Il giudice del tribunale di Bari, Alberto Mastropasqua, ha condannato a nove mesi di reclusione un 39enne di Bari imputato per diffamazione e minacce a pubblico ufficiale nei confronti dell’ex sindaco di Bari e attuale presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e dell’allora assessora allo sviluppo economico del Comune, Carla Palone. L’uomo è stato condannato anche al pagamento di 3.000 euro di risarcimento del danno per ciascuno e a 2.000 euro di spese di costituzione di parte civile sia per Decaro sia per Palone. L’uomo condannato dal giudice è il figlio del gestore di un bar nella spiaggia di Pane e Pomodoro.
La vicenda trae origine da alcuni commenti che l’uomo nel 2020 pubblicò su Facebook in relazione alla revoca decisa dall’amministrazione comunale di alcune concessioni per la gestione dei servizi balneari lungo le spiagge di Bari. In particolare il Comune aveva revocato la concessione a due società che gestivano le attività che erano state destinatarie in quei mesi da un’interdittiva antimafia. “Ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore”, aveva scritto il 39enne sulla sua pagina social, rivolgendo anche alcune pesanti offese nei confronti di Decaro.
Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo di reclusione. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche in seguito alle pubbliche scuse avanzate dall’uomo, che però non sono bastate a evitare del tutto la condanna. La sentenza rappresenta un monito per molti balneari che spesso si lasciano andare a gravi insulti sui social contro politici, sindacalisti, testate giornalistiche e figure pubbliche in generale. In alcuni casi – come in quello di Bari – questi commenti rappresentano reati passibili di denuncia.
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