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I fornitori: ‘Nel 2015 saremo già morti’

L'Afib, che raccoglie le aziende dell'attrezzatura da spiaggia, si allinea con i sindacati balneari nella richiesta di deroga. Di seguito, la lettera del presidente Marini e del suo vice Gaeta.

di Luca Marini e Claudio Gaeta*

Illustre Governo italiano,

Pregiatissimo Presidente del Consiglio Senatore Professore Mario Monti

Eccellenti Ministri

Gentili Onorevoli,

 

in vista dell’imminente incontro tra la categoria balneare ed il Governo, la nostra associazione nazionale, l’Afib (Associazione Fornitori Italiani Balneari), la quale raggruppa oltre 500 aziende fornitrici dell’indotto, vuole comunicarVi che il protrarsi del blocco degli investimenti causato da una prospettiva futura (la proroga al 2015), davvero poco rosea per il balneare italiano, sta definitivamente e rovinosamente abbattendosi sulle nostre attività altamente specializzate, senza lasciare nessun dubbio sull’imminente e fatale esito.

Le nostre produzioni, atte a servire l’impresa balneare dei migliori strumenti professionali oggi reperibili sul mercato, rappresentano senza dubbio una punta di diamante tra le tipiche eccellenze nel mare nostrum del Made in Italy. È infatti ammirabile come sia il balneare sia il fornitore si siano dati silenziosamente e dignitosamente appuntamento alla fine dell’800, per incamminarsi in un’apprezzabile avventura che ha contraddistinto così larga parte della nostra storia recente ed attuale nei costumi, nella società, come nel cinema italiano: la spiaggia italiana.

Con audacia, indipendenza ed autonomia economica e con il più largo assenso dell’opinione pubblica e delle amministrazioni competenti, balneari e fornitori si sono immersi nel generare la più importante offerta turistico-balneare del nostro paese e del mondo intero. È solo da questa prospettiva che possiamo notare l’avvento dell’era del tessuto acrilico (il post-cotone), dell’alluminio anodizzato e di numerosi macchinari di alta tecnologia e qualità, capaci di resistere per decine di anni ad agenti atmosferici davvero avversi, come le condizioni meteomarine.

Molti di questi fornitori sono oggi brand che hanno sviluppato tecnologie e primati di alta qualità ampiamente riconosciuti in tutto il mondo, offrendo soluzioni a maggior ragione considerate insuperabili per tutti gli ambienti esterni. Ad ogni esigenza del balneare ha sempre corrisposto una immediata risposta di noi fornitori, i quali, anch’essi come il bagnino, rappresentano aziende che hanno filato la trama dell’intrinseco tessuto economico italiano della piccola-media impresa a carattere famigliare.

Un’altra fetta di famiglie, allora, che si aggiunge al totale di oltre 30 mila unità davvero spinte verso l’ignoto: qualcosa di più che una goccia nel mare dell’economia turistica e di scala del nostro paese.

Rimanendo nell’ambito della sicurezza sociale delle famiglie italiane, nel naturale scenario di quasi 8 mila km di coste della nostra meravigliosa penisola i balneari, con i più adeguati mezzi e strumenti, hanno dato vita alla più fitta rete di salvamento e alla più resistente linea difensiva per la salvaguardia della sicurezza in ambito costiero, utilizzando a proprie spese e responsabilità un sistema basato sulla singola figura professionale dell’assistente bagnante e facendo così retrocedere il paese dal fatidico codice rosso a quello verde di mare sicuro, con decine di migliaia di vite salvate tramite interventi da riva e postazioni messe a disposizione del concessionario balneare nella sua attività e nell’esercizio del suo bene.

Una chiara risposta alla comunità in termini del miglior utilizzo del demanio pubblico, non c’è dubbio. Il ricchissimo plafon dei servizi balneari ideati e sviluppatesi in questi anni completano la risposta ad una domanda ancorata profondamente nello scenario di una naturale vocazione alla vita marinara nella cultura del nostro popolo, fin dai tempi più remoti: un’importante risorsa di benessere naturale e sociale con evidenti ricadute positive sul tema della salute e nella strutturazione del prodotto prettamente turistico. Una vetrina e una rete capillare di diffusione culturale delle nostre risorse ambientali, enogastronomiche, storico-artistiche e marinare. Un altro fattore a testimonianza che il balneare ha saputo bene mescolare quegli ingredienti di fondo che fanno la ricetta finale dell’economia costiera.

Tutti fattori i quali evidenziano di certo che l’impresa balneare è riuscita a strutturarsi in un modello vincente e accreditato in tutti gli strati della società, dando vita a un esercizio d’impresa complesso e correlato ovviamente ad un proporzionale e costante impegno economico e di investimento. La riprova è proprio l’esistenza del robusto circuito dei fornitori oggi esistenti e domani non di certo, se le direttive o i processi di liberalizzazione, che devono farsi largo nel paese, non mettono al riparo la categoria, al netto del potenziale delle concessioni demaniali il quale è molto lontano dall’esaurimento della risorsa e di una storica mancanza di richiesta privilegiata del numero chiuso da parte della categoria: ambedue fattori di fondo nella natura intrinseca del tema della concorrenzialità e quindi anche del processo di liberalizzazione.

Ci appare oggi più chiaro che è la natura di certi privilegi la questione sul tavolo, quelli poi radicati tra le pieghe nascoste dell’ereditarietà che possono trasmettersi di volta in volta e non tanto il diritto d’insistenza e il rinnovo automatico che sono soglie minime di sicurezza per chi investe davvero e salva addirittura l’altrui vita.

Tuttavia l’evidente attenzione oggi sul tema, da parte del nuovo governo, testimonia una chiara capacità a risettare il paese secondo normative evidentemente già in uso negli altri stati ed a cogliere purtuttavia, siamo convinti, le opportune differenze tra i diversi ambiti e comparti della nostra società e del nostro tessuto imprenditoriale ed economico. Una rinnovata e disponibile attenzione, che abbiamo avuto modo di apprezzare anche a Bruxelles nella nostra recente visita nel mese di dicembre e ribadita dalla Comunitaria, a tutto il mondo delle pmi a forte caratterizzazione territoriale, tessuto nostrano nel quale abbiamo già visto (gli studi di settore lo confermano) ampiamente rientrare il balneare sia per misure che per etica di comportamento. In altre parole una categoria sana, capace di rigenerarsi ancora ed in attesa di un nuovo patto generazionale con lo Stato e con la comunità al fine di riqualificare l’offerta e dare impulso all’economia locale e turistica nazionale, anche in un momento difficile come questo. Un settore strategico, un organo fondamentale nella fisiologia ed anatomia dell’intero corpo turistico e anche a tutela, in base alla comprovata onestà storica, delle nostre appetibili coste.

Riteniamo perciò che la Direttiva Bolkestein, lungimirante a riguardo della liberalizzazione dei servizi, sia cucita troppo stretta sul titolare e sul bene più complesso dell’attività balneare, strutturatasi e stratificatasi nel tempo, con evidenti sacrifici ed esposizioni economiche di tutto rilievo da parte del concessionario stesso.

È per tutti questi motivi che la nostra associazione (Afib) si allinea con fermezza alla richiesta di deroga per la categoria, pervenutavi unitariamente dalle sigle sindacali,  e afferma di essere contraria al sistema delle aste (evidenza pubblica) come destino imprescindibile e macigno appeso al collo del balneare italiano per il 2015, anno dove nessuna delle nostre aziende fornitrici sarà ancora viva.

Chiediamo piuttosto il definitivo riconoscimento dell’imprenditore balneare come elemento organico nel corpo del turismo nazionale della nostra penisola al fine del più imminente rilancio nel mercato interno ed estero e sullo scenario della competizione turistica globale, al fine di sostenere la nostra economia e fare così anche la nostra parte nell’attuale periodo di crisi, in linea con gli umori della società civile.

Chiediamo, altresì, una risoluzione dell’annosa vicenda in tempi rapidi e utili alla ripresa degli investimenti per la tutela di tutte le aziende coinvolte e dell’intero indotto stesso. I balneari non chiedono, e noi con loro, privilegi, ma solo di potere continuare a lavorare nel libero esercizio d’impresa, senza regime d’esclusiva, così come sancito dalla nostra Costituzione, nell’umano diritto a definire il proprio destino e con la propria volontà a poter vivere secondo le leggi scritte dalla mano dell’uomo e a sostegno della società civile: quello che era nel cuore e nella mente dei nostri italiani padri fondatori sia del nostro Paese che dell’Europa.

In attesa di vedere risolta l’annosa vicenda intorno alla nostra categoria imprenditoriale, siamo a porVi con stima e fiducia i nostri più cordiali e rispettosi saluti, ed un augurio che il vostro grande impegno insieme ad un nuovo riscatto degli italiani guidi al più presto il nostro Paese verso una sicura ripresa.

*Luca Marini (presidente Afib) e Claudio Gaeta (vicepresidente Afib)

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