L’Anab, associazione nazionale degli assistenti bagnanti, lancia la proposta di una gestione pubblica del servizio di salvamento. “La salvaguardia delle vite umane in contesti balneari – ha spiegato all’Adnkronos Guido Ballarin, presidente nazionale Anab – rappresenta un diritto fondamentale ed è parte integrante del concetto moderno di bene pubblico. Oggi la sicurezza in spiaggia è affidata quasi integralmente agli stabilimenti balneari privati, con conseguenze operative, economiche e sociali significative. Proporre una gestione dello Stato per gli assistenti bagnanti significa non solo tutelare meglio i cittadini, ma generare anche entrate statali dirette e indirette, rafforzando professionalità e coesione territoriale”.
Professionalità che, sottolinea Ballarin, in Italia al momento spesso e volentieri mancano, “nella misura di un 20% della forza lavoro necessaria per la stagione estiva. Questo deficit si traduce in difficoltà operative per gli stabilimenti, in particolare nei periodi di punta. E gli stipendi, quando sono accettabili, si aggirano tra 1.300 e 1.800 euro mensili, ma con contratti poco rappresentativi e scarsa tutela. Noi segnaliamo da tempo che ‘salari bassi e stagione troppo corta’ rendono la professione poco attrattiva, aggravando la carenza di personale”.
Secondo Ballarin “la durata della stagione varia significativamente: dal maggio a settembre al nord, e periodi ancora più corti al sud. Questo rende incerto il lavoro e svilisce la professione”. E l’assenza di assistenti bagnanti va di pari passo con le spiagge meno sicure. “Sebbene le ordinanze impongano la presenza di un bagnino ogni 80-150 metri, nelle spiagge libere il servizio è spesso assente, soprattutto per motivi economici. Nel 2024 sono stati registrati 221 decessi per annegamento, con oltre il 50% dei casi verificatisi nelle spiagge. Questo evidenzia il ruolo cruciale degli assistenti bagnanti nel prevenire tragedie e l’urgenza di un servizio sistematico e continuativo”, continua Ballarin. Qui arriva la proposta dell’Anab: “Si propone la creazione di un corpo statale di assistenti bagnanti, analogamente ai vigili del fuoco o alla forestale, con contratti nazionali stabilizzati, formazione coerente e organico centrale. Il passaggio sotto gestione statale dovrebbe migliorare le condizioni economiche e normative, garantendo formazione continua, stabilità contrattuale e riconoscimento professionale. E il servizio non sarebbe gratuito: i concessionari balneari pagherebbero un canone proporzionato a metratura, presenze, redditività allo Stato, generando un fondo nazionale stabile per sostenere il servizio”.
Per Anab i benefici derivanti da questa scelta non sarebbero pochi. “Uno Stato unico coordinatore assicurerebbe la presenza del servizio anche sulle spiagge meno profittevoli o libere, garantendo migliori standard di sicurezza. E stipendi garantiti, formazione certificata e qualità contrattuale renderebbero il lavoro più sostenibile e attraente per i giovani”, dice il presidente. Inoltre “l’insieme dei canoni, armonizzati a livello nazionale, costituirebbe una fonte di entrata stabile, in controtendenza rispetto alla situazione attuale di canoni relativamente contenuti rispetto ai ricavi. Con un servizio centralizzato e regolato, le responsabilità legali sarebbero chiaramente definite, diminuendo l’esposizione dei concessionari e dello Stato stesso. Una gestione statale, sinergica con le campagne come ‘Spiagge sicure’, promuoverebbe una cultura della balneazione consapevole e sicura”.
In conclusione, per Ballarin “la proposta di un servizio di assistenza balneare gestito dallo Stato non è solo un passo verso una maggiore sicurezza, ma una vera e propria strategia di equo sviluppo socioeconomico. Equiparare la figura dell’assistente bagnanti a quella dei corpi civili nazionali significa restituire dignità a una professione troppo spesso marginale. Parallelamente, lo Stato può trasformare un bisogno sociale in un modello di investimento pubblico-professionale, con ritorni in sicurezza, occupazione e turismo”.
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