Sicurezza

L’insegnamento del nuoto è il primo elemento per prevenire gli incidenti acquatici

Un'analisi in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, che ricorre oggi

In Italia ci sono 8.000 chilometri di costa, quasi tutti balneabili, a cui vanno aggiunti laghi e fiumi, con una temperatura climatica che consente lunghi periodi di balneazione. La possibilità che si verifichino incidenti in ambienti acquatici è pertanto molto elevata, dal momento che nel nostro paese non esistono zone non soggette a un qualunque tipo di rischio acquatico. Per questo è indispensabile una costante, continua e tenace opera di educazione, formazione e informazione dei cittadini affinché l’adozione di comportamenti adeguati alle situazioni che si possono presentare diventi per tutti un’abitudine e un modo di vivere.

Secondo l’ultima stima del’ Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo si verificano annualmente 372.000 decessi per annegamento, 42 decessi ogni ora, più di mille ogni giorno. L’annegamento è la terza causa di morte per evento traumatico non intenzionale al mondo ed è responsabile del 7% di tutti i decessi legati a eventi traumatici, con un’incidenza particolarmente elevata tra bambini, adolescenti e giovani adulti.

In Europa, i dati mostrano che i tassi di mortalità per annegamento si mantengono significativamente elevati in paesi dove si pratica di meno il nuoto (es. Romania, Estonia, Grecia). In Italia, secondo l’Istituto superiore di sanità, gli incidenti acquatici coinvolgono ogni anno circa 350 persone tra italiani e stranieri residenti in Italia.

L’Assemblea generale delle Nazioni unite ha dichiarato il 25 luglio la Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, “World drowning prevention day”. In tutto il mondo le federazioni internazionali del settore, ILS (International Lifesaving Federation) e ILSE (International Lifesaving Federation Europe), hanno aderito a tale iniziativa invitando le federazioni nazionali membri a prendere parte alla campagna di sensibilizzazione rivolte alla popolazione per fornire indicazioni che permettano di ridurre i casi di  annegamento che si verifica prevalentemente in zone dove non è presente sorveglianza, in zone non attrezzate o a causa di comportamenti imprudenti in acqua.

In questo scenario, l’insegnamento del nuoto assume un ruolo strategico come strumento di prevenzione contro gli incidenti negli ambiento acquatici. La Federazione italiana nuoto è da sempre impegnata nel garantire il servizio di sorveglianza in tutti i luoghi dove è consentita la balneazione alla popolazione con personale formato e specializzato in tale ambito e nell’insegnamento del nuoto e dell’attività natatoria tramite le scuole nuoto federali dislocate in maniera capillare su tutto il territorio nazionale.

Perché è importante saper nuotare

L’uomo non è un animale acquatico e per potersi muovere e galleggiare in acqua, senza mezzi e senza attrezzature, deve imparare un nuova locomozione motoria, adattando la conoscenza che ha del suo corpo in forma statica e dinamica a una nuova realtà. L’acqua ha una densità molto superiore all’aria, oppone maggiore resistenza ai movimenti e alla respirazione, riduce l’effetto della gravità alterando l’equilibrio. Inoltre l’uomo non possiede, né a livello corporeo né motorio, predisposizioni naturali per muoversi efficacemente in questo ambiente.

Principali differenze tra la locomozione terrestre e quella acquatica

Locomozione terrestreLocomozione acquatica
Il corpo è in posizione verticale con l’appoggio degli arti inferioriIl corpo è in posizione orizzontale e semi sommersa
La vista è orizzontaleLa vista è verticale
La motricità avviene tramite gli arti inferiori mentre gli arti superiori svolgono il ruolo di riequilibrartici nel movimentoLa motricità avviene principalmente tramite gli arti superiori, mentre gli arti inferiori svolgono ruolo di riequilibrartici nel movimento
L’equilibrio è regolato in base alla distribuzione del peso corporeo, gli appoggi sono plantariL’assenza di un punto di appoggio fisso obbliga a un controllo attivo della postura e dell’equilibrio tramite la regolazione del galleggiamento e della respirazione, con perdita degli appoggi plantari
La respirazione è spontanea e invariata naso/naso (rapporto inspirazione attiva – espirazione passiva 1:1)La respirazione è da imparare bocca/naso e bocca/bocca (rapporto inspirazione passiva – espirazione attiva 1:3)
Principali organi di senso utilizzati: vista, udito e tattoPrincipale organo di senso utilizzato: tatto

Per acquisire le competenze della locomozione motorio-acquatica si possono seguire due metodi di insegnamento:

  • Per prova di errori, si ripete tante volte il movimento fino a quando non si trova quello giusto, ma sarà sempre limitato alla conoscenza e al superamento di quella determinata realtà.
  • Utilizzando una metodologia più strutturata e sistematica che utilizza tecniche e strategie specifiche per facilitare l’apprendimento.

A differenza delle abilità motorie terrestri, che si sviluppano attraverso un processo spontaneo di maturazione, apprendimento e adattamento, quelle acquatiche non emergono in modo naturale. Non esistono stimoli ambientali che inducano un individuo, da solo, a imparare a galleggiare o nuotare: queste abilità devono essere insegnate. Per questo motivo è fondamentale comprendere che le abilità motorie in acqua si acquisiscono solo tramite l’apprendimento. Se ne possiedono tante quante se ne imparano.

Esempi di due differenti corsi di nuoto in differenti contesti

Le foto e le didascalie che seguono sono tratte dal “Global report on drowing – Prerventing e leading killer”, World Health Organization 2014, pag. 24.

Istruttore che offre corsi di nuoto in un contesto a basso reddito. Una piattaforma sommersa limita la profondità a 1 metro, dove questi bambini imparano a battere le gambe. L’area esterna è più profonda, permettendo ai bambini di esercitarsi in acqua che potrebbe superare la loro testa. L’area di allenamento è delimitata da una recinzione di bambù per limitare l’accesso al laghetto più grande.
Istruttore che fornisce corsi di nuoto in un contesto ad alto reddito. Piscina regolamentare con istruttore in acqua e assistenti bagnanti in postazione di controllo con supporto di attrezzature.

Il metodo delle scuole nuoto Fin

In Italia la Federazione italiana nuoto propone, tramite le 775 scuole nuoto federali, distribuite su tutto il territorio nazionale e presenti in tutte le regioni italiane, un nuovo approccio educativo all’acqua con un percorso formativo strutturale e graduale che mira a sviluppare non solo la capacità di nuotare, ma una vera competenza motoria acquatica. Questo approccio si fonda sulla consapevolezza che l’essere umano non è naturalmente predisposto al movimento in acqua e che, di conseguenza, ogni abilità acquatica deve essere appresa, costruita e consolidata attraverso un processo educativo attento, progressivo e personalizzato.

Il percorso didattico si articola in cinque macro-livelli:

  1. Ambientamento
  2. Autonomia in acqua fonda
  3. Impostazione delle nuotate
  4. Perfezionamento delle nuotate
  5. Competenza motoria acquatica

Ogni scuola nuoto può suddividere questi livelli in ulteriori fasi e utilizzare denominazioni differenti, purché venga rispettata la successione logica basata sui principi della cultura dell’acqua definiti dal settore Istruzione tecnica della Fin. Una delle principali innovazioni di questo modello educativo riguarda l’inserimento di contenuti legati alla sicurezza attiva e passiva, come la prevenzione degli incidenti, le tecniche di autosalvataggio e il primo soccorso in ambiente acquatico (BLS – Basic Life Support). Durante il percorso, inoltre, tutti gli allievi vengono certificati con due livelli di attestazione: “Sa Nuotare Uno” e “Sa Nuotare Due”, che garantiscono il raggiungimento delle competenze fondamentali in acqua. Al termine del percorso formativo acquatico si acquisiscono le competenze tecniche natatorie per accedere al corso di formazione professionale per diventare assistenti bagnanti di piscina, che ha come obiettivo quello di essere in grado di salvare sé stessi e gli altri.

Alla base di questo progetto educativo c’è un presupposto fondamentale: il movimento in acqua non appartiene agli schemi motori di base dell’essere umano. A differenza del camminare, correre o afferrare, che si sviluppano spontaneamente durante la crescita, le abilità acquatiche devono essere apprese in modo strutturato. Questo richiede un’attenzione particolare alla fase iniziale, l’ambientamento, un momento fondamentale per superare la paura dell’acqua e sviluppare consapevolezza del proprio corpo in un ambiente nuovo. In questa fase l’allievo deve esplorare l’acqua, comprenderne le caratteristiche e imparare a percepire le proprie sensazioni corporee in relazione a essa. Il controllo della respirazione è il primo passo per ottenere il galleggiamento, condizione indispensabile per qualunque tipo di propulsione acquatica.

È essenziale non affrettare questa fase: eventuali traumi o forzature possono compromettere l’apprendimento motorio anche negli anni successivi. Molti atleti, anche di alto livello, devono tornare a lavorare su questi aspetti per migliorare la propria efficienza natatoria. Solo dopo aver superato la paura e aver acquisito un primo orientamento corporeo in acqua, l’allievo può iniziare ad apprendere il galleggiamento e le prime forme di propulsione.

La scuola nuoto federale rifiuta un metodo meccanicistico, basato sulla frammentazione del gesto (ad esempio l’uso isolato della tavoletta per le gambe), e promuove invece un apprendimento globale del movimento natatorio, in cui la tecnica viene acquisita nella sua interezza e poi perfezionata attraverso la ripetizione consapevole. L’obiettivo non è soltanto “insegnare a nuotare”, ma costruire un bagaglio motorio ricco, elastico e trasferibile. Ogni allievo deve essere messo nella condizione di adattarsi a situazioni diverse e di reagire in modo efficace ai cambiamenti. Questo è possibile soltanto attraverso un approccio educativo centrato sulla multilateralità, ovvero sull’esposizione a stimoli motori variati, che favoriscano la costruzione di una “mappa motoria” flessibile.

La fascia di età compresa tra i 5 e i 12 anni rappresenta l’età dell’oro dello sviluppo coordinativo, durante la quale il sistema nervoso è particolarmente plastico e ricettivo. In questo periodo è cruciale offrire esperienze motorie ampie e diversificate, che favoriscano la crescita delle capacità percettive, coordinative e tecniche. In questo contesto, il ruolo dell’istruttore assume una centralità educativa: egli non deve semplicemente trasmettere nozioni o correggere movimenti, ma diventare un osservatore attento e una guida capace di adattare l’insegnamento alle caratteristiche individuali di ciascun allievo. Non esiste un modello tecnico universale: ogni nuotatore sperimenta l’acqua in modo diverso e necessita di strategie personalizzate.

Le diversificazioni didattiche rappresentano lo strumento più efficace: variare continuamente esercizi, contesti e obiettivi consente di creare gesti motori più adattabili e trasferibili. Questo approccio, pur non dando risultati immediati come i metodi rigidi e meccanici, produce benefici duraturi. Nel tempo, l’allievo non solo diventa un nuotatore tecnicamente competente, ma anche un individuo autonomo, consapevole e sicuro di sé in acqua.

Affinché questo cambiamento culturale sia davvero efficace, è necessario il coinvolgimento di tutta la filiera educativa: dalla direzione tecnica alla segreteria, dal coordinatore al personale in vasca. Solo con una visione condivisa e coerente, la cultura dell’acqua potrà affermarsi come strumento educativo, motorio e sociale capace di arricchire profondamente la vita delle persone.

Il percorso didattico, descrizione dei livelli e obiettivi tecnici per l’acquisizione delle capacità e abilità acquatiche e la sicurezza in acqua comprende 5 macro livelli.

LivelloDescrizioneObiettivi tecniciObiettivi di sicurezza
1. AmbientamentoQuesto livello inizia con l’avvicinamento all’acqua, l’immersione del viso, la respirazione e il galleggiamento sia prono che supino. Include anche esercizi per il controllo della respirazione e tuffi semplici.Avvicinamento all’acqua
Immersione del viso
Galleggiamento prono
Galleggiamento supino
Scivolamento prono
Scivolamento supino
Prime forme di propulsione prono
Prime forme di propulsione supine
Rotolamenti e capovolte
Tuffi in piedi
Uscite dall’acqua
Passaggio dalla posizione prona e supina e viceversa
Caduta in acqua
Prevenzione degli incidenti: comportamento individuale
2. Autonomia in acqua fondaQui gli allievi iniziano ad apprendere le tecniche di nuotata a dorso e crawl, oltre a brevi tratti in apnea ed esercizi di delfinizzazione. La sicurezza in acqua diventa una priorità, con esercizi che includono cadute in acqua con capovolte e galleggiamento supino.Impostazione della nuotata a dorso e crawl
Tuffo a chiodo, a bomba, in ginocchio in piedi
Brevi tratti in apnea
Delfinizzazione
Nuotate con passaggi
Caduta in acqua con capovolta
Galleggiamento verticale
Capovolta avanti e indietro
25 m qualsiasi tecnica
Raccolta oggetti dal fondo
(acqua bassa)
Prevenzione degli incidenti: comportamento individuale
3. Impostazione delle nuotateSi passa al perfezionamento delle nuotate a dorso, crawl, rana e farfalla, con esercizi per la velocità e le virate. Si lavora anche sulla resistenza aerobica e sulla capacità di reazione a stimoli ottici e acustici.25 m dorso completo
25 m crawl completo
Impostazione della nuotata a rana e a farfalla
Tuffo dal blocco in piedi e di testa
Impostazione virata e capovolta a crawl e a dorso
Motricità acquatica verticale, elementi di fitness
Mp 12,5 m apnea
Raccolta oggetti sul fondo (acqua alta)
Remate in posizione prona e supina
Galleggiamento verticale con le braccia fuori dall’acqua
Cadere in acqua vestiti, sapersi spogliare, nuotare per uscire
In caso di incidente:
allertare il PS
4. Sa Nuotare Uno. Perfezionamento delle nuotateQuesto livello comprende esercizi avanzati per le quattro principali tecniche di nuotata, oltre a prove cronometrate e tuffi di partenza. Gli allievi acquisiscono competenze per affrontare situazioni di emergenza in acqua.25 m rana completa
25 m delfino completo
Esercitazioni per la velocità a dorso e crawl
Tratti cronometrati a dorso e crawl
Partenza regolamentare dall’alto e dal basso
Virate regolamentari nei quattro stili e in fase subacquea
Palleggi elementari
Tiro da fermo e in movimento
Tuffo salvamento
Utilizzo del tempo musicale
Immersione profonda minima 1,6 m
Spostamento laterali in galleggiamento verticale
25 m trasporto presa da crampi
Nuotate di avvicinamento:
25 m a crawl testa alta
25 m rana testa alta
Remate stazionarie e di avanzamento
In caso di incidenti: elementi di primo soccorso
5. Sa Nuotare Due. Competenze motorie acquaticheQui si raggiunge un livello avanzato di competenza motoria in acqua, con esercizi per la resistenza aerobica, nuotate subacquee e giochi di mini-pallanuoto. Si includono anche elementi di pronto soccorso in caso di incidenti.Esercitazioni per la resistenza aerobica
Prove a cronometro nei quattro stili
Nuotate subacquee
Uso snorkel e pinne
Partite di mini-pallanuoto
Motricità acquatica verticale evoluta
25 m trasporto ascellare
25 m trasporto al capo
25 m vestiti
25 m Trudgen, over, dorso gambe rana
In caso di incidente:
elementi di BLS

Si insegna a nuotare fin da piccoli e si prosegue con la pratica del nuoto in maniera costante tutta la vita per diventare nuotatori esperti, consapevoli dei propri limiti, ed essere grado di saper “valutare e gestire”, in caso di difficoltà, tre aspetti fondamentali:

  • Prevedere che potrà succedere qualcosa con quelle determinate condizioni.
  • Prevenzione: avere conoscenza dei rischi a cui si può andare incontro ed il corretto comportamento da assumere in caso che tale evento accada.
  • Auto protezione personale/intervenire: essere in rado di salvare se stesso e gli altri in caso di necessità senza mettere a repentaglio la propria incolumità.

La conoscenza e la consapevolezza della gestione degli elementi sopraindicati ci permettono di dire che il soggetto ha sviluppato e acquisito il concetto di “cultura dell’acqua” e non della conoscenza di un semplice “gesto tecnico” per sapersi muovere in acqua.

La pratica del nuoto rappresenta una risorsa cruciale nella prevenzione degli incidenti acquatici. Saper nuotare non è soltanto un’abilità motoria, ma una competenza vitale per la sicurezza, l’autonomia e il benessere dell’individuo. La promozione dell’educazione acquatica, in chiave inclusiva e preventiva, deve essere riconosciuta come una priorità nell’ambito delle politiche educative, sanitarie e sportive.

Per ridurre il numero degli incidenti in acqua, le istituzioni competenti dovrebbero predisporre un Piano strategico nazionale sulla “prevenzione acquatica”, dove l’insegnamento del nuoto dovrebbe essere inserito nei programmi scolastici nella scuola primaria e secondaria di 1° grado come materia curriculare, come già avviene in molti paesi dell’Europa e nel mondo. Questo consentirebbe a tutti i ragazzi che frequentano il percorso scolastico di “saper nuotare” ed essere in grado di saper “valutare e gestire” un intervento e una iniziale consapevolezza dei rischi in acqua. Inoltre, il percorso scolastico sulla prevenzione acquatica consentirebbe anche l’integrazione dei ragazzi delle comunità straniere presenti in Italia che per cultura e disponibilità economiche non frequentano corsi di nuoto.

Le scuole nuoto federali, in collaborazione con il mondo del volontariato, potrebbero essere utilizzate anche come strutture di riferimento per la divulgazione alla popolazione sul corretto comportamento da adottare in caso di calamità naturali causate dai continui cambiamenti climatici. In una società che si confronta sempre più con la complessità dei rischi ambientali, formare cittadini competenti e consapevoli in acqua significa prevenire tragedie, promuovere salute e costruire cultura della sicurezza acquatica.

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Alessandro Sabatini

Collaboratore della Federazione Italiana Nuoto - Sezione Salvamento, esperto nello studio dei fenomeni riferiti all’ annegamento, membro Fin nell'Osservatorio nazionale sull'annegamento dell'Istituto superiore di sanità, referente nazionale Fin per le attività di Protezione civile presso il Dipartimento nazionale di Protezione civile.