Attualità Sib-Confcommercio

Concessioni balneari, il punto con Riccardo Borgo (Sib)

Penultima puntata delle nostre interviste ai presidenti delle associazioni balneari. Oggi facciamo il punto con Riccardo Borgo di Sib-Confcommercio.

Quest’anno il governo italiano ha varato un disegno di legge per il riordino delle concessioni demaniali marittime. Come giudica nel complesso i contenuti della proposta? Quali sono i punti positivi e quali i negativi?

Trovo positivo il fatto che sia in corso un tentativo serio per dare vita a una riforma più che mai indispensabile come quella delle concessioni balneari. Se il governo e il parlamento non fanno quanto devono, si corre il rischio, come spesso succede in questo paese, che le riforme vengano fatte dalle sentenze dei giudici, senza alcuna intermediazione politica e sociale, con tutti i problemi che ne possono scaturire. Quindi, a mio parere, siamo già in forte ritardo e sarebbe stato auspicabile che il disegno di legge fosse arrivato prima all’esame del parlamento.
Sul merito ho più volte affermato che si tratta di un primo passo che riteniamo insufficiente ma positivo. Il governo ha confermato la sua disponibilità ad accogliere in parlamento proposte di modifica e mi sembra quindi autolesionistico non andare a “vedere” tale disponibilità. Il lavoro in commissione in questi ultimi mesi, le significative proposte migliorative dei relatori e la possibilità di introdurne altre dimostrano che la possibilità di varare una seria e positiva riforma ci sono tutte. È chiaro che occorre ancora lavorarci e non poco. In concreto, riteniamo che gli elementi di tutela delle imprese esistenti siano ancora troppo generici e vadano meglio esplicitati: la delega al governo deve essere precisa e vincolante e deve affermare in maniera chiara che il legittimo affidamento, cosa che affermiamo dall’ottobre 2014 quando motivammo le ragioni di una piattaforma allora unitaria, è l’elemento portante per la definizione del periodo transitorio, che continuiamo a indicare in trent’anni. Si attuerebbe quindi quel sistema del “doppio binario”, come efficacemente il sottosegretario Sandro Gozi sintetizzò i contenuti della nostra piattaforma durante uno dei tanti incontri di quel periodo, che apre al mercato il rilascio delle nuove concessioni e salvaguardia i diritti di coloro che nelle garanzie delle leggi dello Stato ha impostato il futuro e il lavoro della propria famiglia.
Dall’altra parte, restano positivi i principi del riconoscimento della professionalità acquisita e del valore commerciale a favore dell’eventuale concessionario uscente. Bene anche la volontà di mettere mano a un nuovo metodo di calcolo dei canoni demaniali, come chiediamo dal 2008, dando perequazione a tutto il sistema così da evitare danni irreversibili, come è purtroppo successo, eliminando i valori OMI. Quest’ultimo aspetto, in particolare, deve riguardare anche il periodo pregresso, perché abbiamo ancora troppe imprese che nemmeno con una soluzione futura possono risolvere il loro problema, che risale al 2007, se non si mette mano anche al pregresso. Ripeto: occorre andare al più presto a una riforma, in quanto il sistema rischia di non reggere più una precarietà che è il peggior nemico di ogni impresa. Infine, diffido di chi semplifica e banalizza la soluzione a un problema che semplice non è – e le sentenze stanno lì a dimostrarlo – o che preferiscono continuare a rilanciare con il rischio, come dicevo all’inizio, che poi alla fine siano le sentenze a tracciare confini e a dettare indirizzi.

Due sembrano gli ostacoli principali all’approvazione del disegno di legge: le tempistiche strette e le recenti dimissioni da ministro di Enrico Costa, propositore del testo. A suo parere, quanto sono concrete le possibilità che questa riforma vada definitivamente in porto?

Oggettivamente non riteniamo che la meta sia dietro l’angolo, ma occorre lavorare per fare tutto il possibile senza arrendersi. Va dato atto ai due relatori, i deputati Sergio Pizzolante e Tiziano Arlotti, di avere lavorato alacremente e a testimoniarlo ci sono anche gli ultimi emendamenti migliorativi del testo. Credo insomma che se le elezioni, come oramai pare certo, si terranno alla scadenza naturale della legislatura – cioè tra febbraio e aprile – i tempi, seppure risicatissimi, potrebbero essere sufficienti. È chiaro che le dimissioni di Enrico Costa non hanno giovato, perché avere all’interno del governo un ministro che su questo tema si è impegnato sin da subito e ha dimostrato una buona comprensione e determinazione avrebbe potuto fare la differenza. Ovviamente a partire dalla ripresa delle attività parlamentari noi siamo disponibili a lavorarci giorno e notte.

L’instabilità degli ultimi governi italiani è forse una delle principali cause che hanno impedito il varo di una riforma per le concessioni balneari. Il settore dovrà continuare a fare i conti con dei mutamenti politici che continuano a predominare rispetto al senso di responsabilità per garantire una situazione stabile e duratura al Paese?

Che ci piaccia o no, tutte le riforme sono inevitabilmente condizionate dalle vicende politiche, e quelle del nostro paese purtroppo sono contrassegnate da una continua instabilità che si ripercuote sui tempi di approvazione delle leggi. Il comparto balneare non sfugge a questa regola, ma credo sia evidente a tutti, e mi fa piacere rilevarlo, che c’è una crescente comprensione del nostro problema rispetto allo scetticismo che imperava dieci anni fa (e lasciatelo dire a me che ho frequentato in questi lunghi anni le segreterie di tutti i partiti, i ministri direttamente interessati e non, nonché innumerevoli parlamentari che dimostravano più o meno convinto interesse alla vicenda). Da allora abbiamo fatto molta strada e stiamo incontrando più coscienza sulla questione e di conseguenza più consapevolezza sulla necessità di risolverla. È chiaro che così tante imprese non possono essere lasciate nell’incertezza più assoluta e un comparto importante come il turismo balneare in balia delle onde. Il senso di responsabilità vorrebbe che si lasciassero da parte giochi e giochetti politici per affrontare con serietà e determinazione, anche nei confronti dell’Europa, la soluzione di un problema non più rinviabile. E questo non da oggi.

Ipotizziamo che la riforma non vada in porto: cosa succederà dopo? Qual è il possibile scenario che i balneari potrebbero affrontare con un nuovo governo e in assenza di una legge?

L’idea che si debba ricominciare tutto da capo mi terrorizza. Se dovesse succedere, credo e spero che il lavoro svolto sino a oggi, qualunque sia il prossimo governo, non verrà vanificato e che si riesca, proprio perché fuori dal periodo elettorale, a trovare soluzioni ampiamente condivise, meglio se unanimemente condivise, così da avere ancora più forza nell’inevitabile confronto che ci dovrà essere con le istituzioni europee. Se così fosse si potrebbe dire, filosoficamente, che non tutto il male vien per nuocere! Comunque una cosa è certa: qualunque sia o sarà l’interlocutore, con senso di responsabilità e avendo chiari i termini reali del problema e la grande responsabilità nei confronti dei balneari, nessun passo indietro nella tutela delle imprese esistenti.

Le problematiche del settore balneare sono gravi, ma secondo le statistiche, la stagione estiva sta andando bene grazie alle presenze in aumento. Questo dimostra che il comparto ha ancora ottimi margini di crescita (e ci sono ancora ampie porzioni di litorale su cui aprire nuovi stabilimenti). Come è possibile sfruttare questo exploit a proprio favore?

Guardi, questo è l’aspetto positivo che, al di là delle favorevoli condizioni metereologiche, ci fa dire che il nostro sistema è comunque vivo e che le nostre imprese tengono duro e lavorano per il presente ma anche per il futuro. Come Sib-Confcommercio, a inizio estate abbiamo commissionato a un istituto di ricerca un’indagine per capire quale percezione gli italiani abbiano degli stabilimenti balneari e come valutino i nostri servizi. Il risultato conferma che da parte dell’utenza c’è un forte apprezzamento del ruolo e del rapporto “personale” tra cliente e concessionario che fa la differenza ed esalta la tipologia di impresa a conduzione familiare. E poi c’è la sicurezza, in mare e oggi purtroppo anche a terra, che chi frequenta le nostre spiagge percepisce in maniera netta e apprezza quasi come una surroga del privato nei compiti dello Stato. Mettendo quindi assieme i dati economici di crescita, che paiono confermati anche nel mese di agosto, con quelli della nostra indagine è del tutto evidente che ci troviamo di fronte a un sistema economico che tira. Quindi ho la certezza che questo sistema – costituito da 30.000 piccole e medie imprese, quasi tutte a conduzione familiare e malgrado le oggettive difficoltà figlie della precarietà, capace di fare importante economia e, nel contempo, rappresentare un modello di impresa che, oltre che a essere una specificità tutta italiana, ha un così alto gradimento da parte dei nostri clienti che sono milioni e sono una importante fetta dell’opinione pubblica – ha il diritto di uscire dalla precarietà che penalizza gli investimenti e mortifica i nostri giovani per riavere certezze ed entusiasmo. Sappiamo tutti che questa è l’unica benzina di qualità da mettere nel motore delle nostre imprese e far crescere ulteriormente e qualificare ancora di più il turismo balneare italiano.

A ottobre tutto il settore balneare si ritroverà, come da tradizione, al SUN di Rimini per fare il punto della situazione, ma il clima sia tra gli imprenditori che tra gli espositori (questi ultimi i più penalizzati dalla situazione) è piuttosto teso e diviso. Si sente di lanciare un messaggio per arrivare a questo appuntamento con positività e senso di unità?

Per anni abbiamo partecipato al SUN di Rimini in maniera unitaria sino ad arrivare, nel 2014, a condividere unitariamente una piattaforma che, allora, avevamo riconosciuta necessaria alla luce del fatto che il Tar Lombardia aveva portato la vicenda delle concessioni demaniali alla Corte di giustizia europea. Bene, quel momento di grande unità sindacale, peraltro anch’esso contestato da una minoritaria frangia di colleghi, ha rappresentato l’inizio di una serie di rotture che ha di fatto indebolito la nostra azione sindacale e che, anche nella vicenda del recente ddl, ci ha fatto suonare musiche diverse, talora nemmeno tanto diverse, che però sono state un alibi per rinviare e rinviare l’approfondimento dei temi e le credibili e possibili soluzioni. Fortunatamente con Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato manteniamo uno stretto collegamento e una sostanziale condivisione di linea e unità d’intenti.
L’interesse delle nostre imprese e delle nostre famiglie è di gran lunga più importante delle vicende e ambizioni personali e sindacali. L’unico obiettivo che perseguiamo è quello di mettere in sicurezza il futuro delle nostre imprese. Personalmente non ho ambizioni politiche e sindacali da coltivare, quindi sono aperto a qualsiasi confronto e non mi importa granché dei continui insulti e calunnie, infondati e gratuiti, che sul web taluni colleghi rivolgono a me e alla mia organizzazione. L’unica cosa che non possiamo fare è illudere i balneari con soluzioni che fanno sembrare tutto facilmente risolvibile, estraniandoci dal contesto politico-istituzionale, dai fatti e dalle sentenze. Lo dobbiamo prima di tutto alle nostre famiglie che solo attraverso una seria, dura e consapevole battaglia possono essere tutelate.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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