Attualità

‘Balneari, d’ora in poi saremo difensori dell’ambiente’

Partecipata l'assemblea 'Onda d'urto' tenutasi oggi a Balnearia. Il Comitato ha presentato la sua proposta alternativa alle evidenze pubbliche: un cambio radicale della missione di impresa, illustrato dall'avvocato Laila Di Carlo

di Alex Giuzio

«Il no alle evidenze pubbliche è condiviso da tutti i balneari, ora pensiamo a come arrivarci». È con questa consapevolezza che oggi a Marina di Carrara, in occasione della fiera Balnearia, si è tenuta l’assemblea ‘Onda d’urto‘ organizzata da Movimento Balneare in collaborazione con Mondo Balneare, Comitato Salvataggio Imprese e Turismo, Afib, Itb Italia e La spiaggia si… cura. Gli scopi erano molteplici: ricercare quell’unità più volte auspicata tra le forze balneari, studiare le prossime strategie e soprattutto presentare il rivoluzionario documento tecnico elaborato dagli avvocati del Comitato, ovvero Laila di Carlo, Alessandro Del Dotto e Piero Bellandi.

Mondo Balneare ha contribuito a questa assemblea perché crede nella forza dal basso e nella comunicazione online rappresentate dagli organi presenti al tavolo di oggi. Noi ci sentiamo parte di questa tendenza, e portiamo avanti da un anno e mezzo il nostro lavoro di informare obiettivamente e costantemente una categoria messa in ginocchio dalla minaccia di evidenza pubblica. E che la categoria è alla ricerca di certezze lo ha dimostrato l’ennesimo pienone di oggi: lo staff di CarraraFiere ha dovuto aprire la parete scorrevole per raddoppiare i posti della sala Canova e permettere così a tutti i presenti di accomodarsi.

I lavori sono stati aperti da Emiliano Favilla, presidente del Comitato Salvataggio Imprese e Turismo: «Siamo contenti per la manifestazione annunciata ieri dai sindacati: noi le daremo il colore che sappiamo dare. Si tratta di un’azione necessaria, poiché non abbiamo ancora ottenuto la deroga alla direttiva Bolkestein: per averla dovremo mettere da parte ogni divergenza e marciare uniti per vincere questa battaglia comune». Favilla ha poi precisato che «il Comitato non intende diventare un sindacato né sfasciare quelli esistenti», una precisazione ripresa più volte anche dal vicepresidente Fabrizio Maggiorelli, che si è rammaricato del fatto che i presidenti dei sindacati che ieri hanno organizzato il convegno ‘Turismo balneare’ (vedi qui) non abbiano fatto parlare i rappresentanti del Comitato. «Un atto spiacevole, ma che va superato: noi vogliamo portare un contributo, e non rubare poltrone», ha chiarito Maggiorelli.

Oreste Giannessi, l’anima del Movimento Balneare, si è compiaciuto della crescita di ‘forze alternative‘ a sostegno della battaglia dei balneari: «Due anni fa abbiamo organizzato questa assemblea da soli, l’anno scorso si è unita l’Afib (Associazione fornitori italiani balneari) e quest’anno troviamo anche Mondo Balneare, il Comitato e l’Itb. Questo sviluppo non può che farci piacere, poiché perseguiamo l’obiettivo di tenere informata una categoria che altrimenti vivrebbe all’oscuro delle notizie che la riguardano».

Poi è stata la volta di Giuseppe Ricci, presidente Itb, che ha ribadito quanto già affermato al suo convegno di due giorni fa (vedi qui): «Crediamo nella deroga ma abbiamo pronto il piano B, ovvero la strada legale per impedire il rapimento del nostro lavoro costruito con il sudore di generazioni». Una strategia condivisa da Gianluca Tiozzo, amministratore del gruppo facebook La spiaggia si…cura in cui ogni giorno cinquemila persone si scambiano le loro opinioni a proposito del pericolo Bolkestein: «Lo Stato non potrà mai mandarci alle evidenze pubbliche – ha sottolineato Tiozzo – poiché i contenziosi che verranno sollevati dalle trentamila imprese balneari italiane gli costeranno miliardi di euro».

Luca Marini, presidente dell’Afib, ha invece portato il sostegno delle aziende fornitrici, che sono in crisi nera a causa del blocco degli investimenti: «Per questo condividiamo la richiesta di deroga». Un sostegno dagli enti locali è arrivato da Nicodemo Pistoia, assessore al turismo del Comune di Viareggio: «Il valore del turismo non sta solo nel Pil, ma è sotto gli occhi di tutti: gli stabilimenti balneari non vanno contati, bensì pesati per il loro contributo che portano all’economia».

Infine è stata la volta dell’atteso documento del Comitato, illustrato dall’avvocato Laila Di Carlo che ha impiegato «due anni di lavoro non retribuito, trascuratezze in famiglia e notti insonni per difendere il futuro della mia e delle vostre imprese balneari», come ha spiegato il marito Riccardo Ciferni. La Di Carlo è stata molto chiara nell’avvertire i balneari della portata innovativa di questo documento: «Si tratta di una nuova prospettiva del nostro lavoro, a cui non siamo abituati ma con la quale dovremo familiarizzare in caso il governo accolga la nostra proposta. Non abbiamo ancora presentato questo lavoro ai ministri in maniera ufficiale, ma solo ufficiosa: si tratta di una base di ragionamento dal quale può partire la proposta normativa per superare le evidenze pubbliche. Questo documento verrà probabilmente cambiato in molti punti, ma ciò che importa sono le premesse». E queste premesse sono davvero rivoluzionarie: l’impresa balneare dovrà fare della tutela ambientale la propria missione. La novità non è assoluta, poiché già l’attuale sistema concessorio, come si nota nell’articolo 250 della legge 296 del 27 dicembre 2006 (la Finanziaria 2007), impone la regola del rispetto ambientale ("Le concessioni sono revocate qualora il concessionario si renda responsabile di gravi violazioni edilizie, che costituiscono inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione ai sensi dell’articolo 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica"). Ma la trovata degli avvocati è importante, poiché ribadisce un tema che sta a cuore dell’Unione Europea, e ne fa il fulcro del nuovo regime autorizzatorio.

Ma passiamo alle parole dell’avvocato, che ha spiegato molto chiaramente il suo lavoro: «Partiamo dal fondo, cioè dall’articolo 15, che recita: "Le concessioni demaniali […] sono convertite dai Comuni in autorizzazioni uniche", cioè – come spiega l’articolo 6 – in "autorizzazioni subordinate alla verifica della conformità alle disposizioni del Piano Comunale di gestione del demanio marittimo, delle prescrizioni riguardanti la sicurezza sanitaria, ambientale, alla tutela dei beni storici ed artistici e alle norme di indirizzo programmatico delle rispettive Regioni. […] Ove vi siano strutture esistenti, la relativa istanza di autorizzazione dovrà comprendere la stipula di un contratto in locazione di durata novennale estinguibile per motivi di pubblica utilità". L’autorizzazione, inoltre, sarà passibile di modifiche dal Piano Comunale e sarà sottoposta a verifica ogni nove anni, in modo da deciderne l’eventuale conferma. Insomma, i concessionari continueranno a godere di quel rapporto di fiducia con lo Stato che è sempre esistito dagli albori del turismo balneare, e lo Stato darà l’autorizzazione solo se il concessionario avrà i sufficienti requisiti professionali e morali. Tali requisiti ci richiederanno un salto di qualità: la tutela ambientale dovrà diventare il nostro patrimonio culturale, e chi non lo perseguirà non potrà diventare imprenditore balneare. Questa categoria ha sempre tutelato l’ambiente e continuerà a farlo: non siamo quei tradizionali imprenditori che vogliono trarre il massimo profitto dalla loro risorsa – che, lo ricordiamo, nel caso della spiaggia si tratta di risorsa limitata e deperibile. I balneari non saranno più visti come cementificatori, anzi, sarà essenziale l’articolo 1 del nostro documento, la premessa fondamentale, che recita: "In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, lo Stato promuove la valorizzazione e tutela il demnaio marittimo ai fini di sviluppo sostenibile del settore del turismo legato alla fruizione del demanio marittimo per finalità di sviluppo economico e sociale, oltre che di tutela ambientale e preservazione della flora e della fauna tipiche del demanio marittimo". Lo Stato resterà proprietario del demanio, ma lo affiderà a terzi che ne tuteleranno il valore naturale, "garantendo libertà di accesso e transito". Le azioni ai danni del demanio, inoltre, potranno costare la revoca dell’autorizzazione».

L’intervento di Laila Di Carlo è piaciuto alla platea, che ha regalato all’avvocato una lunga ovazione. La Di Carlo è stata cauta perché il suo lavoro, se approvato da governo e Ue, imporrà un radicale cambio di prospettiva, ma i balneari presenti oggi all’incontro hanno capito al volo la necessità di questo cambiamento, e lo hanno approvato all’unanimità. Al team di avvocati del Comitato era doveroso un sentito ringraziamento per il duro lavoro svolto, e i balneari lo hanno dimostrato uscendo dalla sala finalmente soddisfatti. Ora l’obiettivo è quello illustrato da Ezio Filipucci, presidente dell’Associazione bar e ristoranti di spiaggia di Riccione, in chiusura dell’assemblea: «Troviamo l’accordo con i sindacati e con gli ambientalisti, e andiamo a vincere questa battaglia».

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