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Rimini, il Comune: ‘Prima smontare i manufatti, poi i permessi’

L'assessore Biagini ha aperto a uno scenario impraticabile per i balneari riminesi

RIMINI – L’associazione "La cosa giusta" oggi ha organizzato un incontro per parlare degli abusi sulla spiaggia di Rimini, che da diversi mesi stanno facendo discutere gli imprenditori di spiaggia, i quali stanno correndo il rischio di dover smontare tutte le strutture considerate irregolari dall’agenzia del demanio.

Proprio due giorni fa, tra l’altro, è avvenuto l’ultimo sequestro sulla spiaggia riminese: ancora una volta si è trattato di pavimentazioni, cabine e gazebo. L’assessore al demanio marittimo Roberto Biagini ha detto che si sta pensando di adottare la stessa procedura usata per i palloni pressostatici, riconoscendo alle strutture sulla spiaggia una funzione di pubblica utilità. Ma il permesso di durata triennale sarà concesso solo dopo una sorta di azzeramento della questione, con lo smontaggio totale.

Una serata di utile confronto, commenta Biagini, anche se dalla platea ci sono state voci discordanti e polemiche su piano spiaggia, Bolkensein, canoni e ballo in spiaggia. Punto di partenza, le carenze che hanno portato all’incertezza attuale

Questo, nel dettaglio, il discorso di Biagini: «Negli ultimi anni è mancata questa sorta di controllo sociale, anche e soprattutto sull’operato degli enti pubblici che si occupano di demanio marittimo, su un bene che è anche collettivo e non solo di chi temporaneamente esercita dei diritti per titolarità di concessione. Poi ci lamentiamo se sono enti terzi – come tribunali ordinari e amministrativi, procura della Repubblica, corte dei conti, agenzie delle dogane, del territorio, del demanio e delle entrate – che ci ricordano la valenza pubblica e l’interesse della collettività che supportano i beni demaniali. La situazione delle pertinenze e degli incameramenti è esemplare in questo senso. Ora la questione è complessa, poiché si sovrappongono autorizzazioni paesaggistiche e demaniali.  Ma l’amministrazione comunale sta lavorando per andare incontro a chi ha attrezzature sportive, tenendo conto però che è necessario lo smontaggio delle opere non autorizzate, anche se in vista di permessi provvisori per tre anni. Posso inoltre assicurare che stiamo lavorando anche sul problema della legittimazione di cabine e chioschi. In tema di pertinenze demaniali marittime, ovvero i beni incanerati dallo Stato, è l’agenzia del demanio che ha l’obbligo giuridico di intervenire per incamerare. Il Comune e la Regione, nello loro competenze amministrative di gestione sulle concessioni demaniali per il Comune e di vigilanza, coordinamento e controllo per la Regione, hanno l’obbligo di collaborazione e di segnalare le irregolarità. Al momento è in corso una ricognizione sulle concessioni dei chioschisti per raccogliere informazioni da girare all’agenzia del demanio, perché è a questo organo che spetta la ricognizione degli incameramenti per la determinazione dei nuovi canoni pertinenziali».

Ma l’operazione di smontaggio è tutt’altro che facile secondo i balneari riminesi, i quali affermano che occorrono mesi di tempo e costi altissimi. Inoltre si porrebbe la questione delle autorizzazioni da riavere per rimontare: i lenti tempi della burocrazia per fornire circa 350 autorizzazioni ex novo non lasciano affatto tranquilli i bagnini. Lunedì sera i bagnini del consorzio Rimini sud terranno un’assemblea proprio su questo tema.

La questione chioschisti, invece, è stata riaccesa da una sentenza di primo grado del Tar che ha bocciato il ricorso di un chioschista di Rivazzurra: la struttura cui ha dato vita non è di "facile rimozione", dunque il suo canone potrebbe decuplicarsi, arrivando anche fino a diecimila euro all’anno. Clementino Ripa, responsabile dei chioschisti per Confesercenti, è molto preoccupato per questo: «Siamo nel mezzo di un vero caos. Qual è il significato della nozione di facile rimozione? Negli anni ’70, quando furono date le concessioni, quelle strutture andarono bene. Poi, col passaggio delle competenze sul demanio alle Regioni, partirono i controlli e i relativi verbali di cui oggi si parla. Perchè una cosa che prima andava bene adesso non va più bene? E che interesse ha lo Stato a incamerare un bene come può essere un chiosco di spiaggia, che ha costi di manutenzione alti e poca resa? Certamente occorre mettere mano alla materia». Ma la sentenza del Tar potrebbe esporre numerosi chioschi riminesi a controlli da parte dell’amministrazione, sollecitati dall’agenzia del demanio.

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