Attualità

‘Aste inevitabili’: il governo non cede. Cna furiosa

Ieri Gnudi e Moavero hanno discusso della Bolkestein con i gruppi parlamentari: non è emerso un orientamento unitario

di Alex Giuzio

Un incontro dall’esito incerto, con tutti i politici che si felicitano del successo ma nessuno che pubblica documenti ufficiali. E intanto le aste con i paletti rispuntano fuori – persino nelle parole di Manuela Granaiola, la senatrice che ha sempre difeso i balneari a spada tratta – e la categoria è pronta a «passare dalla protesta alla rivolta se i segnali del governo saranno negativi», come ha comunicato il presidente del Comitato Salvataggio Imprese e Turismo, Emiliano Favilla.

Decine di comunicati sono usciti sull’incontro di ieri mattina tra gruppi parlamentari e governo, riunitisi per risolvere il problema della direttiva Bolkestein che manderebbe all’evidenza pubblica gli stabilimenti balneari. Un incontro a porte chiuse, con i sindacati assenti. L’unica certezza è che si è finalmente attivato il lavoro promesso dai ministri Gnudi e Moavero lo scorso 23 febbraio: ma del primo appuntamento, tenutosi ieri nella sede del ministero per gli affari regionali, non è ancora emerso un orientamento unitario, dato che i resoconti sono stati contrastanti.

Ogni partecipante ha emesso il suo comunicato stampa di interpretazione dell’incontro: ma per orientarsi tra queste mezze verità è stata necessaria una giornata di riflessione. Riporteremo di seguito le dichiarazioni più significative.

Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo, si è espressa genericamente all’Ansa: «Pur nel rispetto dei principi comunitari, occorre fissare in tempi rapidi regole chiare che garantiscano le imprese balneari, un settore strategico che non solo va salvaguardato ma valorizzato ed incentivato, poiché rappresenta un patrimonio imprenditoriale ed occupazionale determinante nella compagine dell’industria turistica, fondamentale per il nostro Paese. Pertanto è apprezzabile l’impegno del governo a sviluppare una proposta concreta che tenga conto dei legittimi diritti di una parte significativa delle piccole e medie imprese italiane».

Voce importante e molto più chiara è quella di Manuela Granaiola, la senatrice del Pd che da anni è in prima linea per evitare che le imprese balneari vadano all’evidenza pubblica. Il suo resoconto è preciso, ma purtroppo ammette che la Commissione europea non intende evitare le evidenze pubbliche. Queste le dichiarazioni della senatrice: «Il tavolo di stamattina ha visto riuniti per la prima volta parlamentari italiani e ed europei di tutte le forze politiche. Da parte di tutti è stata sollecitata la necessità e l’urgenza di arrivare in tempi brevissimi a una soluzione per un settore economico che rischia il collasso totale. La discussione si è sviluppata su due questioni fondamentali: la possibilità di ottenere una deroga dalla famigerata direttiva Bolkestein e la legge che il governo dovrà adottare secondo la delega ricevuta con l’approvazione della Comunitaria 2010. Per quanto riguarda la prima questione, oltre ad evidenziare quello che ahimè non è stato fatto al momento del recepimento della direttiva, il ministro Moavero e i parlamentari europei hanno ribadito che l’unica strada possibile per ottenere l’esclusione dalla direttiva sarebbe un provvedimento legislativo da presentare alla Commissione Europea, strada molto ardua e pericolosa perché richiederebbe tempi molto lunghi e dovrebbe avere la condivisione degli altri paesi. La strada giusta invece, come già ci fu detto a Bruxelles e dallo stesso commissario Barnier, sarebbe quella di trovare una soluzione all’interno della direttiva e di arrivare ad una corretta applicazione della stessa, che tenesse conto della specificità delle nostre aziende e dell’impatto che potrebbe avere sul nostro sistema economico. Se si dovesse andare a una procedura di evidenza pubblica (e su questo pare che la Commissione non intenda recedere) si dovrebbe lavorare sui criteri e le modalità di affidamento che devono essere decisi dagli Stati membri (e per quanto riguarda l’Italia in accordo con le Regioni). Si dovrebbe lavorare sul comma 3 dell’art 12 e trovare criteri selettivi che di fatto darebbero maggiori garanzie per l’interesse pubblico. I parlamentari sono stati in linea di massima tutti concordi nell’affermare che al concessionario uscente dovrebbe essere riconosciuto oltre che un equo indennizzo in relazione agli investimenti effettuati anche il valore commerciale dell’azienda. Concordi tutti sulla lunga durata delle concessioni, in modo da avere garanzie per gli investimenti effettuati e da effettuare. Da parte di alcuni parlamentari europei, specialmente l’on. Carlo Fidanza e l’on. Roberta Angelini, è stata prospettata l’ipotesi di una legge che riveda la definizione di arenile e modifichi l’art. 822 del Codice Civile (demanio pubblico), in modo da arrivare ad una sdemanializzazione delle aree non destinate ai pubblici usi del mare. L’ipotesi invece di trasformazione delle concessioni in autorizzazioni, essendo queste ultime di durata illimitata, tesi sostenuta dai parlamentari europei ci riporterebbe nella procedura di infrazione. La riunione si è chiusa con l’impegno dei ministri a lavorare da subito ad una proposta di legge che tenga conto prima di tutto delle istanze già fornite dalla categoria nel precedente incontro e dei contributi e delle proposte che hanno fatto e faranno i parlamentari. Personalmente ho fatto presente che la categoria è esasperata e ho ricordato la situazione di Marcello Di Finizio, per la quale l’on. Debora Serracchiani mi ha promesso che interverrà con il Prefetto e mi farà sapere se e quando sarà ricevuto dai ministri. Inoltre ho annunciato che invierò una mia proposta, naturalmente condivisa con gli imprenditori della mia regione. Ancora una volta mi sento di affermare che non possiamo rischiare di perdere questo treno e che occorre un serio impegno da parte di tutti a trovare le giuste soluzioni che hanno bisogno della massima collaborazione di tutti i rappresentanti della categoria, siano essi esponenti sindacali o dei comitati, mettendo da parte, almeno in questa fase cruciale e decisiva, frizioni e malumori che sebbene a volte più che giusti non aiutano certamente ad arrivare ad una soluzione che salvi davvero tutto il comparto».

Punta sulla sdemanializzazione l’eurodeputato Carlo Fidanza (Pdl-Ppe), che accetta le evidenze pubbliche solo per le spiagge ancora libere: «Il patrimonio rappresentato da trentamila aziende non può essere svenduto e va trovata presto una soluzione. Ma occorre chiarezza anche sulle parole. Non si può derogare alla direttiva Bolkestein nel senso che non si può aprire una procedura di modifica legislativa che comporterebbe tempi lunghi e incertezza negli esiti. Ma si può varare una legge nazionale, concordata con l’Ue, che realizzi una deroga di fatto, consentendo di evitare le aste che oggi sarebbero l’esito inevitabile di un’applicazione alla lettera della direttiva. Ho sostenuto con forza la ‘sdemanializzazione‘ della parte di arenile su cui insistono i manufatti realizzati in questi anni dagli imprenditori balneari. Queste superfici devono essere sottratte all’evidenza pubblica e riassegnate agli attuali concessionari attraverso una vendita con diritto di prelazione o attraverso un diritto di superficie con canone annuale. Una soluzione conveniente per lo Stato e gli enti locali che avrebbero un introito certo e maggiore dell’attuale e per gli operatori che vedrebbero garantita la continuità della loro attività economica. Per tutti i tratti di spiaggia attualmente liberi ed assegnabili si potrà invece procedere con una gara pura, in linea con la Bolkestein. Mi auguro che, verificata la fattibilità giuridica di questa soluzione, si possa procedere in tal senso».

Un solo parlamentare ha criticato l’operato del governo, ed è David Favia dell’Idv: «L’’atteggiamento con cui il governo Monti affronta il tema del rinnovo delle concessioni balneari rischia di essere radicalmente sbagliato. I due ministri sono partiti dall’assunto dell’intangibilità della Bolkestein: nulla di più errato. Camera, Senato e Parlamento Europeo hanno approvato mozioni che impegnano il Governo a produrre una legge delega di settore che metta in evidenza le peculiarità dei balneari e quindi la non applicabilità nei loro confronti della direttiva, e ciò anche in base allo Small Business Act. Peraltro, alla luce del fatto che ci sono ancora migliaia di chilometri di costa da assegnare, non c’è, in Italia, nessun problema di concorrenza. Ho invitato pertanto i ministri Gnudi e Moavero ad assumere una linea politica e un atteggiamento più rigorosi a favore degli interessi nazionali. Davanti all’unanime atteggiamento dei parlamentari a favore di una legislazione rigorosa a favore degli insediamenti italiani, i ministri hanno concluso la riunione dicendosi disponibili a elaborare e difendere proposte che vengano loro consegnate dai parlamentari: consulterò le associazioni di categoria e farò avere proposte ai ministri Moavero e Gnudi».

L’agenzia parlamentare Agenparl ha riportato le dichiarazioni di tutti gli altri politici che hanno partecipato all’incontro. Dato che si tratta di dichiarazioni simili a quelle riportate, ci limitiamo a linkarle: Debora Serracchiani (Pd) – Pizzolante e Scandroglio (Pdl) – Cesare Cursi (Pdl) – Cirillo (Pd) – Senatori Pd (Armato, Granaiola, Legnini, Mercatali, Tomaselli)

E per finire, il commento dei rappresentanti sindacali. Critico è Cristiano Tomei, coordinatore di Cna Balneatori: «Non è stato fatto nessun concreto passo in avanti. Dal governo siamo ancora in attesa di risposte dall’ultimo incontro del 23 febbraio. È inutile girare intorno al problema: ci dicano chiaramente quale sarà la sorte delle trentamila imprese italiane! Noi riteniamo che le imprese balneari italiane non abbiano nulla a che vedere con la direttiva servizi. È fondamentale che l’esecutivo, adesso più che mai, sostenga in Europa la tutela dell’attuale sistema turistico-balneare italiano e giunga ad un riordino normativo che scongiuri le aste ed eviti l’evidenza pubblica».

Più cauto è Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Il governo riconosce l’importanza del nostro settore come strategico per il turismo, e come tale va trovata una soluzione per non disperdere il nostro valore. Gli interventi che si sono via via susseguiti sono stati sempre in crescendo a nostro favore e hanno costituito al tavolo una ‘massa critica’ che difende il nostro comparto. Da quanto mi è stato comunicato è stata richiesta ad unica voce la verifica con l’Unione Europea di una diversa applicazione della direttiva servizi per il comparto balneare. Altro argomento portato all’attenzione dei ministri è stata l’importanza del riconoscimento del valore commerciale delle aziende. Al momento non posso dare indicazioni più precise, perchè ho ancora pochi elementi e non voglio travisare i fatti. Ma mi è parso di capire che ci sia stata, da parte dei ministri Milanesi e Gnudi, un’apertura alla verifica di quanto richiesto e ad un lavoro concertato tra parlamentari e associazioni circa il testo del disegno di legge che ci riguarda, dove, ad esempio, il riconoscimento del valore commerciale delle aziende troverebbe una giusta collocazione. Colgo l’importanza che ha avuto questo tavolo e gli attribuisco un valore politico importante. Infatti le forze politiche che sorreggono il governo, e non solo, hanno evidenziato con forza la difficoltà che attraversa il nostro settore ad una unica voce, facendo comprendere al governo che non può esimersi dal confronto e attivarsi con ogni mezzo per tutelare non gli interessi degli operatori balneari, ma il sistema turistico balneare che trentamila imprenditori nel corso di questi anni hanno saputo plasmare con innumerevoli sacrifici e dedizione».

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