Ambiente Puglia

Un gasdotto in riva al mare: Salento in rivolta contro il Tap

In una pregiata zona turistica balneare si solleva la protesta contro la realizzazione di una conduttura che arriva dall'Azerbaijan.

Un gasdotto che dall’Azerbaijan arriva fino in Salento per deturpare le spiagge, le campagne e gli ulivi secolari. E che compromette il turismo di una delle zone più pregiate della costa adriatica. Con l’espianto di oltre duecento piante (ma sono quasi duemila quelli che dovranno essere temporaneamente sradicati), sono cominciati ieri i lavori per un’opera contestata da cittadini, ambientalisti, imprenditori balneari e anche amministratori locali: persino la Regione Puglia si è opposta alla costruzione del gasdotto, portando il ricorso fino in Consiglio di Stato dove però, tre giorni fa, è arrivato il via libera a procedere con l’installazione, iniziata ieri tra le grida e le manifestazioni di centinaia di persone contenute dalle forze dell’ordine.

Il progetto si chiama Tap, acronimo di “Trans Adriatic Pipeline”, un gasdotto lungo 870 chilometri che da Baku, in Azerbaijan, porterà in Europa centrale 10 miliardi di metri cubi di gas per 50 anni. Ma a costo di contaminare le meravigliose spiagge del Salento: la parte italiana del gasdotto, infatti, passerà dal litorale di San Basilio a San Foca, e richiederà lo smontaggio di alcuni lidi e lo scavo in profondità della spiaggia per poter interrare le tubature. Ultimati i lavori, le compagnie assicurano che tutto tornerà come prima; ma la pratica è contestata non solo dai cittadini, ma anche dalle amministrazioni comunali coinvolte nonché dal governatore della Puglia Michele Emiliano, che si oppone a una decisione presa a livello centrale dal governo senza interpellare le comunità locali (anche se in questa posizione, forse, rientra anche parte della battaglia interna al Partito democratico in cui Emiliano è candidato per la segreteria).

Il progetto

Come illustra una documentata inchiesta del settimanale L’Espresso,

«Tap è la fase terminale di un gasdotto lungo 870 chilometri che dovrebbe nascere nel campo di Shah Deniz in Azerbaigian, a settanta chilometri a sud-est di Baku, e finire in Salento, nei pressi della spiaggia di San Basilio a San Foca. Viaggiando per 3500 km e sette paesi, il gasdotto, parte integrante del progetto del Corridoio Meridionale del Gas, porterà ogni anno dieci miliardi di metri cubi di gas azero in Europa centrale per cinquanta anni. Una quantità destinata a raddoppiarsi se e quando verrà avviata la terza fase di sfruttamento di Shah Deniz, che Al Cook, vicepresidente della British Petroleum, ha descritto come “il più grande giacimento mai trovato, esteso quanto l’isola di Manhattan”.
TAP rientra nella lista dei 248 progetti di interesse comunitario (PIC) inseriti nel 2013 dall’Unione Europea nel Terzo Pacchetto Energia per migliorare la sicurezza di approvvigionamento energetico e la connessione tra i mercati. Dove per sicurezza si intende una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento e in particolare una maggiore indipendenza dalla Russia, a cui l’UE è strutturalmente legata. L’obiettivo è quello di creare un sistema energetico continentale, dove l’energia possa viaggiare liberamente tra i confini a prezzi competitivi.
Il progetto del Corridoio Meridionale del Gas consta di tre gasdotti. Il Sud Caucasico nasce nel campo di Shah Deniz e attraversando il Caucaso Meridionale e la Georgia entra in Turchia dove confluisce nel Trans Anatolico. Da Kipoi, sul confine greco-turco, dovrebbe iniziare il Trans Adriatico che attraverserà la Grecia fino a Ieropigi, per poi correre lungo l’Albania meridionale per 211 km fino a Fier. Da Fier si tufferà nel Mare Adriatico raggiungendo una profondità di 820 metri per poi riemergere presso la spiaggia di San Basilio. Da qui Tap dovrebbe proseguire con un tratto di 8 km interrato a un metro e mezzo fino al terminale di ricezione (PRT) che verrà installato tra i comuni di Vernole e Melendugno, in un’area abitata da circa ventimila persone, per poi riallacciarsi alla rete nazionale di Snam rete Gas a Mesagne, in provincia di Brindisi, attraverso un altro condotto di 56 km che costruirà Snam stessa. Attraverso quest’ultimo il gas azero verrà distribuito agli altri mercati europei, in particolare in Austria e in Europa centrale».

Mappa del gasdotto Tap

Le proteste

I lavori, come detto, richiederanno lo sradicamento di circa duemila ulivi secolari, tra i più antichi della Puglia, e profondi scavi nella marina di Melendugno, ambita meta del turismo internazionale e storica Bandiera Blu. A chi protesta e a chi fa domande, i committenti di questa opera ribadiscono che il mutamento sarà solo temporaneo: gli ulivi verranno spostati di alcune centinaia di metri e poi ripiantati dove stavano prima, così come la spiaggia sarà oggetto dei lavori solo per il tempo necessario a interrare il tubo (un’analoga opera, dicono, è stata collocata nella pregiata spiaggia di Cala Graciò, a Ibiza). Ma gli ambientalisti non accettano nessun mutamento, neppure temporaneo, di una macchia mediterranea che resiste immutata da secoli: gli ulivi potrebbero non reggere allo spostamento, per non parlare della spiaggia aggredita dalla penetrazione di una lunga tubatura sotterranea. Ma, soprattutto, il movimento che si è battezzato “No Tap” rivendica che la comunità non è mai stata interpellata su questa decisione, presa a livello centrale senza tenere conto delle esigenze locali.

Riguardo ai problemi della spiaggia, spiega L’Espresso, «gran parte della questione gira intorno alla presenza della Posidonia Oceanica, una pianta marina che prolifera nelle acque del mare Mediterraneo fino a formare delle praterie la cui funzione è difendere le coste dall’erosione e garantire il corretto funzionamento dell’ecosistema. La Posidonia prolifera rigogliosa anche nel mare di San Foca, insieme alla Cymodocea e alle tartarughe marine che nidificano in queste acque. […] L’altro punto di attrito riguarda l’applicabilità o meno della direttiva Seveso (n.334/1999), tendente a tutelare i cittadini e l’ambiente da possibili rischi industriali, al terminale di ricezione (PRT). Il PRT è una installazione composta da più edifici a un unico piano che occuperà uno spazio di dodici ettari tra i comuni di Vernole e Melendugno. Qui il gas verrà depressurizzato per essere poi immesso nella rete di Snam Gas, a Mesagne, e sempre da qui la centrale controllerà in remoto anche la parte greca e albanese del gasdotto. Per la Regione Puglia al PRT andrebbe applicata la direttiva Seveso, in virtù dell’articolo 3 che sottopone alla normativa “tutte le aree sottoposte al controllo di un gestore, nelle quali sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture e le attività comuni o connesse”, come si legge in una nota dell’ufficio tecnico della regione. Ma la valutazione del Ministero dell’ambiente è andata in tutt’altra direzione: il PRT per sua natura non rientra nella sfera di applicazione della Seveso. In pratica nella centrale non viene né manipolato né stoccato gas, per cui è esclusa la possibilità di rischi industriali rilevanti per l’uomo e per l’ambiente. Interpellata dal Ministero dell’Ambiente e dell’Interno, la Commissione Europa in una nota dell’ottobre 2014 chiarisce che non è possibile stabilire a priori se un terminale di ricezione sia assoggettabile o meno alla Seveso, ma bisognerebbe valutare caso per caso».

La battaglia, insomma, si preannuncia ancora lunga: le proteste della comunità locale, nonostante i contenimenti della polizia, non accennano a spegnersi e promettono di impedire la realizzazione del gasdotto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Seguilo sui social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.