di Cristiano Tomei*
Leggendo quanto riportato nell’articolo pubblicato oggi da Mondo Balneare intitolato "Comi: deroga impossibile, ma tuteliamo le pmi", rispondo dicendo che non è possibile tutelare le piccole e medie imprese balneari italiane senza evitare le aste e l’evidenza pubblica. Le motivazioni sul piano politico, economico, sociale e giuridico esistono eccome, e sono state indicate nel documento unitario approvato a Rimini dai maggiori sindacati del settore in rappresentanza del 97% della categoria delle imprese balneari.
Le Regioni si sono espresse per evitare l’evidenza pubblica; il Parlamento italiano, con i suoi due rami, ha fatto lo stesso. Una direttiva – in questo caso la Bolkestein – non è mica un dogma immodificabile: se uno Stato membro quale è l’Italia chiede che questa Direttiva sia ridiscussa, la si ridiscute.
È probabile che ci voglia del tempo a riunire gli altri Stati membri e ad attivare le procedure burocratiche, ma il tempo restante è ampiamente sufficiente perchè ciò avvenga entro il 31 dicembre del 2015. E nel frattempo, cosa altrettanto importante, perché i rappresentanti del nostro esecutivo non avanzano ufficialmente a Bruxelles la richiesta di ridiscutere la direttiva servizi? Chiedere la deroga alla direttiva, usare la stessa direttiva, farne addirittura un’altra; il punto non è questo o perlomeno non si inizia da qui: prima di tutto, il livello italiano della rappresentanza politica e dell’esecutivo di Governo devono ufficialmente aprire la discussione in Europa. E allora perchè tutto ciò non è emerso giovedì 4 aprile in via della Stamperia a Roma durante l’incontro tra l’esecutivo e le forze parlamentari italiane? E perchè tutto ciò non viene chiesto chiaramente e a viva voce direttamente a Bruxelles? Queste sono le domande che si pongono le piccole imprese balneari e alle quali attendono risposte da troppo tempo.
*Coordinatore nazionale Cna Balneatori
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