Ambiente

Erosione costiera Ostia: analisi e criticità delle opere di difesa

Il litorale di Ostia: elementi geografici e geomorfologici

Nella Regione Lazio, su 290 km di litorale, le spiagge occupano circa 220 km e il 20% è a rischio di erosione costiera, specialmente le aree in prossimità della foce fluviale (Ostia e Fiumicino) e la duna costiera del Circeo. Le opere di difesa sono presenti su circa il 35% del litorale, che nel Lazio è costituito per la maggior parte da spiagge sabbiose (78%). Le spiagge del litorale romano ricadono nell’ala sinistra del delta del Tevere e si estendono per una lunghezza di 17 km dalla foce fino alle secche di Tor Paterno. Il morfotipo costiero (come definito dall’Enea in “Elementi di gestione costiera”, 2003) è di tipo “costa di fronte delta”, ossia «il contatto terra-mare avviene su spiaggia sabbiosa localmente distaccata dalla terraferma e avente una geometria d’insieme aggettante in mare e una laguna o palude nel retrolitorale. Gli apporti solidi provengono da bocche fluviali e il trasporto lungo riva è molto sviluppato».

gestionale spiaggia

La porzione di litorale laziale compresa tra Fregene a nord e Ostia a sud è caratterizzata da costa bassa e sabbiosa, fortemente utilizzata a fini turistici, con apparati dunali e retrodunali in parte interessati da pinete piantate nel secolo scorso (Castel Fusano). In particolare, le spiagge sabbiose del Lido di Ostia si estendono per 10 km dall’estremità meridionale della foce del Tevere a Castel Fusano e la loro evoluzione è stata ed è attualmente dominata dal regime stesso del fiume.

Il litorale di Ostia, generalmente, viene suddiviso in tre tratti: ponente (dalla foce del Tevere al Pontile della Vittoria), centro (dal Pontile della Vittoria al Canale dei Pescatori) e levante (dal Canale dei Pescatori a Castel Fusano). Le sabbie sono scure e leggere in quanto sono costituite principalmente da granuli quarzosi originati dall’erosione delle rocce sedimentarie del bacino del Tevere.

Descrizione e valutazione delle opere di difesa dall’erosione costiera realizzate a Ostia

I primi interventi di difesa dall’erosione costiera dell’area marina in esame hanno riguardato Ostia ponente, ossia il tratto sùbito in destra idraulica del fiume Tevere, per poi ampliarsi sempre più a sud. Dagli anni ’50, opere di difesa costituite da pennelli trasversali e barriere longitudinali sommersi si rinvengono lungo la quasi totalità del tratto di costa, tra il Pontile della Vittoria e il Canale dei Pescatori (Ostia centro), anche se in alcune aree non in modo omogeneo.

Si fa notare tuttavia che i pennelli e i frangiflutti risultano efficienti nell’immediato ma, a distanza di qualche decennio, mostrano la loro inefficienza se non addirittura la loro dannosità sottoflutto. Infatti, già dopo gli anni ’70 quegli interventi hanno perso decisamente efficacia e il moto ondoso sta infliggendo seri danni all’intero litorale, strutture balneari comprese.

Nel 1988, nella zona tra il Pontile della Vittoria e il Canale dei Pescatori (Ostia centro), fu avviata la progettazione di un innovativo intervento di ripascimento protetto da barriera longitudinale sommersa fissa (scogliera), la cui realizzazione, iniziata poi nel 1990, era finalizzata a ricreare un’ampia fascia di spiaggia che avesse la capacità di difendere la costa e di riprodurre il meccanismo di protezione delle barre naturali. Al fine di ovviare alla scarsità di sabbia marina di tipologia e dimensione adeguate, fu individuata, a circa 20 km dalla foce del Tevere, una cava terrestre di sabbia gialla e breccia, dalla forma ben arrotondata, che venne utilizzata allo scopo. La barriera sommersa fu collocata parallelamente alla linea di riva, posta a una distanza di circa 150 metri e imbasata su un fondale di circa -4.0 metri sul livello marino medio, con una larghezza di cresta di progetto di 15 metri, alla quota -1.5 metri, con pendenza della scarpata lato mare pari a 1:5.

La scogliera fu realizzata con pietrame assortito, con peso massimo di 1 tonnellata, posata in opera su materiale geotessile, con una trincea di protezione al piede larga 5 metri e profonda 1 metro. Il materiale impiegato fu di circa 300.000 metri cubi di roccia (basalto e calcare provenienti da differenti cave).

La cresta della barriera è stata poi effettivamente costruita con una larghezza di 20 metri a una quota di -1.8 metri e ha subìto rapidamente cedimenti, sprofondando a una quota media da -2.0 metri (1992) fino a -2.3 metri (2003) sul livello marino medio. Nel successivo decennio si è registrato ancora un abbassamento medio di circa 0.5 metri e un allargamento di alcuni metri. In particolare la sezione di scogliera a ridosso del Pontile della Vittoria risulta la più danneggiata: infatti, già nel 1996 si è rilevata una riduzione del volume del 25%.

Al riguardo si fa notare che la barriera sommersa viene sottoposta all’azione turbolenta del moto ondoso frangente. I due principali fenomeni che, nel tempo, ne modellano la geometria sono il dislocamento (spostamento/crollo) dei massi esterni durante le mareggiate più intense e lo sprofondamento della base nel sedime sabbioso. Pertanto, anche per ovviare a tali fenomeni, dal 2001 al 2004 la barriera sommersa è stata oggetto specifici lavori di manutenzione tramite i quali la struttura è stata ricaricata lungo l’intero tratto con massi naturali di peso compreso tra 1 e 3 tonnellate, facendo raggiungere alla cresta una quota variabile tra -0.5 metri s.l.m.m., nel tratto di nord-ovest, e -1.0 metri s.l.m.m. nel tratto centrale e a sud-est.

Il ripascimento della spiaggia allora operato consisteva nel versamento di un doppio strato di materiale di cava terrestre da cui si prevedeva di ottenere un avanzamento medio di progetto della linea di riva di circa 60 metri. Successivamente, nel 1998 furono versati 235.000 metri cubi di sabbia, sempre proveniente da cava terrestre, tra viale delle Repubbliche Marinare e viale del Lido, per un’estensione totale di 1.220 metri, coinvolgendo un tratto del lido di Ostia centro e realizzando anche un pennello lato nord-vest al Pontile della Vittoria; nel 2000 un nuovo ripascimento di 70.000 metri cubi, provenienti dal dragaggio della foce del Canale dei Pescatori, fu effettuato tra Piazza Magellano e lo stabilimento Belsito; nel 2003 un altro versamento di 366.000 metri cubi, di provenienza sottomarina, è stato eseguito tra il Pontile della Vittoria e lo stabilimento Belsito e infine nel 2012 è stato operato un ulteriore ripascimento morbido tra il Canale dei Pescatori e via Cristoforo Colombo, vanificatosi dopo appena tre mesi a seguito di una forte mareggiata.

A Ostia levante nel 1999 fu effettuato un consistente ripascimento ricostruttivo, il cui progetto si proponeva di ottenere un’area lorda di spiaggia di circa 700.000 metri quadri partendo dall’allora estensione lorda degli arenili che, prima del ripascimento, si attestava a circa 580.000 metri quadri nel complesso, tra spiaggia calpestabile e quella occupata dalle strutture balneari.

Sulla base dei rilievi aereofotografici a disposizione, precedenti al ripascimento, si è potuto evidenziare che l’obiettivo progettuale, cioè di avere una superficie di arenile di circa 70 ettari lordi tra il Canale dei Pescatori e lo stabilimento La Marinella, nel periodo dal 1999 (anno della ricostruzione della spiaggia) al 2013, è stato raggiunto. Tuttavia, nel contempo si è assistito a un incremento del 30% dell’area edificata per nuove strutture balneari, che ha sottratto alla spiaggia calpestabile una rilevante superficie di quella ottenuta con l’intervento ricostruttivo del 1999.

Nel 2001, poi, nel tratto di litorale compreso tra la zona sottoflutto del Canale dei Pescatori e l’area della Tenuta di Castel Porziano, in prossimità dello stabilimento Sporting Beach, è stato sperimentato il Beach Management System (BMS). Il BMS di Ostia ha rappresentato il primo impianto italiano di drenaggio ed era costituito da tre condotte drenanti indipendenti, aventi un diametro di 160 mm, ognuna con una propria stazione di pompaggio. Il principio di funzionamento era basato su un sistema di drenaggio artificiale lungo la battigia attraverso una condotta drenante sepolta che determinava un abbassamento del livello freatico e la creazione di una zona non satura al di sotto della superficie sabbiosa. L’area aveva subìto un intervento di ripascimento nel 1999 e il prototipo di impianto di drenaggio iniziò l’attività nel febbraio 2001. Restò operativo soltanto per poco più di un anno, essendosi deciso di effettuare in quel tratto un altro ripascimento. Il BMS di Ostia fu spento definitivamente a seguito del danneggiamento delle stesse condotte drenanti e pertanto, non essendo disponibili dati a lungo termine, non si possono fare considerazioni né trarre conclusioni sull’efficacia o meno di detto sistema.

Il litorale di Ostia, che continua a subire gravi processi erosivi come sin qui descritto, è attualmente “minacciato” da un nuovo progetto, che, nato per fronteggiare il fenomeno, prevedeva la realizzazione di 8 pennelli ortogonali alla linea di costa della lunghezza di 200 metri, a forma di T, per una tratto di 4 km, a fronte di un solo chilometro di costa in regime critico. L’ultimo pennello, tra l’altro, sarebbe stato posizionato a ridosso del sito d’importanza comunitario (SIC), individuato con codice Natura 2000 – IT6030027, di Castel Porziano. Più opportunamente, l’aggiornamento del progetto ha poi ridotto il numero dei pennelli da installare, escludendo quello a ridosso del SIC e, ad oggi, non è stata avviata alcuna opera di quelle sopra menzionate e anzi si ipotizza di realizzare esclusivamente un ripascimento morbido.

Analisi dello stato dei fenomeni erosivi nel tratto di costa: osservazioni e suggerimenti

A Ostia, il confronto tra le linee di riva storiche ha evidenziato un’alternanza di tratti in erosione e in avanzamento. Le zone con un trend evolutivo più marcato sono quelle in corrispondenza della foce del Tevere (in erosione) e i tratti di litorale tra lo stabilimento Maristella e la spiaggia di Castel Porziano (in avanzamento). Il litorale tra la spiaggia di Castel Fusano e quella di Castel Porziano risulta ancora in avanzamento, mentre in erosione si presenta il tratto di costa tra Pantan di Lauro e il confine con il comune di Pomezia. Va detto però che la sostanziale stabilità che nel complesso si riscontra è il risultato di pesanti e continui interventi con opere rigide e ripascimenti, economicamente assai gravosi. Il confronto fra le linee di riva, peraltro, non tiene in considerazione l’anomalo approfondimento dei fondali che si è verificato sul lato esterno della barriera sommersa (si vedano le figure sottostanti).

Fig. 1a: Il delta del Tevere. Variazione linea di riva (foto aeree 1988, 1994, 2006 e 2012)
Fig. 1b: Evoluzione del litorale di Ostia.

I fenomeni erosivi si concentrano maggiormente nelle vicinanze della foce del Tevere, in particolare in prossimità di Ostia. La posa in opera di strutture di difesa costiera distaccate emergenti (realizzate negli anni ’70 e ‘80), in corrispondenza della foce, ha spostato l’erosione verso le spiagge limitrofe, soprattutto verso la costa compresa tra il Pontile della Vittoria e il Canale dei Pescatori, con conseguenti danni agli stabilimenti balneari ed eccezionalmente, durante gli eventi estremi, alla strada litoranea.

Nel complesso l’intervento di ripascimento protetto del 1990 ha riportato la linea di riva di Ostia centro a una posizione più avanzata rispetto a quella del 1944 (circa 10 metri quadri in media). Negli anni successivi, tuttavia, si sono registrati altri considerevoli arretramenti dell’area di spiaggia concentrati in particolare nella zona nord: più di 16 metri quadri medi di spiaggia in otto anni. Il rifiorimento della barriera davanti alla spiaggia dello stabilimento balneare Battistini, avvenuto nel 2001, ma anche le ulteriori ricariche di sabbia versata, hanno permesso il mantenimento della posizione della linea di costa nel tratto tra il Pontile della Vittoria e lo stabilimento Lido.

In definitiva, si evidenzia un avanzamento della linea di riva nell’estremo sud-est ed un arretramento nell’estremo nord-ovest dovuti principalmente al gradiente del trasporto solido netto in direzione sud-est. Infatti, la foce armata del Canale dei Pescatori intercetta e trattiene parte del trasporto solido longitudinale verso la spiaggia di Ostia levante, dove, in effetti, continuano a manifestarsi i fenomeni erosivi più gravi, che hanno richiesto numerosi interventi di ripascimento. Conseguentemente, per il tratto di Ostia levante si riscontra la necessità di mantenere una sufficiente resilienza della spiaggia, così come previsto da tutte le prescrizioni europee, tra cui il “Protocollo di gestione integrata della zona costiera” (GIZC).

Si osserva anche che l’aver incrementato, dopo il ripascimento del 1999, di oltre il 30% la superficie della spiaggia destinata a nuove strutture balneari espone i litorali a una elevata sensibilità alle naturali fluttuazioni della linea di riva e contribuisce a diminuire il margine di sicurezza da danni da mareggiata e di conseguenza l’effetto dei ripascimenti (si vedano le figure sottostanti).

Fig. 2a: Incremento della superficie della spiaggia dopo il ripascimento del 1999 (Ostia levante)
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Fig. 2b: Incremento strutture. Lo stabilimento balneare Venezia (2019)

Inoltre, si aggiunge che le opere di urbanizzazione relative alla realizzazione del riallineamento della litoranea da piazza Gasparri al Porto di Roma hanno sottratto ulteriori superfici di spiaggia a discapito della resilienza di quest’ultima.

Nel 2016, durante l’ultima audizione della Commissione regionale sul livello di erosione marina e sulle opere da intraprendere per la difesa della costa, è stata assunta la decisione che il piano da quattro milioni di euro, fermo da quasi un decennio, sarebbe stato ripreso a breve. Gli studi per i pennelli sul litorale romano di Ostia levante hanno già ottenuto l’autorizzazione dall’Ispra e l’affidamento dei lavori doveva avvenire a fine gennaio del 2017. Come già sopra anticipato, tale progetto non è stato mai avviato ed è stato sostituito da un ripascimento morbido. Tuttavia, proprio a causa di tale ritardo decisionale e considerato l’aggravamento derivante dagli effetti del riscaldamento globale, gli stabilimenti balneari situati su tale tratto di litorale hanno subìto consistenti danni a seguito della mareggiata del gennaio 2018 e delle successive, in particolare dello scorso mese di novembre: infatti il mare, nel tratto di costa prospiciente lo stabilimento Vecchia Pineta, è tornato a infrangersi contro la massicciata del marciapiedi del lungomare, facendo anche crollare, distruggendole, una quindicina di cabine dello stabilimento balneare Nuova Pineta. Anche il blocco in muratura del bar-ristorante di quest’ultima struttura è ancora oggi circondato dalle onde del mare (nella foto sottostante).

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Fig. 3: Lo stabilimento Vecchia Pineta e i danni prodotti dall’erosione allo stabilimento Nuova Pineta (2019)

Il bar in legno a mare dello stabilimento Shilling è rimasto sulle palafitte, sospeso sul bagnasciuga, e presso gli stabilimenti balneari Sporting Beach e Venezia, la mareggiata ha aperto un varco tra i diversi settori delle cabine risucchiando al largo la spiaggia e privando gli impianti dello spazio di balneazione.

L’attuale disastrato stato dei luoghi non può che spingere verso urgenti rapide iniziative di ripristino e salvaguardia, sia per la fruibilità pubblica dei luoghi che per il loro recupero anche economico, e che siano idonee a prevenire analoghi eventi calamitosi.

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Ilaria Falconi

Ilaria Falconi

Tecnico ambientale Ismea e consigliere nazionale di Sigea con laurea in scienze ambientali, specializzazione in Monitoraggio e riqualificazione ambientale e master in Analisi e mitigazione del rischio idrogeologico. Ha pubblicato uno studio sui processi morfogenetici e morfoevolutivi della linea di costa tra Ostia e Fregene.
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