Marche Sicurezza

Ordinanza shock sulle spiagge: a Pesaro e Gabicce è scontro tra balneari e Capitaneria

Sicurezza e gestione delle spiagge nelle Marche

Il nuovo regolamento impone il servizio di salvataggio per l’intero orario di apertura degli stabilimenti. Gli operatori di Pesaro e Gabicce Mare insorgono: costi insostenibili e personale introvabile. Rischiamo di dover chiudere alle 18:00.
Una doccia fredda arrivata a pochi giorni dall’inizio della stagione. L’ordinanza di sicurezza balneare firmata dalla Capitaneria di Porto di Pesaro ha scatenato un polverone tra gli operatori balneari di Pesaro e Gabicce Mare. Il punto della discordia è l’articolo 4.7, che estende l’obbligo del servizio di salvataggio ben oltre la fascia standard di otto ore.

La criticità maggiore è quella che riguarda la presenza costante del bagnino, ossia dell’addetto al salvamento.
Se fino allo scorso anno l’obbligo era limitato a una fascia oraria definita, ovvero dalle 10:00 alle 18:00, la nuova disposizione stabilisce che il servizio debba essere garantito per tutta la durata di apertura della struttura. In termini pratici, se uno stabilimento apre il bar alle 7:30 o permette ai clienti di restare sotto l’ombrellone fino alle 20:00, deve garantire la presenza di un bagnino in torretta. Una norma che, secondo i gestori, rende impossibile la gestione quotidiana.

La protesta dei balneari è serrata su questo punto, in quanto a queste condizioni saranno costretti a chiudere alle ore 18:00. Il malumore è unanime. Andrea Giuliani, responsabile di Confartigianato Imprese Demaniali, definisce il problema enorme. Secondo Giuliani, le imprese non sono in grado di affrontare questo ampliamento di orario e, se le condizioni non cambieranno, saranno costrette ad aprire alle 10:00 e chiudere tassativamente alle 18:00, con enormi disagi per i turisti e la clientela locale.

Sulla stessa linea i titolari degli stabilimenti storici. Claudio Casoli e Sabina Cardinali sottolineano l’aspetto economico e logistico: molti clienti infatti frequentano la spiaggia all’alba per godere del mare in quelle ore, mentre molti altri arrivano tardi per restare a cena. Coprire quelle ore con il salvataggio comporterebbe un aumento dei costi stimato in oltre il 50%, una cifra giudicata insostenibile per la categoria.

A completare il quadro fa eco anche l’allarme della Federazione Italiana Salvamento Acquatico, che sottolinea la difficoltà nel reperire personale. Parliamo di una questione annosa che va ad innestarsi su una cronica carenza di assistenti bagnanti. Nonostante stipendi che oscillano tra i 1.650 e i 1.950 euro al mese, i giovani oggi cercano spesso impieghi part‑time o periodi di vacanza incompatibili con le necessità dei lavori stagionali. Chiedere più ore di presidio quando mancano fisicamente gli operatori è considerato dai gestori un paradosso irrisolvibile.

Le associazioni di categoria denunciano inoltre la mancanza di concertazione: la modifica sarebbe arrivata a sorpresa, senza alcun cenno durante gli incontri istituzionali di inizio maggio. L’appello è ora rivolto al vicepresidente della Regione Marche, Enrico Rossi, affinché venga riaperto il tavolo di confronto. I balneari chiedono una deroga, come avvenne lo scorso anno, e di trovare una mediazione per evitare che la stagione turistica venga compromessa da orari troppo rigidi, proprio in questo delicato momento di imminente avvio di stagione.

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