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La lettera dei sindacati a Errani: ‘Urge il sostegno delle Regioni’

Con la Conferenza delle Regioni in programma oggi pomeriggio a Roma, i rappresentanti dei balneari si appellano al presidente Errani per uno schieramento unitario a difesa delle imprese di spiaggia, 'distrutte dall'attuale legislatura'

all’attenzione di Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Roma, 21 novembre 2012

Onorevole Presidente,

le scriventi organizzazioni rappresentative delle imprese turistico-ricreative che operano sul demanio marittimo, in occasione della riunione della Conferenza delle Regioni convocata per il 22 novembre 2012 per esaminare anche le gravi problematiche che interessano il settore (punto 12 lett. b), con la presente sottopongono alla attenzione dell’organo istituzionale da Lei presieduto le seguenti sommarie considerazioni.

Purtroppo la legislatura che si sta ultimando rischia di passare alla storia come quella che ha distrutto il sistema balneare italiano. Infatti la balneazione italiana, che costituisce la parte più rilevante del turismo del nostro Paese, versa nella nota situazione di difficoltà scaturente dal venir meno del rinnovo automatico dei titoli concessori (che aveva sin qui assicurato la durata continuativa delle aziende, per lo più familiari) a seguito dell’approvazione dell’articolo 1, comma 18, della legge n. 25, del 26 febbraio 2010, e dell’art. 11, comma 1, della legge n. 217, del 15 dicembre 2011. A questi provvedimenti non è seguito nulla che possa assicurare le attuali imprese nella loro durata, condizione indispensabile per far ripartire gli investimenti.

Lo schema di decreto legislativo, elaborato dal Ministero degli affari regionali e turismo senza alcun coinvolgimento né degli enti regionali e locali né dei rappresentanti della categoria, così come più volte chiesto ed assicurato dal ministro Gnudi, presenta criticità tali da renderlo del tutto inaccettabile.

Nel contempo il Senato, in sede di conversione in legge del d.l. 18 novembre 2012, n. 179, A.S. n. 3533, sta esaminando la possibilità di concedere una congrua proroga alle concessioni vigenti. Infatti, sono stati presentati numerosi emendamenti – (fra gli altri, n. 34.81 Belisario; n. 34.82 Gasparri ed altri; n. 34.192 D’Alia ed altri; n. 34.0.11 La Torre ed altri) come si nota firmati, fra gli altri, dai presidenti dei gruppi Pdl, Udc, Idv e dal vicepresidente del gruppo del Pd – tutti finalizzati a favorire gli investimenti da parte delle aziende balneari attraverso una diversa durata dei loro titoli concessori manifestando, in tal modo e in maniera inequivocabile, la volontà del Senato (già oggetto della mozione approvata all’unanimità dal Senato il 5 maggio 2011), di dare una soluzione al problema che sta bloccando ogni investimento nella balneazione attrezzata italiana.

A tal fine riteniamo che anche le Regioni manifestino l’urgenza di un provvedimento legislativo in tal senso che possa del resto adeguare la durata dei titoli in essere a quella prevista nei Paesi nostri diretti competitori ((v. Croazia, sino a 99 anni con l’art. 20, comma 1, del Maritime domaine and seaports act, del 25 settembre 2003, n. 01-081-03-3244/2; Portogallo sino a 75 anni con l’art. 25, comma secondo, del decreto – lei n. 266-A/2007, del 31 maggio 2007 o, infine la Spagna ce, con il progetto di legge n. 12100029 del 4 ottobre 2012 sta modificando la sua legge n. 22 del 28 luglio 1988 portando la durata da 30 sino a 75 anni.).

A ciò si aggiunga che, mentre il nostro Paese è stato oggetto di P.I. Ue per il cosiddetto diritto di insistenza che assicurava quella certezza che in altri Paesi deriva da una lunga durata delle concessioni marittime, l’iniziativa legislativa spagnola ha trovato, al contrario, il consenso anche entusiasta della Commissione europea nella persona della vicepresidente e commissaria alla giustizia Viviane Reding (v. Comunicato stampa del 3 agosto 2012). Lo stesso commissario al mercato interno Michel Barnier, che aveva promosso la P.I. n. 49082008, ha più volte dichiarato (dalla lettera del 20 settembre 2010 al vicepresidente del Parlamento europeo on. Pittella in poi) la disponibilità e la collaborazione dei suoi uffici per ”un congruo periodo transitorio” da assicurare alle imprese italiane esistenti che potrebbero essere danneggiate dall’applicazione dei principi comunitari.

Siamo certi, pertanto, che la Conferenza delle Regioni non voglia far mancare il suo autorevole sostegno per una soluzione alla problematica in continuità con quanto più volte già manifestato (v. da ultimo l’odg del 5 luglio 2012).

In attesa di un Suo cortese riscontro, porgiamo cordiali saluti.

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