Attualità

Il documento Pd divide il partito, ma Cirillo sminuisce il dissenso

Un comunicato del Pd parla di scarso dissenso sia tra i balneari che tra i sindacati. Ma anche la senatrice Granaiola è critica contro il decalogo

di Alex Giuzio

La proposta di legge presentata dal Partito Democratico per istituire le evidenze pubbliche delle spiagge non solo è stata contestata dai sindacati balneari (vedi notizia), ma ha anche spaccato il partito al suo interno. Molti sindaci Pd delle città costiere non accettano che un bene di competenza comunale vada a finire in mani ignote, sconvolgendo il tradizionale modello turistico che ha sempre rappresentato un traino per le economie locali. E se alcuni rappresentanti territoriali del Pd si sono rifugiati in un imbarazzato silenzio, altri hanno deciso di contestare la scelta del dipartimento di economia e lavoro che ha elaborato il documento. Alberto Corsetti, segretario del Pd per la federazione della Versilia, afferma ad esempio che «i dieci punti non rappresentano la posizione del nostro territorio», e che «la preoccupazione dei balneari è legittima. Ma voglio ribadire che siamo in un fase interlocutoria sulla quale gli operatori del settore possono incidere».

Una diserzione ancora più influente è quella di Manuela Granaiola, senatrice del Pd da sempre molto attiva nella difesa degli attuali concessionari di spiaggia, che afferma: «Non so chi sia l’autore del documento che conterrebbe le proposte del Pd, ma è certo che si tratta solo di una bozza che mi auguro sarà ampiamente discussa e modificata. Personalmente ritengo che le cose da rivedere e anche velocemente siano le seguenti: 1) È scomparsa la premessa, denominatore comune almeno fino a oggi, di tutti i documenti delle associazioni di categoria, dei comitati, delle mozioni approvate all’unanimità alla Camera e al Senato, e cioè l’invito al governo a svolgere a Bruxelles una forte azione di "moral suasion" per una diversa applicazione della direttiva Bolkestein per le concessioni demaniali marittime per uso turistico-ricreativo, per i motivi più e più volte espressi e contenuti nella direttiva stessa. 2) Si parla di un limite minimo della durata delle concessioni di nove anni: sfido chiunque a trovare un imprenditore disposto a impiegare i capitali necessari per un periodo così limitato! 3)Si prevede il riconoscimento di elementi di premialità e preferenza, ma è proprio quello che la direttiva non intende riconoscere. 4) Inoltre, quale professionalità dovrebbero avere acquisito all’estero i nostri imprenditori balneari, se è unanimemente riconosciuto che il nostro sistema di balneazione attrezzata è unico al mondo? Per ora mi limito a esprimere queste macro criticità, e mi riservo di fare riflessioni più approfondite insieme agli operatori e al responsabile del turismo del Pd, Armando Cirillo».

La discussione sulle proposte del Pd, insomma, si annuncia ancora lunga, ma forse già tra 15 giorni verrà sotterrata da un altro documento che si preannuncia ancora più scottante: quello del Piano strategico nazionale per il turismo, il cui autore – il ministro Piero Gnudi – ha affermato che sarà pronto fra meno di due settimane, anche se dovrà essere studiato dagli altri ministri e dalle commissioni competenti prima di essere divulgato al pubblico nella sua interezza entro gennaio. Ma i balneari sperano di avere qualche indiscrezione prima dell’inverno.

Nel frattempo, ha fatto infuriare un comunicato stampa del Partito Democratico che ha distorto la realtà sull’accettazione del suo documento. Così recita una nota stampa diffusa ieri dal Pd: «Il dibattito che si è tenuto mercoledì sera al Palacongressi di Milano Marittima, in occasione della Festa Nazionale del Turismo, è servito ad analizzare i singoli punti al centro della nostra proposta. Su questi solo la Cna ha espresso totale contrarietà. Le altre associazioni di categoria hanno infatti sostanzialmente, con qualche distinguo certo, ma sostanzialmente, condiviso l’mpianto generale del documento. Nel corso dell’assemblea, purtroppo, pochi casi di dissenso hanno semplicemente messo a nudo la preoccupazione degli operatori balneari. A noi interessa continuare questo lavoro di confronto sul nostro documento, un confronto con le organizzazioni e con il governo, al quale chiediamo di velocizzare la presentazione del decreto legislativo, atto a tutelare e rilanciare gli investimenti per le imprese marittime. Il tempo sicuramente non è dalla nostra parte: ogni giorno che passa è un danno per le imprese. Dobbiamo riempire questo vuoto legislativo con norme capaci di rilanciare, tutelare e sostenere la piccola impresa balneare italiana, vero fiore all’occhiello del turismo del nostro Paese».

In realtà l’assemblea di mercoledì sera è andata ben diversamente. Cna Balneatori è stato sicuramente il sindacato che ha preso una posizione più netta contro la proposta del Pd, ma anche i rappresentanti di Sib, Fiba e Assobalneari non lo hanno accettato, anche perché è palesemente in contrasto con il documento firmato un anno fa a Rimini da questi quattro sindacati per chiedere l’esclusione dalle evidenze pubbliche – una sicurezza che il decalogo per Pd certo non dà. Solo Oasi di Giorgio Mussoni, che rappresenta appena il 2% degli stabilimenti balneari italiani, si è schierata a favore del documento. Gli altri sindacalisti hanno apprezzato solo l’atteggiamento aperto del Pd che ha dato l’opportunità di discutere pubblicamente sul documento, ma non ne hanno certo condiviso i contenuti, come emerge dalla trascrizione degli interventi pubblicata su Mondo Balneare (vedi qui).

Altre falsità sono quelle sulle accese proteste durante l’assemblea. Fonti dirette affermano che Armando Cirillo (nella foto) abbia espresso irritazione contro la senatrice Granaiola perché i balneari toscani avrebbero disturbato il convegno, al contrario dei colleghi romagnoli. Anche questo non è vero, e i filmati che presto verranno pubblicati lo dimostreranno: i balneari toscani presenti a Milano Marittima erano tre, e a questi si aggiungono altri quattro-cinque concessionari accorsi da altre regioni. Ma il resto dei presenti, circa duecento, erano tutti romagnoli e anch’essi hanno urlato, fischiato e disturbato gli interventi dei politici Pd. Un atto maleducato, ma significativo per dimostrare l’esasperazione dei balneari.

La categoria romagnola si era sempre distinta per un atteggiamento meno focoso rispetto ai colleghi della costa tirrenica, ma mercoledì sera anche i balneari di questa regione non sono riusciti a trattenersi dall’inveire contro una proposta distruttiva per le loro imprese, per poi alzarsi in massa e abbandonare la sala mentre Giorgio Mussoni stava parlando. E questo non è stato certo un piccolo atto di dissenso.

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