussioni su un’economia che in Emilia‑Romagna si basa per l’80% sulla presenza turistica lungo la costa.

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