Attualità

Balneari, il governo esce allo scoperto: negata proroga di 30 anni

Respinta in Senato la mozione di Forza Italia e Lega Nord in favore di una pi� generica che parla ancora di ''congruo periodo transitorio''.

di Alex Giuzio

Quanto è accaduto oggi in Senato è emblematico della vicenda balneare: il governo non ha infatti voluto approvare le mozioni di Forza Italia e Lega Nord che chiedevano di impegnarsi a stabilire una proroga di 30 anni per le concessioni balneari italiane, come richiesto da tutte le associazioni nazionali di categoria. Al loro posto è stato preferito il testo della maggioranza che, pur prendendo altre posizioni importanti, continua a parlare di “adeguato periodo transitorio” senza voler fissare un termine temporale.

La mozione approvata (clicca qui per leggerla) "impegna il governo a garantire, nel rispetto dei principi di concorrenza, l’esercizio e la valorizzazione delle attività imprenditoriali e a prevedere il rinnovo della delega legislativa, non esercitata; a verificare in sede europea la specificità del regime delle concessioni marittime e a riaprire una negoziazione per tutelare il sistema balneare nazionale e per difendere la proroga disposta fino al 2020; a prevedere un periodo transitorio adeguato per le concessioni in essere, che tenga conto degli investimenti e delle infrastrutture realizzati". Inoltre, gli ordini del giorno "impegnano il governo a predisporre, di concerto con le amministrazioni interessate, gli operatori del settore e gli utenti, una disciplina organica delle concessioni demaniali, che riqualifichi l’offerta turistica, garantisca la tutela ambientale delle coste e salvaguardi la più ampia fruizione dei cittadini; a rimodulare le tariffe dei canoni di concessori; a predisporre un sistema di evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni con una durata ragionevole".

Aspetti, quelli approvati, già da tempo condivisi dalla categoria, che però chiede anche da ormai due anni di quantificare il periodo transitorio in non meno di 30 anni, senza trovare riscontro. Una posizione in questo senso avrebbe potuto fare la differenza, invece lo scontro innescato dai banchi dell’opposizione ha fatto emergere altri intenti.

La discussione delle mozioni era calendarizzata per ieri e ha visto una delicata trattativa tra le parti, proseguita anche nella mattinata di oggi. Riassumendo, il governo non ha voluto approvare i testi dell’opposizione perché troppo espliciti nel numero di anni e nel paragone con Spagna e Portogallo, invitando a riformularli. Una mediazione subito non accettata da Maurizio Gasparri, capogruppo Forza Italia in Senato e primo firmatario del testo. Interpellato da Mondo Balneare, così Gasparri attacca il governo: «Non abbiamo accettato le riformulazioni generiche che il governo aveva prospettato perché abbiamo chiesto un tempo preciso di proroga delle concessioni di almeno 30 anni, in base a quanto avvenuto in Spagna e Portogallo. Termini generici non sono accettabili perché sono un inganno. La senatrice Granaiola, dopo tante partecipazioni alle assemblee dei balneari, oggi ha tradito la categoria accettando un compromesso riduttivo; e il governo è stato latitante, con il ministro Costa che non si è nemmeno presentato e ha delegato il viceministro Zanetti. Noi non ci fidiamo, noi siamo con i balneari e contro il governo e le imposizioni europee».

Altrettanto duri i senatori leghisti Gian Marco Centinaio e Paolo Arrigoni, in un comunicato diramato stamane: «Il governo non ha alcuna intenzione di dare certezze alle imprese balneari e bocciando la nostra mozione mette nero su bianco tutta la propria inadeguatezza nel sostegno delle piccole e medie imprese del turismo. Pensiamo che l’unica possibilità di accordo sia quella di impegnare il governo a una proroga di 30 anni per le concessioni in essere. Non proponiamo nulla di nuovo, ma seguiamo il buon senso e l’esempio di paesi europei con un boom turistico impressionante come Spagna e Portogallo. La penisola iberica da anni ha risolto i problemi legati alle concessioni impegnandosi così nello sviluppo dell’offerta. In Italia invece gli operatori sono limitati da una burocrazia asfissiante e vivono nell’incertezza di poter fare investimenti, visto che da un giorno con l’altro potrebbero chiudere».

Ma il deputato Sergio Pizzolante (Ncd) non ci sta e così risponde alle accuse: «Il senatore Gasparri crea allarmi inconsistenti. La mozione di maggioranza (non del solo Pd) approvata ieri al Senato anticipa, in parte, la legge delega che il ministro Costa ha preparato e che adesso è al vaglio della Presidenza del Consiglio. La legge prevede un periodo congruo di transizione perché riconosce il ruolo delle imprese che hanno investito, creato ricchezza e sviluppato servizi pubblici al posto dello Stato sulla base delle precedenti regole. Dopo la transizione ci saranno evidenze che terranno conto del valore commerciale delle aziende, delle professionalità e delle esperienze acquisite. Il resto è fumo negli occhi, perché parlare semplicemente di proroghe nel momento in cui la Corte di giustizia europea si sta per esprimere sulla proroga al 2020, significa fare il male dei balneari».

Chi desidera ricostruire la lunga e delicata trattativa, può leggere i resoconti stenografici:

In particolare, riportiamo qui di seguito il passaggio più significativo dell’intervento di Gasparri e la risposta del senatore Salvatore Tomaselli (Pd):

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, credo che si debba ristabilire un po’ di verità sulla questione dei balneari. Noi non abbiamo accettato la riformulazione, perché riteniamo che la proroga per queste attività debba avere un tempo definito che abbiamo ipotizzato in trent’anni, ma il Governo si è dichiarato contrario, preferendo formule fumose che altri hanno accettato. Senatrice Granaiola, quella formula fumosa l’andremo a discutere con le assemblee di categoria, che lei come me frequenta, e poi alla fine non potrete raccontare che c’è un adeguato termine. Non c’è nessuna certezza per questi operatori.

Non vogliamo difendere né privilegi, né interessi di casta, perché è chiaro che i litorali restano di pubblica proprietà, ma il problema principale dell’errore di questa procedura europea, rispetto all’applicazione della direttiva Bolkestein, è che noi di beni demaniali costieri ne abbiamo tanti e potrebbero essere messi a gara per nuovi operatori. Quindi si potrebbe consentire a nuovi soggetti di accedervi con delle procedure di gara, visto che ci sono molti litorali che potrebbero essere meglio gestiti con attività produttive.

Siamo contrari a ogni tipo di cementificazione o a speculazioni sui litorali. Riteniamo che chi dovesse svolgere, in qualsiasi ambito, nel settore balneare, nelle tabaccherie, nelle industrie siderurgiche o negli assessorati dei Comuni, attività illegali, debba essere punito dalla magistratura, casomai con tempestività, perché mi fa ridere che oggi la Guardia di finanza e la magistratura siano andati a fare le perquisizioni alla Banca Popolare di Vicenza, quando da anni si sapeva che cosa faceva Zonin. Ci potevano andare qualche anno fa, non ora che il risparmio e i risparmiatori sono stati massacrati. Quindi va bene la lotta all’illegalità, ma non la lotta a un settore produttivo.

La storia è abbastanza lunga, ma la ripercorro in sintesi: abbiamo votato in Parlamento una proroga di queste concessioni fino al 2020. L’hanno votata in tanti, direi tutti; fu una proposta mia, ma anche di altri colleghi. Io avevo avanzato o una proposta più articolata, ma si disse no. C’era allora il sottosegretario Baretta, mi sembra fosse il 2012, in questa legislatura: proponemmo una proroga, così nel frattempo avremmo presentato una legge che cercasse di salvaguardare l’ambiente e le imprese balneari e cercare di convincere l’Europa affinché un principio astratto di concorrenza, che riguardi dei beni e non dei servizi, non fosse applicato in maniera ottusa. Infatti l’Unione Europea è molto contestata anche per il modo astratto e ottuso con cui applica dei principi, perché la concorrenza va garantita, ma non distruggendo settori produttivi.

È una specificità italiana: noi abbiamo le industrie balneari. Mi capitò, quando Monti era presidente del Consiglio, di spiegargli che le spiagge per l’Italia non sono la stessa cosa che possono essere per la Norvegia o per il Nord dell’Inghilterra o per altri Paesi dove le condizioni climatiche non hanno consentito lo sviluppo di un’attività balneare.

In questi anni, il Governo Letta e poi il Governo Renzi non hanno fatto nessuna legge. Ho sollecitato più volte il sottosegretario Baretta, in pubblico e in privato, nell’occasione di incontri in Commissione, ed egli ha rinviato ad altri. Poi se ne doveva occupare la sottosegretaria Barracciu che però si è dismessa perché implicata in non so quale inchiesta. Poi Gozi doveva andare in Europa a trattare. Figuratevi voi se prendono sul serio Gozi in Europa. Non so se abbia trattato ma come negoziatore, francamente, forse era meglio mandarci l’ultimo dei bagnini di uno stabilimento balneare, lo avrebbero ricevuto con più rispetto. Poi, dopo Gozi, Barracciu e Baretta, Enrico Costa, una persona amica che rispetto, disse, da Ministro degli affari regionali neonominato, che se ne sarebbe occupato lui. È andato alle assemblee di categoria, ha fatto alcuni annunci (lo dico anche ai colleghi di NCD) e gli ho dovuto anche spiegare di cosa si trattasse perché Enrico è un’ottima persona, aveva fatto il Sottosegretario alla giustizia e forse è andato anche al mare (è di Cuneo e quindi sarà sceso in Liguria per trovare in mare). Comunque gli ho spiegato come stavano le cose, come l’Europa sbagli, come le gare si possano fare per i litorali non occupati da aziende ma che rispettare le imprese era un principio corretto. Non è nemmeno venuto a questo dibattito.

Zanetti ha dato un parere, anzi si è sforzato perché ha detto no ai trent’anni e ha parlato di un termine congruo. L’altro giorno ha rilasciato un’intervista a Radio 24 con Minoli in cui ha massacrato le imprese balneari. In base a principi astratti, che lui sostiene, ha parlato di chiudere tutto e indire gare per tutti. Ma queste aziende sono un pezzo d’Italia e di economia italiana che deve pagare le giuste concessioni – se paga poco paghi di più – e che deve consentire l’accesso al mare anche a chi non paga niente (non ci devono essere muri e barriere) ma non deve essere massacrato o preso per i fondelli come state per fare oggi votando mozioni che noi non avalleremo contenenti termini abbastanza generici. E lo fa un Partito Democratico che ha votato la proroga trentennale delle concessioni sulle autostrade nel Brennero, altro che balneari. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Commenti del senatore Cioffi).

In quel settore ci sono poteri importanti. E quando avete emanato il cosiddetto "sblocca Italia" avete consentito, anche nel settore autostradale, proroghe lunghissime. Si danno proroghe alle società aeroportuali credo addirittura di 40 anni e sono società di che fanno business.

Diverso è il trattamento per la piccola e media azienda italiana del litorale che deve rispettare l’ambiente, casomai soccorre anche un bagnante che è in difficoltà e a volte, se svolge correttamente la sua attività, mantiene i litorali meglio di quelli abbandonati dai Comuni. Infatti le vediamo le spiagge libere gestite dai Comuni come finiscono, quelle che dovrebbero essere di fruizione dei cittadini che giustamente non vogliono pagare nulla. Spesso sono una specie di immondezzaio e invece andrebbero gestite e tenute meglio per consentire l’accesso al cittadino che vuole andare con la sua sedia e con il suo asciugamano sulla spiaggia senza dover pagare nulla a nessuno. E allora quelli che sono contro le concessioni, se sono sindaci, facciano determinate attività.

Ci fu il "niet" delle Regioni. Sono contento, e lo dico senza ipocrisia, che Vasco Errani sia stato assolto perché aveva subito, com’è capitato a tanti di noi e non solo a lui, ingiuste accuse da cui è uscito a testa alta. Ebbene, quando era Presidente della Conferenza delle Regioni, qualche anno fa, venne a mettere il veto nelle audizioni. La senatrice Granaiola e gli altri colleghi del PD che seguono queste cose sanno che sto dicendo l’esatta verità. Ma ci incontreremo tra qualche giorno nelle assemblee degli operatori di settore e in quella sede la verità la conoscono. Errani, da Presidente della Conferenza delle Regioni, disse che questo settore lo avrebbero gestito le Regioni per poi magari mettere qualche balzello o fare qualche legge bizzarra come quella della Regione Toscana che voi lodate e che noi non apprezziamo affatto.

Quindi si fa la guerra ad un settore produttivo italiano che crea lavoro, crea occupazione ed è utile per il turismo perché se un turista, che magari viene dall’estero, trova uno stabilimento balneare ben organizzato, forse torna in Italia. Ci sono chilometri e chilometri di spiagge che possono essere messe a gara per nuovi operatori, ci sono spiagge libere che gli enti locali dovrebbero gestire meglio, ci sono regole da imporre anche agli operatori privati di accesso e di rispetto dell’ambiente, quindi nessuno vuole la deregulation selvaggia, e non si dica che si vogliono rendere le spiagge come la Fontana di Trevi. Basta con queste fesserie perché il litorale rimane proprietà pubblica e ci sono beni che vengono messi a disposizione in cambio di pagamenti che, se necessario, possono essere adeguati e rivisti.

La verità è che di fronte alle autostrade il PD si inginocchia e concede le proroghe, di fronte alle piccole e medie aziende italiane si preferisce massacrarle.

Ecco perché non abbiamo accettato il giochino della riformulazione. Infatti, gli imprenditori di quel settore hanno letto l’intervista a «Radio 24» del vice ministro Zanetti e sanno benissimo qual è l’ipocrisia del rito che si consuma oggi, al quale noi non ci associamo perché vogliamo difendere interessi reali e legittimi, con trasparenza.

All’Unione europea, che fa questa direttiva Bolkeistein, che va a perseguitare uno che ha un banchetto in un mercatino rionale o uno che affitta un ombrellone, diciamo: l’Europa si occupi di altre cose, perché se va avanti così non solo in Inghilterra, ma da un sacco di parti sarà rifiutata e sarà un guaio, perché un’Europa frantumata conterà ancora meno nel mondo e sarà ancora più colonizzata da investitori di altre parti del pianeta. Denuncio l’ottusità europea come un rischio che recherà altri danni all’Europa. Vorrei un’Europa che funzionasse e che avesse maggiore realismo.

Colleghi, la Spagna – e che resti agli atti – ha prorogato per settant’anni le concessioni a imprese di questo settore; il Portogallo ha fatto proroghe lunghissime: sono o non sono nell’Unione europea? Forse gli spagnoli non hanno mandato Gozi, Baretta, Barracciu, Enrico Costa e altri e ne faccio i nomi perché sono persone che frequentano assemblee e riunioni di questa categoria. La democrazia si fa nel Parlamento, ma anche nel Paese reale e noi – con buona pace dei vincitori di questi giorni – frequentiamo il Paese reale, a volte con consenso, a volte senza. Non è che viviamo su Marte o nei lidi dorati (è proprio il caso di dire).

Pertanto, manteniamo la nostra mozione e la nostra battaglia in difesa di un settore produttivo che è un’eccellenza italiana, che deve essere regolamentato, ma anche rispettato, perché crea occupazione, lavoro e benessere e non è un cancro da combattere e da estirpare.

 

TOMASELLI (PD). Signora Presidente, vorrei ringraziare il Governo, nella persona del vice ministro Zanetti, per aver accolto la nostra mozione con una leggerissima riformulazione di uno dei vari, numerosi punti che abbiamo posto tra gli impegni che intendiamo affidare all’attenzione del Governo su questo tema. Credo che dalla discussione di queste ore, di ieri sera e di questa mattina, possa venire un rafforzato impegno del Governo, grazie anche all’iniziativa del Senato e dei vari Gruppi, per superare quella fase di lunga precarietà che questo settore vive da troppi anni.

Lo hanno detto vari colleghi del Gruppo Partito Democratico e l’ha ricordato, tra gli altri, la collega Granaiola all’inizio della nostra discussione.

Un settore tra i più significativi, peculiari e strategici dell’industria turistica nazionale. Un settore che, negli ultimi dieci anni, ha sofferto della precarietà e della indeterminatezza del proprio futuro, a seguito della vicenda che qui è stata richiamata e che non richiamo. Un settore che ha straordinarie potenzialità per via della diffusa presenza sul territorio: 30.000 imprese che arrivano, durante l’estate, a occupare oltre 300.000 addetti.

Un settore che è nato come peculiare iniziativa di un’industria sostanzialmente familiare, ma che si è consolidato negli ultimi anni come una vera e propria filiera, che ha, tra le altre, una specialità, una peculiarità: un’attenzione profonda, quotidiana, alla difesa del mare, delle spiagge, dell’ambiente, che è l’elemento principale dell’iniziativa produttiva di questo settore.

A me dispiace che siano prevalsi in alcuni Gruppi – da ultimo nell’intervento del collega Gasparri per il Gruppo di Forza Italia, che egli rappresenta – elementi di distinguo su alcuni punti (non su tutti) su cui invece il Senato ha mostrato larga convergenza. Non a caso, il vice ministro Zanetti ha accolto sostanzialmente tutte le mozioni e gli ordini del giorno presentati, chiedendo evidentemente la riformulazione di alcuni punti.

Far prevalere elementi di distinguo – non me ne vorrà il senatore Gasparri che adesso presiede l’Assemblea – con qualche cedimento anche propagandistico, non aiuta una causa credo largamente condivisa in quest’Aula, volta a superare la precarietà e a valorizzare quella che è una peculiarità dell’industria turistica nazionale. Ciò nonostante, credo che prevalgano gli elementi che fanno concorrere l’intero Senato a invitare il Governo ad una forte iniziativa verso la Commissione europea; ad adottare nelle prossime settimane, così come ci ha anticipato il vice ministro Zanetti, un provvedimento di indirizzo e di iniziativa legislativa attraverso una legge delega, che, sono certo, recepirà le indicazioni della discussione di queste ore qui in Senato, volta anzitutto – lo dico in maniera sintetica perché il dibattito si è largamente soffermato sul merito delle questioni – a definire un percorso di evidenza pubblica e anche di gare per quanto riguarda le nuove concessioni, nello spirito che ci viene richiesto dalla Commissione europea.

Questo va fatto individuando criteri assolutamente trasparenti e solidi che, da un lato, possano valorizzare quella che è la storia dell’industria balneare italiana (il forte legame con l’ambiente, la diffusione della piccola e media impresa, l’attenzione al mondo del lavoro e alla tutela del mare); dall’altro, evitino quello che è un rischio che in larga parte tutti condividiamo, ovvero che l’apertura a procedure di evidenza pubblica, a gare per le nuove concessioni possa essere il chiavistello per elementi di distorsione del mercato, che tutti vogliamo essere aperto, trasparente, liquido, competitivo, ma che evidentemente non può che correre taluni rischi.

I rischi da evitare sono certamente la concentrazione finanziaria nella gestione di questo settore e, come ci raccontano anche numerosi esempi di cronaca – anche qui, quello di Ostia è un caso limite – compromissioni e penetrazioni di ambienti criminali.

Un altro grande tema, che è venuto fuori ed è all’attenzione di tutti noi da anni, è come garantire l’indicazione che ci viene dalla Commissione europea di superare un regime di proroghe tacite, e quindi di prevedere una sorta di apertura al mercato, nonché come tutelare un patrimonio di imprese, di investimenti, di professionalità, di occupazione, di lavoro, che nel corso dei decenni l’industria balneare italiana, che è del tutto peculiare rispetto ad analoghe esperienze in Europa, ha prodotto nel nostro Paese.

Immaginare di cancellare con un colpo di spugna questa tradizione e questa peculiarità, chiudendo, come se fossimo in presenza di una porta, un’esperienza per aprirne un’altra il giorno dopo, è una metodologia che non farebbe il bene né del mercato, né del turismo, né della necessità di tutelare patrimoni imprenditoriali e occupazionali, ricchezza e tutela dell’ambiente nel nostro Paese. Noi crediamo che sia possibile – e in questo senso va la mozione che il Gruppo del Partito Democratico ha voluto presentare e su cui il Governo si è espresso favorevolmente – trovare un punto di equilibrio tra questi due elementi: l’apertura al mercato e la tutela e la valorizzazione di un’esperienza di peculiarità del nostro Paese. Per fare questo abbiamo bisogno ancora di tempo.

Mi dispiace, senatore Gasparri, che lei abbia indicato nella necessità di definire nelle nostre mozioni un tempo pari a trent’anni un elemento irrinunciabile dell’atto di indirizzo che ha presentato il Gruppo di Forza Italia. Io credo che sia un irrigidimento che rischia di indebolire un’iniziativa che invece è largamente condivisa da tutti noi. C’è bisogno di tempo, non solo per garantire una transizione equilibrata, ma perché evidentemente in questi anni vari Governi e, se posso dire, varie Aule parlamentari non sono riusciti a fare un lavoro impegnativo.

C’è bisogno di atti, politiche e scelte, dalla ricognizione dei beni demaniali tuttora disponibili e liberi, che si può e si deve fare insieme alle Regioni e ai Comuni e per il quale lavoro c’è bisogno di un atto legislativo vincolante, di tempi e di modalità, alla necessità di rivedere i piani dei singoli Comuni, alla necessità di rivedere i canoni, sia nella determinazione del costo dei canoni che le imprese devono pagare allo Stato o comunque alle istituzioni pubbliche, sia anche nella determinazione di chi deve controllare e riscuotere quei canoni. Penso non da adesso, ma da anni, che sarebbe utile – e questo si può fare anche nella legge delega che il Governo ha annunciato di voler presentare nei prossimi giorni – immaginare una ridefinizione di competenze nella riscossione dei canoni, che io affiderei ad esempio ai Comuni, assegnando loro non solo la riscossione, ma anche la disponibilità di queste ricorse. Sarebbe più utile, aiuterebbe le finanze dei nostri Comuni ed avvicinerebbe l’elemento della riscossione in capo alle imprese balneari all’istituzione che dovrà ben gestire quelle risorse, anche con interventi volti a migliorare la tutela dell’ambiente.

Di questo c’è bisogno e questo sarà fatto in questo periodo di transizione, che avrà bisogno di tempi adeguati. Un tempo adeguato può essere di pochi anni, ma può essere anche di trentacinque o di quarant’anni, senatore Gasparri, e non per forza di trent’anni. Si tratterà comunque di un periodo adeguato, dentro una negoziazione con la Commissione europea che è ancora aperta e dentro una fase in cui credo che commetteremmo un errore se forzassimo scelte e tempi della nostra iniziativa, nel momento in cui c’è un contenzioso grave aperto presso la Corte di giustizia europea, che nelle prossime settimane si esprimerà. Ecco perché sosteniamo l’iniziativa del Governo, che viene rafforzata dal lavoro in Senato di queste ore.

© Riproduzione Riservata

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Seguilo sui social: