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Proroga di 30 anni, governo contrario. ‘Serve intervento del parlamento’

I sindacati tornano ad accusare i ministri Gnudi e Moavero di inerzia: 'Perché per il prolungamento delle concessioni dello stoccaggio del gas nessuno si è preoccupato di una procedura di infrazione?'. L'appello al parlamento.

a tutti i senatori componenti la X commissione

Egr. Senatori,

come è noto, la vicenda delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative merita, dopo innumerevoli provvedimenti politici (ordini del giorno e mozioni dei Parlamenti sia europeo che nazionale, sia delle Regioni che degli enti locali), una soluzione normativa transitoria, urgente e non più differibile, per sbloccare gli investimenti e dare serenità e certezza alle oltre 30.000 imprese del settore.

A tal fine la categoria ha accolto, con grande favore, la presentazione, da parte di autorevoli senatori di tutti i gruppi parlamentari, degli emendamenti all’A.S. 3533, volti a garantire una congrua proroga.

Al contrario, ha suscitato sconcerto e grande allarme in tutta la categoria la notizia circa la possibile contrarietà del governo espressa ieri dai rappresentati dei ministri Gnudi e Moavero. Riteniamo che tale posizione sia del tutto infondata e, comunque, profondamente sbagliato che questo delicatissimo problema venga esaminato dal governo con piglio “burocratico” invece che con la dovuta volontà politica (si veda la lettera che, in merito, abbiamo inviato ai ministri Gnudi e Moavero).

Del resto, queste stesse preoccupazioni per il rischio di una procedura di infrazione dall’Ue il governo non le ha certamente avute in altri casi recentissimi e, da ultimo, quando si è trattato di modificare la durata delle concessioni per lo stoccaggio del gas (passandole da venti a trenta anni) ex art. 34 comma 12 del provvedimento in esame. A ciò si aggiunga che non è stata mantenutam da parte dei ministri Moavero e Gnudi, la più volte promessa verifica, in sede comunitaria, delle possibili soluzioni al problema.

A distanza di ben otto mesi dall’ormai lontano 23 febbraio 2012 (riunione dei suddetti ministri con i rappresentanti della categoria, del Parlamento e delle Regioni) nulla è stato fatto per almeno organizzare un incontro con la Commissione europea.

A questo punto chiediamo che sia il Parlamento, nella colpevole inerzia del governo, ad adottare le misure che la gravità della situazione impone con l’approvazione degli emendamenti così autorevolmente proposti. Siamo certi che non vogliate far mancare il vostro voto per un così importante e, dalla categoria, atteso provvedimento.

Distinti saluti.

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