Campania Federbalneari

Concessioni di 20 anni per i balneari in Campania, si prosegue

Un'intervista ad Antonio Cecoro, presidente di Assobalneari Campania, sull'importante tema che stanno affrontando gli stabilimenti della Regione.

Nuove concessioni di 20 anni anche per gli imprenditori balneari della Campania: dopo Sessa Aurunca e Cellole che hanno già rilasciato i titoli, sono in arrivo altre tre delibere comunali per disciplinare la procedura nota come “atto formale”, ovvero la presentazione di un piano di investimenti per ottenere un nuovo titolo concessorio ventennale. Merito soprattutto di Assobalneari Campania, l’associazione presieduta da Antonio Cecoro che unisce oltre 300 stabilimenti balneari nella regione, e che è molto attiva in vari fronti, non solo sui titoli ventennali ma anche sulla raccolta differenziata dei rifiuti spiaggiati.

Abbiamo fatto alcune domande a Cecoro per illustrarci le questioni più importanti che stanno vivendo al momento gli imprenditori balneari della Campania.

Antonio Cecoro, innanzitutto un chiarimento sul nome della vostra associazione: vi chiamate Assobalneari Campania, ma siete all’interno di Federbalneari…

«Abbiamo mantenuto il nome di Assobalneari Campania perché siamo co-fondatori di Assobalneari Italia, l’associazione nazionale in seno a Confindustria, da cui però ci siamo distaccati nel 2011 per aderire a Federbalneari Italia. Ma ci siamo portati dietro il nostro nome originario perché ne siamo i detentori, e questo ci è stato riconosciuto in tribunale».

Federbalneari si è sempre concentrata sull’applicazione del cosiddetto “atto formale” per ottenere nuove concessioni ventennali. Per quale motivo?

«Abbiamo sempre creduto in questa possibilità come strada più veloce per ottenere la necessaria sicurezza sulle nostre concessioni, poiché applica semplicemente una legge già in vigore, contenuta nell’articolo 18 del Codice della Navigazione. In tanti ci hanno deriso per avere intrapreso questo percorso, ma noi abbiamo solo ragionato da veri imprenditori, sostenendo che ci deve essere riconosciuto un congruo termine per ammortizzare gli investimenti che vogliamo intraprendere. Si tratta di un concetto più che elementare. E ora che il governo si è allineato su questa strada, finalmente non siamo più soli.
Se riusciremo tutti a ottenere questo risultato, potremo uscire dagli equivoci che tante persone inqualificate hanno creato negli ultimi dieci anni, continuando a parlare impropriamente di “aste”. Oltretutto la nostra è una soluzione facoltativa, che non obbliga nessuno».

A che punto è l’applicazione delle concessioni ventennali in Campania?

«Dopo che i colleghi di Fiba Toscana hanno fatto da apripista, anche noi in Campania abbiamo chiesto agli enti locali di approvare degli atti deliberativi che andassero a disciplinare le modalità per far sì che gli attuali concessionari, prima dello scadere dei loro titoli, possano fare richiesta di rinnovo a fronte di un piano di investimenti, con un termine congruo e compreso tra minimo 6 massimo 20 anni. Per il momento siamo riusciti a ottenere due delibere in due Comuni molto grandi, Sessa Aurunca e Cellole, e a brevissimo altri tre Comuni pubblicheranno i loro atti».

Perché state lavorando a livello comunale, anziché regionale come in Toscana?

«La Regione Campania condivide le nostre idee, ma si era già spinta ancora più in là della Toscana, con una legge regionale che disciplinava addirittura le evidenze pubbliche e che è stata impugnata dal governo e poi annullata, poiché si impadroniva di una materia di competenza statale. Per questo, ora è difficile che la giunta voglia mettersi a lavorare su una nuova normativa. Ma non importa: le concessioni pluriennali possono essere assegnate direttamente dai Comuni senza passare da una legge regionale».

Un altro fronte su cui siete molto attivi è quello dei rifiuti. Come si articola il modello di raccolta differenziata che proponete alle spiagge?

«Il nostro progetto è partito tre anni fa e consiste nel raccogliere tutto il materiale spiaggiato, per poi differenziarlo e trasferirlo a una ditta privata che in cambio ci riconosce un corrispettivo. Questa pratica ci consente di fare “rifiuti zero a costo zero” e stiamo lavorando all’applicazione di una legge nazionale che riconosca uno sgravio diretto e proporzionale sulla Tari agli imprenditori balneari che dimostrano di avere recuperato e differenziato i rifiuti spiaggiatisi sulla loro concessione. Il nostro metodo ci consente di differenziare il 97% dei rifiuti che raccogliamo sul litorale».

E le amministrazioni comunali come prendono questa iniziativa?

«Purtroppo ci ostacolano. Con il Comune di Castel Volturno siamo addirittura arrivati a un contenzioso, dal momento che abbiamo chiesto di ricevere uno sconto sulla Tari, ma non abbiamo ricevuto nemmeno una risposta. Anzi, il commissario prefettizio che all’epoca amministrava il municipio ci ha addirittura minacciato di revocarci la concessione balneare, se avessimo proseguito la nostra attività di raccolta differenziata. Per fortuna la vicenda è arrivata sulla stampa nazionale, in particolare con un articolo di Gian Antonio Stella sulla prima pagina del Corriere della Sera, che ha fatto accendere i riflettori su questa vicenda e ha impedito che si creasse una profonda ingiustizia. La minaccia di togliere la concessione a delle attività familiari, che basano su di essa tutto il loro sostentamento, ci aveva molto impaurito, ma l’incidente mediatico ha poi giocato a nostro favore. E così, oggi possiamo proporre il nostro modello di gestione dei rifiuti in tutta la Campania, e quest’anno lo abbiamo esportato anche in 40 imprese dell’Abruzzo, dove naturalmente i colleghi si sono trovati a combattere gli stessi ostacoli da parte delle amministrazioni comunali».

Perché gli enti pubblici si oppongono?

«Semplicemente, perché la nostra scrupolosa e autentica raccolta differenziata va contro le logiche dell’economia pubblica basata sulla speculazione in materia di rifiuti. Ma siamo convinti che la nostra strada sia quella giusta, anche perché siamo supportati da una normativa nazionale, la “legge Ronchi”, che impone uno sconto proporzionale sulla tassa sui rifiuti in base a quanto un privato riesce a differenziare. Purtroppo però questa legge viene disattesa in quasi tutte le località, e le poche che la applicano lo fanno scorrettamente, riconoscendo uno sconto fisso del 10-20% anziché una cifra proporzionale come la normativa vorrebbe».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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