Attualità

I sindacati balneari contestano la proposta del Pd

Alla Festa del Turismo di Milano Marittima i balneari bocciano il documento che voleva regolamentare le evidenze pubbliche delle spiagge. Discussioni incentrate anche sull'eventualità di una nuova proroga.

di Alex Giuzio

Se c’è un aspetto emerso con forza ieri sera alla calda assemblea sulla direttiva Bolkestein tenutasi alla Festa del Turismo del Pd, è l’esasperazione della categoria balneare. I circa duecento presenti in platea, quasi tutti romagnoli, hanno impedito ai relatori di parlare, gridando che la loro pazienza è finita e accusando la classe politica di inadempienza: la direttiva europea, approvata nel 2006, doveva essere regolamentata dal governo italiano entro il 2008 ma nessuno lo ha fatto. E a nulla sono servite le giustificazioni del responsabile Pd al turismo Armando Cirillo e del senatore Vidmer Mercatali, che hanno scaricato la colpa sul governo Berlusconi: la responsabilità, ha accusato il consigliere di Fiba Ezio Filipucci in un brillante intervento, «è dell’intero parlamento che non ha svolto il lavoro per cui è profumatamente pagato».

Purtroppo il clima di tensione ha danneggiato anche i dirigenti dei sindacati Sib, Fiba e Assobalneari, a volte disturbati dai contestatori seppure tutti fossero in accordo con la base nel bocciare la bozza di proposta di legge elaborata due giorni fa dal Pd (leggila qui). Molti applausi per Cristiano Tomei, coordinatore di Cna Balneatori, che ha pronunciato l’intervento più deciso contro il documento Pd, forte del direttivo sindacale tenutosi ieri pomeriggio a Ravenna proprio per prendere una decisione unitaria insieme agli associati. Elevate contestazioni per Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato e ospite a sorpresa del convegno (il suo nome non era tra l’elenco dei relatori): al suo ultimo discorso, la platea si è alzata ed è uscita dalla sala. Il sindacato di Mussoni, infatti, è l’unico favorevole alle "aste con i paletti" per le concessioni demaniali, dunque in linea con l’attuale proposta del Pd, ma rappresenta appena il 2% dei balneari italiani.

A fare molto discutere è stato anche il tema della proroga: sindacalisti e politici erano divisi sulla necessità o meno di prolungare di nuovo la scadenza delle concessioni. Se i parlamentari preferirebbero un termine più lontano del 2015 per avere più tempo per legiferare, i sindacalisti chiedono di risolvere subito la questione per evitare ulteriori sofferenze economiche, anche se hanno mostrato di non avere un’idea univoca in materia (Cappelli, ad esempio, è stato il primo a parlare della necessità di una proroga).

Di seguito riportiamo l’essenza dei discorsi di ieri sera, in ordine cronologico e accompagnati da qualche commento.

All’inizio del convegno è stato proiettato un videomessaggio di Pierluigi Bersani, in cui il segretario del Pd si è limitato a dire che «occorre che il governo prepari subito un decreto sulle concessioni demaniali». A illustrare la proposta del Pd ci ha pensato Armando Cirillo, coordinatore del dipartimento economia e lavoro: «Da anni ascoltiamo le associazioni di categoria e avanziamo proposte coscienti e serie rispetto ai problemi vissuti dai concessionari balneari, senza prendere posizioni demagogiche come fanno altri partiti. Secondo noi questo argomento è talmente delicato che non può essere sfruttato per fare campagna elettorale. Il Pd vuole salvare le piccole e medie imprese balneari, lavorando come non è stato fatto sino a ora. La colpa è del governo Berlusconi, che ha proposto soluzioni impraticabili mentre il Partito Democratico era l’unico in parlamento a presentare leggi adeguate, tutte puntualmente ostacolate dal governo Pdl-Lega. Nonostante tutto abbiamo ottenuto la chiusura della procedura di infrazione, ma ora il governo Monti non si decide a presentare un disegno di legge da discutere. Per questo abbiamo deciso di presentare questa traccia di lavoro da discutere con voi. Ora chiediamo al governo di riaprire la discussione con le regioni e le associazioni di categoria, ma tutti devono ricordare che la soluzione al problema delle concessioni dovrà essere in linea con la normativa europea (rimandiamo di nuovo a leggere la proposta del Pd a questo link, NdR). Permettetemi un’ultima critica all’Italia dei Valori, che in questi anni non si è mai occupata di turismo e che adesso sta sfruttando l’argomento per la propria campagna elettorale, dicendo ai balneari ciò che vogliono sentirsi dire».

In seguito è intervenuto Giancarlo Cappelli, vicepresidente del Sib-Confcommercio in sostituzione del presidente Riccardo Borgo. Dopo una breve introduzione («Da tre anni chiediamo un dialogo con le istituzioni ma troviamo sempre un muro di gomma, e il senato non ha ancora rispettato l’ordine del giorno con cui si impegnava a recarsi a Bruxelles per verificare come salvare il nostro lavoro»), Cappelli è stato fischiato perché non ha immediatamente contestato il documento del Pd, ma dopo alcuni minuti di interruzione in cui la platea ha sfogato (talvolta esageratamente) la tensione accumulata negli ultimi mesi, il vicepresidente del Sib ha recuperato analizzando punto per punto la proposta del partito di Bersani: «Il documento non è condivisibile perché non ci esclude dalle evidenze pubbliche. In particolare, il punto 1 favorisce i grandi gruppi economici che potranno effettuare investimenti ingenti per ottenere i 30 anni di concessione, mentre i piccoli imprenditori non potranno sperare di superare i 9 anni. Il punto 3 è invece corretto, perché la distinzione tra facile e difficile rimozione non ha più senso, dal momento che abbiamo tecnologie in grado di demolire facilmente qualsiasi struttura. I punti 4 e 7 sono inutili: cosa ce ne fregherà dell’equo indennizzo se avremo perso la nostra attività? Il posto di lavoro è sacro e il Pd lo deve garantire, senza la spiacevole sorpresa di mandarci all’asta: così facendo, morirà il turismo. Bersani ci ha garantito un intervento in Unione Europea che non ha mai realizzato, e il governo Monti ha fatto lo stesso: vuole vendere la spiaggia ai grandi gruppi economici. Infine, chiedo una proroga delle concessioni perché entro il 2015 non riusciremo a risolvere il problema».

Anche Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, ha ribadito le mancate promesse di Bersani e del governo Monti, per poi aggiungere: «Chiediamo che l’esecutivo discuta il decreto con i balneari, e invitiamo la categoria a non partecipare alle fiere di settore, poiché nessuno oggi può acquistare attrezzatura col rischio di perderla nel 2015: il messaggio deve arrivare chiaramente al governo».

Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti, ha cercato di tranquillizzare la base dei balneari: «I sindacati sono democratici, e i dirigenti condividono ogni scelta con i propri associati. Abbiamo svolto un enorme lavoro per unire quattro sindacati e arrivare a un documento unitario, e ora stiamo dialogando col Pd che è un interlocutore importante poiché ha buone possibilità di salire al governo. Ma sul documento presentato ieri ho qualche riserva: il dirigente della commissione europea al mercato interno e ai servizi, Martin Frohn, ci ha detto di non essere contrario a salvaguardare i nostri 150 anni di storia con un prolungamento delle concessioni, perciò il Pd deve esplicitare meglio che "rispetto delle norme europee" significa tutelare le attuali imprese balneari, altrimenti sembra che ci voglia mandare all’evidenza pubblica con i paletti, e questo non lo vogliamo. Apprezziamo l’atteggiamento aperto di questo partito, che ha messo a disposizione un documento su cui discutere, ma non possiamo accettare una proposta del genere».

Invitato all’ultimo minuto, Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato (piccolo sindacato molto potente in provincia di Rimini, ma non rappresentativo nel resto d’Italia) si è espresso con poche parole: «Gli animi dei balneari sono esasperati e disturbano questo incontro: non è questa la sede giusta per discutere una proposta di legge. Però apprezzo che il Partito Democratico abbia elaborato un documento che rappresenti pienamente il pensiero del sindacato che rappresento». I fischi dalla platea non sono mancati: Oasi è sempre stato l’unico sindacato che non ha mai rifiutato le evidenze pubbliche.

La parola è in seguito andata a Giancarlo Ciaroni, presidente di Legacoop Rimini: «È importante che oggi ci sia un documento che superi la vaghezza delle dichiarazioni politiche fatte da tre anni a questa parte. Ora occorre lavorare insieme, senza urlarci addosso, per migliorare questa proposta: ne condivido i requisiti di premialità e il limite al numero di concessioni, che impedisce in parte i monopoli nelle spiagge, ma ancora mancano requisiti efficaci per evitare ricicli di denaro da parte della malavita». Ciaroni non si è ulteriormente espresso sull’inevitabilità o meno delle evidenze pubbliche.

Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di Cna Balneatori, si è guadagnato l’applauso più caloroso con questo efficace intervento: «Ci siamo riuniti oggi in direttivo a Ravenna, e abbiamo deciso che il documento non ci va bene. Dobbiamo lavorare per evitare le evidenze pubbliche delle spiagge, come ha chiesto la metà dei comuni costieri tramite ordini del giorno: le città non accettano che dei beni comunali vengano venduti dallo stato senza sapere in che mani vadano. Non dobbiamo decidere i paletti da porre dopo le aste, bensì mettere dei paletti prima delle aste, per evitare di finirci dentro. Chiediamo al Pd, con cui c’è il dialogo migliore rispetto alle altre forze politiche, di elaborare un documento contro le evidenze pubbliche: sappiamo che è possibile, serve solo la volontà politica. Riguardo al boicottaggio delle fiere, condividiamo la scelta degli altri sindacati. Cna terrà al Sun solo il suo direttivo nazionale e non un’assemblea aperta, anche perché non voglio che si presentino altri sindacati che dicano di essere a favore delle aste senza che noi possiamo essere lì ad argomentare il contrario». L’allusione era esplicitamente diretta a Mussoni.

La parola è tornata ai rappresentanti politici. Vidmer Mercatali, senatore del Pd specializzato in materia di turismo balneare, ha pensato di nuovo a giustificarsi politicamente: «Nel 2006 l’allora presidente del consiglio Romano Prodi ha firmato il rinnovo automatico delle concessioni (6+6), mentre nel 2008, quando siamo entrati nella Bolkestein, era Berlusconi a dirigere il governo e a portarci in questo problema. Ora, per uscirne, occorre riprendere il dialogo con i ministri di Monti e far sì che qualcuno di loro si rechi in Europa per tutelare gli interessi degli attuali concessionari, in linea con la volontà del Pd. La nostra proposta va in questa direzione, e continueremo a lavorarci, chiedendo una proroga se necessario».

Maurizio Melucci, assessore al turismo dell’Emilia-Romagna, ha portato scarse novità dall’incontro di ieri mattina fra Stato e Regioni alla presenza di Piero Gnudi: «Il ministro al turismo ha ribadito l’esistenza di un decreto che regolamenti le concessioni demaniali, affermando che sta circolando tra i vari ministeri ma senza illustrarcene le linee guida. La nostra volontà è quella di salvare i balneari come è stato fatto con gli ambulanti, che sono rimasti all’interno della Bolkestein ma hanno mantenuto le proprie imprese. I concessionari di spiaggia, poi, hanno l’ulteriore vantaggio di svolgere funzioni di interesse collettivo». E sulla proroga: «Il governo ha la delega a risolvere il problema delle spiagge entro marzo 2013 con un decreto che non passi per la votazione in parlamento. Occorre che si dia una svelta, ma se non lo farà, chiederemo una proroga all’Unione Europea, anche se preferirei che la questione venga risolta in tempo per non allungare ulteriormente gli animi esasperati che vedo questa sera e che comprendo perfettamente».

Finalmente è toccato al pubblico, che ha preparato il gran finale. A scaldare gli animi ci ha pensato un pungente e preciso intervento di Ezio Filipucci, presidente dell’Associazione bar e ristoranti di spiaggia di Riccione e consigliere regionale Fiba: «Smettetela di fare distinzioni fra partiti politici: nessuno di voi ci ha mai difeso. Lo scopo della direttiva Bolkestein è la creazione di nuovi posti di lavoro, ma ridistribuendo trentamila concessioni a trentamila nuovi imprenditori, non verrà creato un solo nuovo posto di lavoro. Questo non è un paese serio: la direttiva europea, approvata nel 2006, doveva essere recepita in Italia entro il 2008 e nessuno lo ha fatto. Avete dormito. Non avete svolto il lavoro per cui siete stati profumatamente pagati. Siete stati inadempienti». Infine, un giovane balneare ha prima accusato i politici di fare campagna elettorale, poi ha interpellato Mussoni chiedendogli quale fosse la sede giusta per discutere su una proposta di legge, se non era quella di Milano Marittima. A questo punto il presidente di Oasi si è alzato per replicare, ma il suo discorso è stato coperto dai fischi e tutta la platea, con una mossa organizzata dai balneari, si è alzata ed è uscita dalla sala. Il convegno è così finito con un gesto simbolico che, dopo alcuni insulti gratuiti ma rappresentativi del clima di tensione, ha fatto capire ai rappresentanti poltici di avere perso la quasi totalità del consenso.

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