L’aumento delle temperature del mare potrebbe favorire la nidificazione delle tartarughe marine sulla costa italiana. Lo rivela uno studio guidato da Luca Ceolotto dell’Università di Padova, pubblicato su Plos One. La ricerca esamina l’impatto del riscaldamento globale sulla nidificazione delle tartarughe caretta caretta lungo le coste italiane. Utilizzando dati raccolti attraverso progetti di citizen science, gli scienziati hanno analizzato come l’aumento delle temperature del mare influenzi la scelta dei siti di nidificazione e il successo riproduttivo di questa specie. I risultati mostrano che l’aumento delle temperature marine favorisce la nidificazione in aree precedentemente meno frequentate, sottolineando l’importanza di preservare le spiagge naturali per garantire la conservazione della biodiversità costiera.
Le caretta caretta sono una specie vulnerabile a livello globale e rappresentano l’unica specie di tartaruga marina che nidifica lungo le coste italiane. Il riscaldamento globale e le pressioni antropiche stanno alterando gli ecosistemi costieri, influenzando la distribuzione spaziale e il successo riproduttivo di questa specie.
Lo studio si concentra sull’analisi dei fattori che influenzano la scelta dei siti di nidificazione e il successo riproduttivo delle tartarughe marine in Italia. Gli scienziati hanno raccolto dati da 237 nidi di tartarughe marine tra il 2019 e il 2023, distribuiti in 14 regioni italiane. I dati sono stati verificati e analizzati utilizzando un modello statistico lineare generalizzato, che include variabili ambientali come la temperatura del mare e gli eventi di onde estreme, nonché fattori controllati dall’uomo come la presenza di dune e l’urbanizzazione costiera.
I risultati indicano che l’aumento delle temperature del mare è un fattore significativo che favorisce la nidificazione delle tartarughe marine in aree precedentemente meno frequentate lungo le coste italiane. Inoltre, la presenza di dune naturali e la riduzione dell’urbanizzazione costiera migliorano il successo di schiusa dei nidi. Tuttavia, le attività antropiche rappresentano una minaccia significativa per la specie: ciò implica la necessità di adottare strategie di conservazione mirate per mitigare queste pressioni.
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