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Romagna unita per lo sciopero. Ma nei Comuni niente bandiera a mezz’asta

Gli ombrelloni verranno rimossi del tutto, persino negli stabilimenti con spiaggia di proprietà. Ma ai sindaci non piace la proposta dell'Anci, e nemmeno la diserzione di Mussoni

di Alex Giuzio

In Romagna lo sciopero dei balneari ha unito la categoria. Eccetto la provincia di Rimini, che continua a mantenersi in una posizione di completa accettazione della direttiva europea Bolkestein, e quindi delle evidenze pubbliche delle spiagge, che verranno rapite ai piccoli imprenditori per darle in pasto alle multinazionali.

Ma i bagnini di Ravenna, Cervia, Cesenatico, Gatteo e Villamarina non ci stanno. E hanno deciso di amplificare la manifestazione di protesta indetta dai sindacati: «Non la semplice chiusura degli ombrelloni, ma la loro totale rimozione per evitare che la protesta diventi un flop» spiega Danilo Piraccini, presidente della Cooperativa bagnini di Cervia. E a questa decisione hanno aderito tutti gli oltre seicento concessionari di questi 60 chilometri di litorale. Persino a Gatteo, dove la metà degli stabilimenti balneari non è situata su suolo demaniale, bensì su un terreno di proprietà del titolare. «Ma la solidarietà verso gli altri colleghi è piena; per questo anche loro toglieranno gli ombrelloni», aggiunge Simone Battistoni, presidente della Cooperativa bagnini di Cesenatico.

Purtroppo lo stesso non vale per Rimini, Riccione e Cattolica. Vittorio Savini, vicesindaco di Cesenatico, lancia un’accusa molto grave: «Le varie cooperative del riminese, capitanate da Giorgio Mussoni, si sono sempre mantenute su una linea indipendente che accetta di fatto le evidenze pubbliche. E questo con la complicità dell’assessore regionale al turismo Maurizio Melucci, che non a caso è stato assessore per il Comune di Rimini, e che si è allineato su questa posizione che determina la rovina del turismo balneare non solo romagnolo ma dell’Italia intera».

I Comuni di Ravenna, Cervia, Cesenatico e Gatteo, invece, sono solidali con la protesta ma non seguiranno l’invito di Luciano Monticelli, delegato Anci al demanio marittimo, di esporre la bandiera comunale a mezz’asta (leggi l’invito): «Si tratta di un simbolo dal significato più profondo – si giustifica il sindaco di Cervia Roberto Zoffoli – ma ciò non toglie il nostro appoggio ai motivi della manifestazione. Vogliamo costituire un fronte compatto contro il governo, che oltre agli imprenditori si troverà a combattere Comuni, Province e Regioni».

Un’importante collaborazione arriverà anche degli albergatori. Donato Buratti, consigliere di Federalberghi Cervia, spiega che «il nostro turismo ha tra i suoi pilastri il sistema balneare romagnolo, e per questo occorre affiancare i bagnini nella loro battaglia. Illustreremo ai nostri clienti i motivi della protesta, cercando di far capire che loro stessi vengono in vacanza aspettandosi un certo tipo di spiaggia che, se si avvererà lo scenario previsto dalla Bolkestein, tra qualche anno non troveranno più».

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