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L’appello dei sindacati al governo: ‘Non ostacolare la proroga di 30 anni’

I presidenti di Sib, Fiba, Cna Balneatori e Assobalneari scrivono ai ministri Gnudi e Moavero: "La fine della legislatura è vicina e non avete ancora risolto il problema dei balneari"

al dott. Piero Gnudi, ministro del turismo e degli affari regionali

al dott. Enzo Moavero Milanesi, ministro degli affari europei

Egr. Ministri,

la legislatura ormai prossima alla fine, nonostante i numerosi pronunciamenti politici (v. mozione del 5 maggio 2011 del Senato e ordine del giorno del 5 luglio 2012 della Conferenza delle Regioni), non ha ancora risolto il problema della durata dei nostri titoli concessori creatosi a seguito dell’abrogazione legislativa del cosiddetto diritto di insistenza con l’articolo 1, comma 18, della legge n. 25, del 26 febbraio 2010, e del cosiddetto rinnovo automatico con l’articolo 11, comma 1, della legge n. 217, del 15 dicembre 2011.

Lo schema di decreto legislativo predisposto dal Ministero degli affari regionali su delega del Parlamento, ex articolo 11, comma secondo, della legge n. 2172011, se approvato, determinerebbe la fine del modello di balneazione italiana, con l’unico effetto di creare un esteso e paralizzante contenzioso da parte delle imprese che si vedrebbero confiscate le loro aziende. E senza peraltro che sia stata attuata una incisiva verifica, più volte preannunciata, con le autorità comunitarie al fine di evitare l’evidenza pubblica per le concessioni vigenti, prevista per il 2015, attraverso l’introduzione di efficaci norme di tutela.

Tutto ciò rischia di determinare esclusivamente il rinvio della soluzione alla prossima legislatura, pericolosamente vicina alla scadenza del termine del 31 dicembre 2015, prolungando questa situazione di paralisi degli investimenti proprio nel momento in cui sarebbe opportuno che ripartissero con più forza e vigore. Questa legislatura rischia, pertanto, di concludersi con un bilancio disastroso per il turismo balneare italiano, avendo eliminato tutte le norme che garantivano la durata continuativa delle imprese e senza aver salvaguardato, in nessun modo, il valore economico e umano di un settore che contraddistingue positivamente il nostro Paese in Europa e nel mondo.

È stata, pertanto, doverosa e opportuna l’iniziativa intrapresa dal Parlamento per dare una soluzione immediata al problema con una serie di emendamenti al d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, A.S. n. 3533, riguardanti la proroga delle concessioni demaniali marittime anche attraverso una disciplina transitoria all’interno di una diversa durata dei titoli concessori (fra gli altri, n. 34.81 Belisario; n. 34.82 Gasparri e altri; n. 34.0.11 Latorre e altri). Questi emendamenti manifestano, inequivocabilmente, la volontà del Senato di dare una soluzione al problema che sta bloccando ogni investimento nella balneazione attrezzata italiana attraverso il cosiddetto "decreto sviluppo bis", già oggetto della mozione approvata all’unanimità dal Senato il 5 maggio 2011.

Non può sfuggire che questi emendamenti sono stati firmati, fra gli altri, dai presidenti dei gruppi Pdl, Udc, Idv e dal vicepresidente del gruppo del Pd così come, certamente, non vi sfuggirà che sono finalizzati a favorire gli investimenti da parte delle aziende balneari attraverso una diversa durata dei loro titoli concessori.

Nel merito si osserva che anche la Commissione europea non si è mai opposta a una diversa durata delle concessioni demaniali marittime. Anzi, il commissario al mercato interno Barnier ha più volte dichiarato la disponibilità e la collaborazione dei suoi uffici per “un congruo periodo transitorio” da assicurare alle imprese esistenti che potrebbero essere danneggiate dall’applicazione dei principi comunitari (lettera di Barnier del 20 settembre 2010 al vicepresidente del Parlamento europeo Pittella). A ciò si aggiunga la dichiarazione favorevole della commissaria alla giustizia Viviane Reding sull’analogo progetto di legge spagnolo n. 12100029 di modifica della loro legge n. 221988, di proroga delle concessioni demaniali marittime di quel paese di ben 45 anni (da trenta a settantacinque anni) che opportunamente pone l’accento sulla “certezza giuridica per i cittadini e le imprese” (dal comunicato stampa del 3 agosto 2012).

Alla luce di queste considerazioni vi chiediamo di fare vostra, e comunque di non ostacolare, questa iniziativa parlamentare, anche perché sarebbe davvero incomprensibile per l’intera categoria che, dopo le vostre innumerevoli dichiarazioni fatte di comprensione, di vicinanza e di assicurazioni alle preoccupazioni delle oltre trentamila imprese turistiche italiane, si impedisse la soluzione che si sta profilando

Si confida, pertanto, nel vostro positivo interessamento e, in attesa di un cortese cenno di riscontro, si porgono cordiali saluti.

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