Attualità

Proroga di 5 anni spiagge, la procedura d’infrazione non è immediata

Una doverosa risposta ai titoli mediatici che hanno denunciato la maximulta di 652 mila euro al giorno come se fosse immediata e inevitabile

di Alex Giuzio

(ore 12.21) – Sulla proroga di cinque anni delle concessioni demaniali marittime, approvata pochi minuti fa in Senato, c’è un importante chiarimento da fare e riguarda lo spauracchio della procedura di infrazione. Ieri la ragioneria di Stato ha pubblicato una nota in cui, ribadendo la contrarietà del governo alla miniproroga, si cita l’apertura di una procedura di infrazione nel caso le concessioni vengano posticipate dal 2015 al 2020. «La nuova procedura d’infrazione – spiega il documento – comporta il pagamento di una somma compresa tra 10.880 e 652.800 euro al giorno, per ogni giorno di ritardo successivo alla pronuncia della sentenza del tribunale di prima istanza della Corte di giustizia dell’Unione europea, e una somma forfettaria pari a 8.854.000 euro che sanziona la continuazione dell’infrazione tra la prima e la seconda sentenza della Corte di giustizia dell’Ue».

La dichiarazione è stata oggi ampiamente riportata dai principali quotidiani e telegiornali nazionali, che con i loro titoli a effetto hanno gridato che "la proroga costerà ai contribuenti 652 mila euro al giorno di multa" (fonte: Tg5, edizione mattutina). Tale denuncia fa parte di una campagna senza precedenti contro gli imprenditori balneari, che nei giorni di discussione della proroga hanno subìto numerosi articoli e servizi a proprio sfavore, spesso caratterizzati da una trattazione superficiale del problema.

A dimostrarlo c’è una dichiarazione della senatrice Pd Manuela Granaiola, che già martedì si era chiesta: «Come mai, viste le procedure di infrazione ancora aperte nei confronti dell’Italia (ricordo, fra le tante, quelle per la situazione carceraria italiana), c’è questo accanimento nei confronti delle imprese balneari italiane?». Sembra infatti che i media abbiano sfruttato il sempreterno grido allo scandalo per i costi che ricadranno sui contribuenti, senza tenere conto che l’Italia ha numerose altre procedure di infrazione aperte ma stranamente dimenticate (sono ben 99, e si possono leggere cliccando qui), e soprattutto senza contare che l’eventuale infrazione per la proroga non sarebbe immediata, ma necessiterebbe di un lungo processo di apertura che richiederebbe almeno otto-dieci mesi. Ma, nel frattempo, il governo dovrà studiare una legge definitiva sulle concessioni di spiaggia nel rispetto delle direttive europee, andando anche a trattare con Bruxelles.

La maximulta annunciata da quotidiani e telegiornali non è dunque immediata né tantomeno sicura, ma sembra piuttosto una tattica del governo Monti, ufficialmente favorevole alle evidenze pubbliche delle spiagge già nel 2015, per alimentare la contrarietà alla proroga approvata dal Senato a scapito della volontà di Monti. Lo spiega anche Enzo Monachesi, presidente marchigiano del Sindacato italiano balneari: «Non esiste alcuna infrazione europea pendente per le concessioni balneari, essendo quella n. 4908/2008 per il rinnovo automatico archiviata lo scorso 27 febbraio 2012. Inoltre la legge n. 25 del 26 febbraio 2010 ha disposto analoga proroga delle concessioni senza che la commissione europea abbia sollevato alcuna procedura di infrazione. Per finire, successivamente a detta proroga, il commissario al mercato interno Michel Barnier ha dichiarato la disponibilità e la collaborazione dei suoi uffici per concordare un "congruo periodo transitorio" da assicurare alle imprese evidentemente danneggiate dall’applicazione dei principi comunitari (dalla lettera di Barnier del 20 settembre 2010 indirizzata al vicepresidente del parlamento europeo Gianni Pittella)».

Intanto, gli imprenditori balneari sperano che qualche europarlamentare italiano si attivi per avviare il tanto atteso dialogo tra commissione Ue, governo Monti e associazioni di categoria balneare. Tre, in particolare, sono i personaggi su cui si ripongonono le speranze: Lara Comi e Carlo Fidanza (Ppe) e Magdi Allam (Eld), che ieri hanno diffuso le seguenti note che riportiamo.

(AGENPARL) – «Il governo Monti deve imporre la sua posizione in Ue per riconsiderare la normativa europea sulle concessioni balneari in modo che non ci siano trattamenti differenti tra gli Stati e sia soprattutto salvaguardata l’industria turistica italiana, fondamentale per la nostra economia. Ieri il Senato ha votato la proroga della concessione di 5 anni, nonostante il parere negativo dell’esecutivo che la voleva azzerare, e oggi il ministro dello sviluppo economico Passera si è dichiarato contrario a tale allungamento perché in contrasto con la direttiva Bolkestein che prevede l’obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali marittime. Si verrebbe a toccare un settore, quello degli stabilimenti balneari, che conta migliaia di lavoratori ed è composto da moltissime imprese, la maggior parte delle quali a conduzione familiare. Un settore che non possiamo mettere a rischio. Ci dobbiamo battere a Bruxelles, come sta facendo la Spagna, affinché la disciplina venga rinegoziata, facendo anche chiarezza, una volta per tutte, sullo stato di precarietà e impedire così che venga cancellato il futuro di circa 30 mila imprese italiane e dei lavoratori occupati, e gli investimenti finora realizzati». Lo afferma Lara Comi, europarlamentare del Pdl e vicecoordinatore regionale del Pdl lombardo.

(AGENPARL) – «Ringrazio i senatori che si sono battuti per una proroga delle concessioni demaniali balneari, ottenendo lo spostamento della scadenza al 2020» dichiara l’europarlamentare Carlo Fidanza, responsabile della task force sul turismo del parlamento Ue. «Ora serve che il governo, anziché alzare barricate irrazionali e alimentare il panico in Commissione europea, spalleggiato da una campagna di stampa di inusitata virulenza, tratti con l’Ue una soluzione definitiva, fondata sulla necessità di tutelare la continuità dell’impresa e i livelli occupazionali nonché di rilanciare gli investimenti fermi da ormai troppo tempo. Tutte le altre questioni, dalla determinazione dei canoni demaniali alla tutela della costa da presunte cementificazioni selvagge, sono fumo negli occhi dei cittadini. È nell’interesse dell’Italia avere una balneazione attrezzata di qualità, tratto distintivo del nostro turismo, e non l’assalto alla diligenza di multinazionali e malavita che, con la scusa del libero mercato, farebbero affari d’oro sulla pelle dei turisti. Mi auguro che il governo sia più sensibile agli interessi dell’Italia che a quelli di poteri più o meno oscuri».

(Prima Pagina News) – Magdi Cristiano Allam, presidente di "Io amo l’Italia" e parlamentare europeo del gruppo "Europa della libertà e della democrazia (Eld)", in una nota parla del «tradimento del governo di Mario Monti che ha nuovamente condannato a morte gli imprenditori balneari italiani allineandosi con l’Unione europea nella criminale decisione di mettere all’asta gli stabilimenti balneari, frutto del lavoro di generazioni di famiglie». Il rinvio di cinque anni anziché dei 30 proposti al Senato fa slittare, infatti, «la data dell’esproprio degli stabilimenti balneari fissata per il primo gennaio del 2015», ma «mantiene in piedi il principio che gli stabilimenti balneari sarebbero soltanto dei servizi, totalmente subordinati alla direttiva Bolkestein del 2006, senza tener conto che sono innanzitutto dei beni anche se sussistono su terreno demaniale. In questo modo si lede al principio costituzionale e alle leggi sull’inviolabilità della proprietà privata, confiscando il frutto di un investimento realizzato da famiglie che da generazioni hanno operato con la dedizione e l’amore che un imprenditore nutre nei confronti della propria impresa».

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