Attualità

Rinaldi (Idv): ‘Balneari, non perdiamo altro tempo prezioso’

Il capogruppo dell'Idv in Ue si schiera a favore dei balneari italiani

di Niccolò Rinaldi*

Sul tavolo del nuovo governo arriva come la ciliegina sulla torta la vicenda delle concessioni dei balneari italiani. La scadenza per l’applicazione della direttiva europea dei servizi si avvicina, e la Commissione Europea insiste nel mettere a gara anche le loro concessioni, come a Bruxelles ci ha confermato il vicepresidente Barnier. È in corso una procedura d’infrazione, con la prospettiva di una multa sulle spalle dei contribuenti, che certo il Presidente Monti vorrà evitare.

Il peccato originale risale al lungo processo di adozione della direttiva: nessuno – né governo né le stesse categorie – pose il problema dei balneari, chiedendone un’esclusione che all’epoca sarebbe stata molto più agevole. Questa è la prima lezione della vicenda: la debolezza dell’ascolto delle istanze europee da parte di un sistema italiano provinciale, incapace di inserirsi nei meccanismi decisionali quando serve e di recepire le informazioni a tempo dovuto.

Avendo perso tempo prezioso, occorre approfittare del nuovo esecutivo, e della sua cultura europea, per scongiurare il rischio non di una vera apertura del settore con una concorrenza "tra eguali", ma dell’ingresso di grandi gruppi industriali, della ristorazione o dell’alberghiero, nazionali e multinazionali, che spazzerebbero via piccole imprese vitali rendendo uniformi le nostre spiagge, magari in stile stazioni di servizio autostradali. Scomparirebbe lo stabilimento balneare italiano, unico in Europa, familiare, con un rapporto col cliente spesso di antica data; una balneazione che incide sulla qualità della spiaggia e in una certa estetica del paesaggio costiero. Era quanto andava spiegato da tempo all’UE. Ma è anche quanto affermato solo lo scorso settembre dal Parlamento europeo, con un voto che chiede un trattamento differenziato dell’applicazione della direttiva per i balneari italiani. Un voto a larghissima maggioranza che dimostra che l’Europa di per sé non è ostile alla questione delle nostre spiagge, sempre che la si voglia presentare con tempi e metodi corretti.

Quel voto è una formidabile sponda a un governo che voglia beneficiarne. Non lo fece l’esecutivo precedente: basti pensare che per nove mesi l’Italia è restata senza il ministro per gli Affari europei, ovvero senza l’interlocutore istituzionale preposto. Ora, per convincere l’Europa nel poco tempo ancora a disposizione, il neo-ministro Milanesi possiede quell’abilità nel sapersi muovere a Bruxelles finora mancata, e potrà partire dalle proposte che le categorie dei balneari hanno lanciato in questi giorni con un articolato documento. Tra queste mi lascia perplesso il destinare alla concorrenza parte del litorale non ancora soggetto a concessioni (limitando così i tratti di spiaggia libera e indebolendo i vincoli ambientali).

In ogni caso, la questione è tutta politica: evitare in piena crisi ulteriore disoccupazione. Un negoziato con la Commissione è dunque quanto mai urgente, anche perchè promesse elettorali come il rinnovo delle "concessioni per 90 anni" o altre soluzioni unilaterali e non concordate con Bruxelles, tentazioni lontane dal dna del nuovo governo, lascerebbero i balneari sotto la minaccia di fondati ricorsi in giustizia. E se il principio delle gare venisse in ogni caso confermato, almeno si dovrebbe intervenire sui criteri di assegnazione, affinché salvaguardino gli investimenti, la dimensione familiare dello stabilimento, il rapporto culturale e gastronomico col territorio. Ma anche su questa strada occorre sapersi muovere per tempo. Per questo occorre scansare velocemente l’incudine di un’Italia poco reattiva a difendere i propri interessi, e il martello di un’Europa che vuole uniformare tutto.

*Niccolò Rinaldi (nella foto) è capogruppo dell’Idv al Parlamento europeo

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