Ambiente

I balneari possono fermare l’erosione costiera: ecco come

L'appello dell'inventore di un rivoluzionario sistema: ''Sto cercando un luogo e dei finanziamenti per la sperimentazione''

Il futuro della lotta all’erosione costiera è nelle mani degli imprenditori balneari, che presto potrebbero gestire in autonomia le tecniche per prevenire questo grave problema. Merito della rivoluzionaria invenzione di Giuseppe Tamburrano, tecnico brindisino che lancia un appello a tutti gli imprenditori e le associazioni balneari per raccogliere i finanziamenti necessari a convertire il suo brevetto in un sistema diffuso in ogni stabilimento balneare d’Italia.

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«Provate a immaginare – esorta Tamburrano – che il titolare di una concessione balneare possa gestire, in autonomia e con limitate risorse, il fenomeno dell’erosione del suo arenile, con addirittura la capacità, in determinate condizioni meteo-ambientali, di recuperare spazi di arenile ormai ritenuti persi: grazie alla mia invenzione, questa è una concreta possibilità».

Il sistema di Tamburrano consiste infatti in delle barriere composte da materiali riciclati che possono essere realizzate e installate dal gestore di uno stabilimento balneare privato, ma che potrebbero tornare utili anche alle pubbliche amministrazioni. Questi moduli anti erosione, di cui abbiamo già parlato lo scorso luglio su Mondo Balneare (vedi notizia), sono stati concepiti con l’obiettivo di mettere a disposizione un sistema semplice da realizzare, economico e allo stesso tempo efficace, senza impatto ambientale o paesaggistico e che aiuti realmente a risolvere i problemi causati dall’erosione all’ecosistema (leggi questo articolo per saperne di più).

Il progetto di Tamburrano è giunto a una fase di svolta, e lo scienziato ha scelto le pagine di Mondo Balneare per lanciare il suo appello ai nostri lettori: «Sto cercando un luogo e dei finanziamenti per effettuare la sperimentazione sul campo della mia invenzione, pertanto vorrei lanciare a tutti i presidenti di consorzi, titolari di concessioni e associazioni ambientaliste, un appello per sostenere la sperimentazione».

«La mia richiesta era stata già accolta dal Consorzio del Parco Marino di Torre Guaceto – spiega Tamburrano – ma solo in relazione alla disponibilità di ospitare la sperimentazione. Tuttavia, atteso il delicato contesto ambientale del parco, la stessa direzione ha richiesto a sua tutela un parere preventivo di natura tecnico-scientifica al Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; tale parere è stato espresso dal Prof. Giuseppe Mastronuzzi, una indiscussa autorità di caratura internazionale nel settore della tutela ambientale e della salvaguardia delle coste».

«Ciononostante – prosegue Tamburrano – i numerosi e vani tentativi di stimolare, presso le sedi istituzionali, un interesse e un confronto finalizzato a ottenere le risorse per la sperimentazione, mi hanno fatto comprendere che solo grandi opere economicamente rilevanti possono ricevere attenzione e finanziamenti, chiaramente pubblici, dove l’interesse della salvaguardia della costa risulta marginale rispetto al business dell’opera stessa. Le considerazioni appena espresse, tuttavia, lasciano inalterate le potenzialità e la forza innovativa del mio sistema. Confido dunque nel condiviso desiderio di conseguire una alternativa e, verosimilmente, più efficace soluzione per la salvaguardia delle coste».

È possibile contattare Giuseppe Tamburrano alla sua mail giuseppe-tamburrano@libero.it

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