Attualità

Proroga di 30 anni delle concessioni, l’approvazione è possibile

Un emendamento presentato in Senato da numerosi partiti potrebbe avere la maggioranza e garantire un periodo di tranquillità ai balneari nell'attesa di una legge definitiva

di Alex Giuzio

Le concessioni balneari potrebbero essere prolungate di 30 anni. La possibilità è molto tangibile: un gruppo di senatori di Pdl, Lega Nord, Udc, Pri, Fli e altri partiti minori ha infatti presentato ieri un emendamento al decreto sviluppo che chiede la proroga delle concessioni demaniali marittime fino al 2045 ed elimina la delega all’attuale governo per legiferare sulla materia in questione. Il primo firmatario, come si può leggere alla pagina 85 di questo documento del Senato, è il senatore del Pdl Maurizio Gasparri.

Se approvata, tale proposta potrebbe finalmente garantire un ampio periodo di respiro agli imprenditori balneari, le cui aziende rischiano altrimenti di finire all’evidenza pubblica nel 2015 per volere del governo Monti. Una prospettiva rifiutata non solo dai sindacati di categoria – che più volte hanno chiesto una proroga di trent’anni – ma anche dall’Associazione nazionale dei comuni italiani, dall’Unione delle province e da (quasi) tutti i partiti politici e le Regioni, nettamente schieratisi contro la bozza di decreto legge presentata lo scorso 23 ottobre dal ministro al turismo Piero Gnudi (vedi notizia).

Oltre all’emendamento appena citato ne esiste anche un altro dell’Italia dei Valori, firmato dal presidente dei senatori Idv Felice Belisario e dal capogruppo Idv in commissione affari istituzionali alla Camera David Favia, i quali chiedono un prolungamento delle concessioni da 30 a 50 anni (vedi il medesimo documento a pagina 304). Continua, invece, la posizione del Partito democratico a favore delle evidenze pubbliche delle attuali imprese; se non altro perché pare che non abbia firmato alcun emendamento né presentatone uno proprio per accogliere la richiesta di questa misura transitoria da parte dei sindacati. Il prolungamento di 30 anni, ha spiegato ieri il direttore di Fiba-Confesercenti Riccardo Santoni, «sarebbe infatti un provvedimento provvisorio che ci permetterebbe di respirare, mettendo fine a un’esasperazione giunta a livelli intollerabili, e dando tutto il tempo al governo di studiare un testo di legge definitivo sulle concessioni di spiaggia».

Visto l’ampio schieramento politico che ha presentato l’emendamento (lo dimostra il numero di firme, una ventina), è molto probabile che la proposta venga accolta, salvando temporaneamente gli imprenditori balneari da uno stato di incertezza normativa che negli ultimi tre anni ha bloccato gli investimenti, parallizzando un settore che funzionava bene nonostante la crisi economica.

Così Massimo Baldini, senatore del Pdl e tra i firmatari dell’emendamento, giustifica questa proposta: «In Spagna, con tanto di plauso dall’Unione europea, è stato approvato un provvedimento che prevede il prolungamento delle concessioni balneari addirittura di 75 anni, e che ha sanato tutti gli abusi edilizi: un fatto che sarebbe impossibile in Italia senza ricorrere in sanzioni da parte dell’Europa. Anche in Francia e in Portogallo ci sono alcune normative simili: perché solo in Italia dovremmo condannare a morte un settore che conta quasi trentamila imprese e oltre trecentomila lavoratori? Secondo noi non c’è il pericolo che la Commissione europea, approvando questo emendamento, riapra la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia».

Inevitabile la soddisfazione dei sindacati balneari Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna Balneatori e Assobalneari-Confindustria, espressa con un comunicato unitario dei quattro rispettivi presidenti Riccardo Borgo, Vincenzo Lardinelli, Cristiano Tomei e Fabrizio Licordari: «La presentazione di numerosi emendamenti da parte di senatori appartenenti a diversi gruppi politici, ieri in sede di conversione del cosiddetto "Decreto sviluppo bis" attualmente in discussione al Senato, che prorogano fino a 30 anni le concessioni demaniali marittime, costituisce un’iniziativa positiva per contribuire a risolvere il problema delle aziende balneari la cui crescita e il cui sviluppo sono attualmente bloccati dal venire meno, in questa legislatura, di ogni certezza sulla durata dei titoli concessori non accompagnata da adeguate norme di tutela delle stesse aziende. Nel ringraziare i proponenti ci auguriamo, ora, che sugli stessi emendamenti vi sia – dopo la loro ammissibilità – una più che utile concertazione fra i vari senatori e i gruppi politici nella consapevolezza della necessità di iniziative unitarie, in quanto si tratta di un problema vitale non solo per le aziende balneari coinvolte (circa 30.000 con 100.000 addetti diretti), ma anche per l’intero settore turistico, oggi sempre più decisivo per il nostro Paese. Tutti gli emendamenti – mediante una diversa durata dei titoli concessori – sono inequivocabilmente finalizzati ad assicurare un clima normativo favorevole per l’avvio di investimenti, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e, quindi, per sostenere la crescita di questo importante comparto economico. Siamo fiduciosi, pertanto, della loro ammissibilità sussistendo i requisiti di attinenza e di intrinseca coerenza con le norme contenute nel provvedimento in discussione, sia dal punto di vista oggettivo che da quello funzionale. Gli emendamenti sono stati presentati in un provvedimento legislativo, quale il decreto legge numero 179 del 18 ottobre 2012, che viene denominato "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese", e riguardano l’articolo 34 contenente diverse proroghe di termini, scadenze e, specificamente, durata di concessioni di beni (come quello del comma 12 sullo stoccaggio del gas che passa da venti a trent’anni), in materie diverse ma tutte indirizzate all’unico scopo di approntare rimedi urgenti per il conseguimento delle finalità del provvedimento legislativo costituite, appunto, dal favorire la crescita e lo sviluppo economico. Riterremmo, pertanto, incomprensibile oltre che grave l’eventuale dichiarazione di una loro inammissibilità. Ci appelliamo, infine, a tutti i senatori affinché, attraverso l’approvazione delle norme proposte, si dia concreto ed efficace seguito all’ordine del giorno del 5 maggio 2011 in cui il Senato, all’unanimità, ha manifestato la volontà di tutelare le imprese del settore. È ormai tempo che si passi dai voti politici, numerosi e tutti coincidenti, al varo di specifiche norme di tutela come quelle meritoriamente presentate».

Purtroppo, il governo Monti continua a difendersi dietro la scusa dell’Unione europea, la quale, a detta del ministro Enzo Moavero Milanesi, sarebbe intenzionata a mettere all’evidenza pubblica le imprese balneari italiane. Ma dopo la legge spagnola che ha prolungato le concessioni di 75 anni, i balneari non credono più a questa giustificazione del governo. Tuttavia il ministro agli affari europei l’ha ripetuta anche ieri all’Ansa: «Il governo, col ministro Gnudi in prima linea, è impegnato a trovare una soluzione condivisa sulla vicenda Bolkestein. Invito però a tenere presente che l’Europa non ci contesta solo la violazione della direttiva, bensì dell’intero Trattato, e quindi dobbiamo ragionare per cercare un punto di equilibrio che coniughi i legittimi interessi della categoria con il rispetto delle normative europee, che sono anche normative italiane».

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