La stagione balneare si apre in un clima di profonda incertezza sul futuro del comparto demaniale. Mentre a livello nazionale si naviga a vista, cambiano le regole sulle concessioni balneari in Puglia grazie a “Mare Democratico”, il programma regionale mirato alla riqualificazione delle spiagge libere. Il primo avviso della Regione prevede finanziamenti fino a 50.000 euro per ciascun intervento destinato ai 69 comuni costieri pugliesi, con l’obiettivo prioritario di rendere gli arenili pubblici più accessibili, attrezzati e fruibili da parte di tutti i cittadini.
Nel resto d’Italia, invece, si attende ancora il bando-tipo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, lo strumento atteso per disciplinare i criteri delle nuove gare per le concessioni balneari. Nel frattempo, i Comuni hanno la facoltà di prorogare i titoli vigenti fino alla conclusione delle procedure selettive, e comunque non oltre il limite massimo del 30 settembre 2027. Di fronte a questo scenario, la risposta degli enti locali è frammentata: alcuni municipi hanno già avviato autonomamente le assegnazioni, mentre molti altri hanno scelto di rinviare ogni decisione in attesa di un quadro normativo certo.
Il nodo degli indennizzi e il bivio della giustizia amministrativa
Resta interamente aperto il complesso capitolo degli indennizzi richiesti dai concessionari uscenti per il valore commerciale e gli investimenti realizzati negli anni sulle spiagge. Sul punto, la giustizia amministrativa continua a muoversi su posizioni non allineate:
- Il TAR del Lazio ha ribadito l’illegittimità delle estensioni automatiche e generalizzate, richiamando la stretta applicazione della direttiva europea Bolkestein sulla concorrenza.
- Il Consiglio di Stato ha in alcuni casi ritenuto possibile mantenere la continuità delle concessioni in essere nelle more dell’espletamento delle gare, senza però determinare in via preventiva gli importi economici degli indennizzi spettanti ai balneari.
Questo contenzioso perenne si inserisce nel quadro delle scadenze europee che continuano a incidere sul futuro delle imprese. Sullo sfondo resta lo scontro tra l’esigenza comunitaria di applicare le regole di evidenza pubblica e la richiesta delle associazioni di categoria di vedere riconosciuti gli investimenti sostenuti per decenni nella gestione degli stabilimenti.
I numeri del settore: canoni demaniali e costi di gestione
Sul piano economico, il canone minimo annuo per una concessione demaniale marittima è fissato per legge a 3.225,50 euro, ma l’importo effettivo varia sensibilmente in base a superficie, località e redditività della zona. Il canone medio nazionale si aggira attorno ai 7.600 euro, mentre nelle località turistiche di maggior pregio la cifra può crescere in modo notevole.
A questi costi fissi si aggiungono per gli imprenditori gli oneri quotidiani di gestione dell’arenile: dal servizio di salvamento alla pulizia della spiaggia, fino al pagamento di Tari e, in determinati contesti, dell’Imu sulle strutture fisse. Per uno stabilimento balneare medio, i costi annui di gestione possono oscillare tra i 50.000 e i 100.000 euro, a fronte di un investimento iniziale per cabine, attrezzature e locali che può variare tra i 250.000 e i 600.000 euro e oltre.
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