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Papagni: ‘No ai bandi per gli attuali balneari’

FederBalneari ci ha inviato questo comunicato stampa, che pubblichiamo integralmente. Ribadito l'affiancamento con Oasi-Confartigianato di Mussoni, e criticati gli altri sindacati.

Si è tenuta ieri, venerdì 3 febbraio, la riunione di giunta di FederBalenari per affrontare la questione del rinnovo delle concessioni dopo il 2015. All’ordine del giorno la predisposizione di un documento unitario, condiviso da tutte le sigle sindacali, da presentare al ministro Gnudi per l’incontro del 23 febbraio.

In prima battuta si è deciso di chiedere al Governo di tenere fede agli impegni assunti nei mesi scorsi e di portare avanti una linea programmatica tendente a far comprendere alla Comunità Europea che le concessioni demaniali non rientrano nella Direttiva Servizi e devono uscire dalla Bolkestein. Si è, inoltre, ipotizzata una proposta per salvaguardare le imprese attualmente titolari di concessioni demaniali e che possa rappresentare una concreta possibilità di gestione del demanio al fine di far ripartire la crescita economica nel settore balneare e rimuovere quegli ostacoli che attualmente frenano le potenzialità di sviluppo.

«Il Governo dovrà andare in Europa a spiegare cos’è il sistema balneare italiano», dichiara il presidente di FederBalneari Renato Papagni. «La situazione italiana è infatti particolare: il 70 % delle coste non è impegnato da concessionari, e sono ancora libere e da assegnare. Ferma restando la necessità di non fare rientrare nella Bolkestein la gestione del demanio marittimo e delle concessioni demaniali, se l’attuale compagine governativa e la Comunità Europea hanno intenzione di ragionare in termini di liberalizzazioni, si dovranno mettere all’evidenza pubblica solo tutte le spiagge non ancora in concessione. Gli attuali concessionari balneari, molti dei quali sono titolari di imprese a conduzione familiare, che hanno contribuito al successo del made in Italy, non possono partecipare ai bandi di gara. Inoltre si deve ipotizzare un sistema di regole che permetta ai concessionari balneari di programmare investimenti, anche a difesa dell’ambiente e delle scelte eco-compatibili, dai 6 ai 20 anni, senza bando di gara. È importante evitare di perseverare nell’attuale errore compiuto dalle altre sigle di rappresentanza (Sib, Cna, Fiba, Confindustria) ed inviare invece al Governo proposte e documenti programmatici più o meno articolati che costituiscono un fronte non unitario e certamente non in grado di essere un’interlocuzione forte. FederBalneari a tale proposito ha sollecitato per iscritto la costituzione di un tavolo comune unitario per la stesura di un documento unitario».

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Confartigianato, nella persona di Giorgio Mussoni, è da sempre su questa linea; Papagni ha aderito alle valutazioni dello stesso Mussoni che ha cercato fortemente il dialogo con le altre rappresentanze, raccogliendo solo sentiti rifiuti in più di un’occasione.

Aggiunge Mauro Della Valle, vicepresidente di FederBalneari: «È il caso di denunciare chiaramente le responsabilità di chi, da una parte, sostiene di voler difendere gli interessi del sistema balneare, ma dall’altra divide e disunisce l’aggregazione di forze che, se unite, potrebbero fornire un contributo molto più serio e profiquo per il sistema balneare».

E Papagni conclude: «Forse questa è l’ultima occasione; ci batteremo contro le aste, non possiamo pensare di essere considerati responsabili da chi ci vuole strumentalizzare, creando forti danni per mancanza di dialogo, forse anche per motivazioni del tutto estranee agli interessi dei balneari, e che sembrano vadano ad interessare il piano personale».

Fonte: comunicato stampa di FederBalneari

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