Attualità

Crisi di governo, le soluzioni in campo per i balneari

Che arrivi un governo tecnico o che si vada a elezioni subito, la riforma delle concessioni slitterà comunque di alcuni mesi. E i suoi contenuti potrebbero essere rinegoziati.

C’è molta trepidazione nella categoria dei balneari in seguito alla crisi di governo apertasi con le dimissioni del premier Matteo Renzi. Oggi si concluderanno le consultazioni del presidente della repubblica Sergio Mattarella con tutti i gruppi parlamentari, al fine di valutare l’ipotesi di un governo tecnico o in alternativa di un voto immediato. Nel primo caso, è molto difficile presupporre che la riforma delle concessioni balneari sarà tra le priorità, mentre nel secondo caso molto dipenderà dal vincitore. Ma entrambe le strade faranno di certo slittare di diversi mesi la soluzione alla “questione balneare” che si trascina ormai da dieci anni.

L’instabilità dei governi italiani, da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi, è uno dei motivi per cui le concessioni di spiaggia si trovano ancora in un grave vuoto normativo dopo l’abrogazione del rinnovo automatico avvenuta per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein nel 2006. Ma ora lo scenario è molto complicato: non si sa, infatti, quando il negoziato potrà riprendere, né soprattutto se ripartirà dalla bozza redatta dal governo Renzi, condivisa nei suoi princìpi da alcune associazioni di categoria (Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Oasi-Confartigianato, Federbalneari) e meno da altre (Cna Balneatori, Assobalneari-Confindustria, Itb), ma che presentava in generale ancora molti punti oscuri e soprattutto non era stata mai resa pubblica né approvata in consiglio dei ministri.

La bozza di legge-delega, tenuta in segreto (ma siamo riusciti a pubblicarne una versione), partiva dal presupposto delle evidenze pubbliche e parlava di “adeguato periodo transitorio” senza definirne la durata, fissando il “riconoscimento del valore commerciale” per gli attuali titolari di stabilimenti balneari, ma senza andare nel concreto poiché si trattava solo di un primo step, da attuare nei successivi 12-18 mesi. Ora però tutto è di nuovo in discussione, in mezzo ai due fuochi dell’Europa che continua ad attendere e delle Regioni costiere che non sono più disposte a lasciare gli imprenditori balneari in questo stato di incertezza, e hanno attuato in molti casi dei provvedimenti locali (qui una panoramica).

Intanto, la manovra di bilancio di fine anno è diventata legge senza che in essa abbiano trovato spazio emendamenti sui balneari, a causa della fretta con cui è stata approvata in Senato a seguito delle dimissioni di Renzi. In questo, a rimetterci sono stati soprattutto i circa trecento concessionari pertinenziali, che nei giorni scorsi avevano lanciato un appello per equilibrare i canoni in legge di stabilità e risolvere così la loro difficile situazione che li vede debitori con l’Agenzia delle entrate per milioni di euro, a causa dell’errata applicazione dei valori Omi (ne abbiamo parlato in questo articolo).

Nel complesso, insomma, la situazione è di assoluta gravità, almeno finché non tornerà un governo stabile e duraturo con cui ricominciare il negoziato, molto probabilmente con nuovi interlocutori a cui rispiegare le stesse, annose problematiche. E allora, per l’ennesima volta, per i balneari sarà tutto da vedere.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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