Norme e sentenze Puglia

Consiglio di Stato boccia mantenimento annuale strutture balneari

Nonostante la legge che lo consente, i giudici di Palazzo Spada ritengono indispensabile il via libera della Soprintendenza

Non si fermano le incertezze degli operatori balneari pugliesi sul montaggio annuale delle strutture. Nonostante sia la legge regionale (17/2016) che quella nazionale (145/2018) consentano il mantenimento dei manufatti durante l’inverno, il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha affermato che occorre il via libera della Soprintendenza.

La sentenza ha avuto un effetto immediato non solo su un lido di Monopoli su cui si sono espressi i giudici, ma anche su altri stabilimenti di Trani che, a seguito della pronuncia, si sono visti recapitare un ordine di smontaggio da parte dell’amministrazione comunale.

La pronuncia del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 8169/2019, i giudici di Palazzo Spada hanno respinto il ricorso del gestore di uno stabilimento balneare di Monopoli a cui, in fase di rinnovo della concessione, era stato imposto lo smontaggio delle strutture dopo il 31 ottobre, al termine dell’attività stagionale, per poi rimontarle in aprile.

gestionale spiaggia

Il titolare del lido aveva presentato ricorso, ritenendo che si potesse applicare la legge regionale 17/2016 (la quale consente di mantenere le strutture balneari montate per tutto l’anno) e sostenendo che, trattandosi di un’area vincolata, il nuovo Piano paesaggistico regionale consentirebbe la presenza di strutture balneari senza limiti temporali alla loro permanenza.

Tuttavia, la quinta sezione del Consiglio di Stato ha affermato che le leggi regionali non hanno il potere di consentire ai titolari degli stabilimenti di mantenere in piedi le strutture anche oltre la stagione estiva: anche se si tratta di manufatti amovibili, secondo i giudici è indispensabile il via libera della Soprintendenza. La pronuncia di Palazzo Spada ha richiamato una sentenza del 2008 della Corte costituzionale, che aveva cassato una legge pugliese di analogo tenore per le medesime ragioni, ma non ha tenuto conto di quanto stabilito dalla legge nazionale 145/2018 che consente il mantenimento annuale delle strutture.

Secondo il Consiglio di Stato, la Regione non ha alcun potere di esprimersi sul mantenimento delle strutture balneari, poiché queste ricadono nelle competenze del Ministero dei beni culturali e sono dunque soggette al parere delle Soprintendenze: l’autorizzazione al mantenimento delle strutture, secondo una precedente pronuncia di Palazzo Spada, è «ipotesi eccezionale, in parte giustificata dal carattere comunque temporaneo delle concessioni demaniali». Ne consegue che «l’obbligo di smontaggio stagionale delle strutture non assume affatto carattere eccezionale, che invece deve riconoscersi all’opposta ipotesi del loro mantenimento anche al termine della stagione balneare proprio in ragione dell’interesse pubblico tutelato», ovvero garantire il paesaggio e la piena visuale del fronte del mare. La sentenza ribadisce dunque che «il mantenimento delle strutture in parola al di là delle esigenze stagionali non può fondarsi sulle norme regionali invocate dall’appellante» poiché la legge regionale del 2016, «nel consentire il rilascio di una concessione che non imponga, al termine della stagione estiva, la rimozione delle strutture funzionali all’attività, deve intendersi – per evitare che finisca per riprodurre una norma già dichiarata incostituzionale – come espressamente condizionata all’ottenimento del nulla osta delle autorità preposte alla tutela dell’ambiente e del paesaggio».

Immediate conseguenze su altri lidi

La sentenza del Consiglio di Stato non ha avuto effetto solo sullo stabilimento di Monopoli oggetto del contenzioso, ma anche su altre attività balneari a Trani. In seguito alla pronuncia, infatti, il dirigente comunale all’urbanistica Francesco Gianferrini ha ordinato la rimozione delle strutture di tre delle quattro spiagge libere con servizi autorizzate dal Comune di Trani con il rilascio di altrettante concessioni demaniali.

Il provvedimento, emanato lo scorso 9 gennaio e rivolto ai lidi Baia del Pescatore, Effepi e Isola, concede ai destinatari trenta giorni per mettersi in regola, obbligandoli di fatto allo smontaggio entro il 9 febbraio. In base alle informazioni in nostro possesso, il titolare della Baia del Pescatore non intenderebbe impugnare l’ordinanza, bensì avrebbe richiesto un incontro urgente con i funzionari di Comune e Soprintendenza al fine di chiarire la faccenda.

Un’annosa vicenda

I contenziosi sullo smontaggio invernale delle strutture balneari in Puglia sono stati molto numerosi e frequenti negli ultimi anni. Nonostante le leggi che consentono il mantenimento annuale dei lidi, la Soprintendenza si è sempre opposta e ha provocato svariati ricorsi. A loro volta, le sentenze dei tribunali si sono espresse spesso in modo contrastante fra loro: un caos che non accenna a terminare, nemmeno un anno dopo che una legge nazionale sembrava avere messo la parola “fine” sulla vicenda.

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    E poi a Manfredonia succede quello che abbiamo visto in tv di cosa la sovrintendenza ha fatto?
    Allora dai tribunali venga tolta la scritta:
    LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI

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    Commedia all’italiana….l’occupazione al Sud da fastidio….SERVE MANOVOLANZA PER LA MALAVITA…le “belle piantagioni” di pannelli fotovoltaici quelle non impediscono la godibilità del panorama?!?….quelle no eh….quelle hanno abbellito i conti in banca di qualcuno…ma per questi il parere paesaggistico non serve!

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