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Il nuovo corso del Tigù Beach, tra sushi e co-branding per una spiaggia stellata

Ristorazione di qualità, arredi ricercati e il connubio col marchio Paul & Shark: gli investimenti hanno fatto entrare questo lido tra le destinazioni top della Liguria. "E se la Bolkestein ci porterà via tutto, pazienza: ci trasferiremo in centro a Milano"

Cabine e arredi in legno, ombrelloni retrò con le frange, teli di colore verde bottiglia, carta da parati e un’atmosfera nostalgica: non siamo nella Saint-Tropez degli anni ’80, bensì al Tigù Beach di Sestri Levante, un innovativo stabilimento balneare gestito da un imprenditore virtuoso, che ha fatto conoscere questo insolito angolo della Liguria al turismo internazionale. Merito anche del matrimonio con la Paul & Shark, nota azienda di abbigliamento di ispirazione nautica, che ha brandizzato il lido per innestare le sue visioni in una spiaggia piombata nel giro di un anno nel cuore del jet set italiano.

A raccontare la storia del Tigù Beach è il trentenne Edoardo Santanna, il più giovane rappresentante di una famiglia di imprenditori attivi nel campo della ricettività, con tre campeggi e un albergo oltre allo stabilimento balneare che possiedono dal 2006: «Ho preso in mano la gestione del lido di famiglia in seguito alla pandemia, dopo tanti anni in cui ascoltavo i discorsi dei clienti sulle possibili migliorie da apportare allo stabilimento. Sono sempre stato molto attento alla cura dei dettagli, e per questo ho fatto tesoro della memoria di quei discorsi per cambiare volto al lido: nuovi arredi, cambio di lettini e ombrelloni, ristrutturazione totale degli interni. Poi è arrivato il connubio con la Paul & Shark: grazie al mio fidanzato Mattia Ferrari, noto art director in una famosa agenzia di comunicazione, ho conosciuto la responsabile marketing di questa azienda di abbigliamento, che mi ha confidato di essere alla ricerca di uno stabilimento balneare a cui associare il proprio marchio. Da lì la partnership è stata naturale».

Un altro aspetto su cui il Tigù Beach ha puntato tanto, è quello della ristorazione: oltre alla carta con proposte di alta qualità legate alla tradizione mediterranea, lo stabilimento da quest’anno offre un menu giapponese curato da Kisen, più volte eletto tra i migliori sushi restaurant di Milano. Inoltre è attiva una partnership con il noto portale online di cucina Giallozafferano, che registra le proprie videoricette tra i fornelli del Tigù Beach e organizza un dinner show al mese con chef stellati che preparano il menu per i clienti dello stabilimento.

Il cambio di direzione del Tigù Beach si è rivelato azzeccato: «Questa zona della Liguria era poco conosciuta rispetto alle mete più blasonate delle Cinque Terre – spiega Santanna – ma grazie al Tigù Beach, è diventata meta di migliaia di turisti, sorpresi di trovare questo livello di comfort in un’area da sempre considerata di serie B. E ciò ha portato evidenti benefici per tutte le attività del territorio». Ma l’investimento di questo imprenditore è purtroppo ancora in controtendenza: «Purtroppo la maggioranza dei nostri colleghi è fossilizzata con la paura dell’incertezza normativa, e questo atteggiamento ha alimentato la nomea dei balneari come una categoria di privilegiati che guadagna senza fare nulla», sottolinea Santanna. «Io invece sono dell’idea che l’incertezza vada affrontata con positività, e che investire nella propria attività ripaghi sempre. Se poi la Bolkestein ci toglierà tutto, pazienza: smonterò tutti gli arredi e li porterò in centro a Milano per aprire un nuovo locale».

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