Attualità

‘Balneari, abbiamo ragione. Ma allo Stato non interessa’

L'avvocato Gianluca Tiozzo (nella foto) ci scrive le sue riflessioni sul convegno 'Tutela e uso del demanio costiero a fini turistici', tenutosi venerdì a Rimini.

di Gianluca Tiozzo*

Molte delle riflessioni fatte venerdì a Rimini da vari professori universitari, in occasione del convegno "Tutela e uso del demanio costiero a fini turistici", mi hanno fatto riflettere su quale possa essere la considerazione che ricevono le nostre istanze nella testa di dovrebbe ascoltarle.

Non è un caso che ieri la parola “deroga” sia stata utilizzata poco e con malcelato fastidio, solo per dire che non è legittimo neppure chiederla. Non è un caso che il nostro problema più grande sia stato avere nel ruolo chiave del Ministero delle politiche comunitarie un professore universitario, il professor Roberto Adam, che molti conoscono per sentito dire, e che invece io conosco per aver sentito parlare.

Il burrascoso (in senso delle discussioni accese) pomeriggio di settembre 2011 nel quale abbiamo avuto questo colloquio pensavo di avere incontrato una persona innamorata del proprio modo di pensare, quasi arroccata su una posizione che era sua e sua soltanto, incapace di comprendere le nostre (giuste) istanze. Una persona che si era ritagliata il ruolo di rinnovatore dell’Italia attraverso quello che vedeva l’unico strumento possibile: il diritto comunitario. Nel corso di quel pomeriggio ci aveva anticipato con serenità tutti i passaggi a cui stiamo assistendo in questi giorni, con le liberalizzazioni (dice lui, espropri gli dicemmo noi) di tutte le categorie che in quel momento sembravano al sicuro (taxi, notai, farmacie, ma lui volle precisare anche cave, edicole e non ricordo cosa altro).

Ieri devo ammettere che è stata una certa sorpresa trovarmi di nuovo dopo tanti anni in un’aula universitaria e sentire che la sua opinione non solo è condivisa anche da altri, ma che la trovano un punto di vista equilibrato. Non è piacevole sentire equiparato il tuo lavoro, che svolgi da anni con orgoglio, ad una parassitosi che lo Stato deve debellare per cercare di sopravvivere. Non è piacevole capire che il tuo punto di vista, il tuo stesso diritto a sopravvivere viene considerato l’opposto di quanto serve per il progresso.

Fino a ieri avevo sempre pensato che il punto di vista contrapposto al nostro fosse (da un punto di vista intellettuale) perdente, visto che partiva dal presupporre la negazione di uno dei diritti fondamentali che ogni cittadino dovrebbe avere in uno Stato che si reputa serio: il diritto di vedere mantenuti gli impegni che lo Stato prende verso i cittadini. In realtà ieri ho capito che ci è stata cambiata la seggiola sotto il sedere e non ce ne siamo nemmeno accorti (e non come categoria, ma come cittadini).

Oggi il valore necessario che l’Italia deve portare in dono all’Europa non è la Serietà ma l’Efficienza. Nella testa di queste persone, la nostra è la difesa di una rendita di posizione, e questo non si concilia con l’efficienza né con il progresso. Non gli interessa capire il nostro punto di vista (per quello non ho fatto interventi: sarebbe stato inutile, visto che chi ne ha fatti è stato invitato al silenzio a più riprese). Non guardano al problema cercando di trovare una soluzione (escluso il prof), ma solo a dare una giustificazione del mutamento di prospettiva.

Tutti gli interventi, tranne credo uno, hanno evidenzato come la questione non sia la messa a gara, ma la sostenibilità. Secondo loro lo Stato si è dimostrato inefficiente (solo da un punto di vista economico, lo hanno detto chiaro) nell’adeguare il corrispettivo del godimento esclusivo che ci ha concesso, e pertanto oggi è legittimato ed obbligato ad attivarsi per cambiare lo status quo. Non sarebbe necessaria nemmeno la gara, ma per tranquilità dei vari funzionari è meglio farla, per "farli sentire piu’ tranquilli". La gara, è emerso chiaramente, non è obbligatoria, anzi è estremamente costosa (da 10.000 a 30.000 euro per ogni procedura, contando l’evidenza e il contenzioso successivo). Ma che volete farci, tanto per far stare al sicuro i poveri dipendenti statali è meglio scegliere la procedura più trasparente e garantista.

"Demanio costiero a fini turistici. Diritto ed economia alla ricerca della sostenibilità" era il titolo di questo convegno. Ma il costo delle gare non necessarie, dentro uno Stato la cui maggiore inefficienza non è certo il nostro settore, ma quello della Pubblica Amministrazione, lo pagherà il cittadino al quale viene sventolata a bandiera dell’Europa Salvatrice.

Che la gara non sia necessaria è stato ribadito più e più volte.  Ma l’Europa serve proprio a colpire settori come il nostro, nei quali non si riesce a dare efficienza, e allora si interviene con uno strumento dall’esterno per riequilibrare le condizioni economiche generali. Siamo uno spreco che lo Stato non si può più permettere, gli altri discorsi non servono, questo prevale su tutto. Il fatto è che la nostra categoria non ha saputo portare la competizione dove serviva: noi ci siamo fatti concorrenza tra di noi, pensando che la vera concorrenza fosse quella, invece la concorrenza è con gli altri settori maroeconomici in termini di contribuzione generale, non di indotto generato, ma di puro e semplice “fumo”, l’unica cosa interamente sulle spalle dei clienti: il canone.

Non siamo imprenditori per chi ci parlava ieri, siamo bagnini e mosconai. A parte che non ci vedo proprio nulla di male ad esserlo (visto che fino al 2015 non sarà vietato dalla legge), credo che i due punti di vista diversi che abbiamo siano davvero inconciliabili e conflittuali. Non sono disponibile a farmi da parte perchè lo Stato non è stato capace di adeguarsi: se possibile, questa idea di pagare le colpe di altri mi fa incazzare ancora di più. Se la gara non è necessaria, pretendo che non lo diventi e che se il problema è economico si trovino i coglioni per risolverlo a livello economico.

Dopo quello che ho sentito ieri ho capito solo che non servono nuovi documenti per argomentare le nostre ragioni:  lo sanno benissimo dal punto di vista tecnico che potremmo avere ragione, ma non gli interessa. Noi chiediamo di difenderci quando loro pensano che siamo indifendibili (e con loro anche una parte dei nostri rappresentanti). Non ci faremo intendere con le ragioni di nuovi scritti più o meno argomentati. Non ci lasceranno stare perchè abbiamo ragione. Dobbiamo avere la fantasia di proporci come un prodotto innovativo a questi signori; in questo abbiamo capito male le richieste che ci fanno.

Se il problema è quello di proporci come il nuovo all’Europa, si deve trovare il modo di diventare noi questo nuovo, visto che ognuno di noi e di voi ha saputo essere il nuovo se stesso ormai tante volte quante sono le stagioni che ha fatto sul mare, sempre uguale ma sempre diverso. Non servono i documenti, le procedure, i meccanismi. Servono le idee, i negoziatori e la capacità di proporsi.

 

*Gianluca Tiozzo è avvocato e titolare del Bagno Impero di Marina di Pisa. In questo articolo sono contenute le sue riflessioni sull’incontro "Tutela e uso del demanio costiero a fini turistici", tenutosi venerdì a Rimini.

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