Il calendario dice ottobre, ma sulle spiagge italiane l’autunno sembra ancora lontano. Le temperature insolitamente elevate di questo inizio mese stanno spingendo migliaia di persone a tornare al mare, non solo per passeggiare o prendere il sole, ma anche per fare il bagno. Un fenomeno che riguarda, con intensità diverse, buona parte delle coste italiane e che riapre una questione sulla quale gli imprenditori balneari insistono da tempo: la necessità di adeguare la durata della stagione turistica e dei relativi servizi alle nuove condizioni climatiche.
La fotografia più evidente arriva dalle località dove le spiagge si sono riempite nonostante molti stabilimenti avessero già smontato ombrelloni e lettini. A Marcelli di Numana, nelle Marche, domenica 4 ottobre le temperature hanno superato i 25 gradi: numerose persone hanno steso i teli sulla sabbia e diversi bagnanti si sono tuffati in mare. Gli stabilimenti, però, erano già chiusi. Nelle Marche la stagione balneare ufficiale 2026 si era infatti conclusa il 20 settembre.
È proprio questo uno dei paradossi dell’autunno sempre più caldo. La fine amministrativa della stagione balneare non significa necessariamente che sia vietato entrare in acqua, ma comporta la cessazione di una serie di monitoraggi, obblighi e servizi. In alcune località le ordinanze consentono ai concessionari di proseguire determinate attività, in altre le regole locali, gli obblighi di assistenza, le autorizzazioni e soprattutto l’organizzazione del lavoro rendono difficile mantenere aperti gli stabilimenti. Il risultato è che mentre la domanda continua, una parte dell’offerta turistica è già costretta o indotta a fermarsi.
In Abruzzo il fenomeno è particolarmente evidente sulla costa pescarese. Nei primi giorni di ottobre spiagge e stabilimenti hanno continuato ad accogliere famiglie, residenti e turisti stranieri. Allo stabilimento Il Moro l’attività dovrebbe proseguire addirittura fino a novembre, mentre allo Smeraldo di Montesilvano tutti i lettini e le sedie disponibili sono stati occupati nell’ultimo fine settimana. “I balneari sono soddisfatti non soltanto dell’ultimo fine settimana, ma più in generale dell’andamento della stagione estiva e delle presenze registrate anche tra settembre e ottobre”, ha spiegato Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio Pescara e Sib Abruzzo, al Messaggero. “Quello che è accaduto nelle ultime settimane deve farci riflettere, perché forse già dal prossimo anno si potrebbe ragionare sulla possibilità di prolungare la stagione balneare fino all’autunno”.
Il principale ostacolo, sottolinea Padovano, è anche occupazionale: “Il problema è che i contratti stagionali scadono il 30 settembre e questo è uno dei motivi per cui diversi stabilimenti hanno deciso di non proseguire. Eppure domenica abbiamo registrato una buona presenza di persone e diversi lidi sono riusciti comunque a rispondere alle esigenze dei bagnanti”. Per il presidente del Sib Abruzzo si tratta di una stagione eccezionale: “Faccio questo mestiere da cinquant’anni e sinceramente non ricordo una stagione così lunga e caratterizzata da temperature così elevate. Dovremo analizzare con attenzione quello che sta accadendo e confrontarci con le esigenze del settore, per capire se ci siano le condizioni per allungare strutturalmente la stagione balneare”.
Una situazione analoga si registra in Puglia, dove il mare d’ottobre sta diventando un fenomeno turistico tutt’altro che marginale. Dal Gargano al Salento, il primo fine settimana del mese ha visto spiagge frequentate, bagni fuori stagione e diversi stabilimenti ancora operativi. A Barletta alcuni lidi hanno mantenuto ombrelloni e lettini montati, mentre a Margherita di Savoia i pochi stabilimenti rimasti aperti stanno continuando a lavorare.
Il caso pugliese offre anche una misura quantitativa della destagionalizzazione: secondo i dati di Pugliapromozione, tra il 2023 e il 2025 gli arrivi turistici nel mese di ottobre sono aumentati del 34,2%, passando da 397 mila a 533 mila. A Bari, sulla spiaggia pubblica di Pane e Pomodoro, il primo ottobre sarebbero stati contati circa 500 bagnanti, ma senza servizio di salvataggio e con servizi già ridotti. È l’immagine più efficace della contraddizione: il turismo balneare continua, mentre l’organizzazione della stagione è già entrata nella fase autunnale.
In Emilia-Romagna la stagione balneare ufficiale si è conclusa ancora prima, il 27 settembre. Ciò non ha impedito a diversi operatori di Cervia e Cesenatico di continuare l’attività: alcuni bagni resteranno aperti fino alla prima metà di ottobre, altri fino al 1° o 2 novembre e alcune attività di bar e ristorazione proseguiranno durante tutto l’anno. È un modello che dimostra come la spiaggia possa continuare a produrre economia anche quando non è più formalmente estate.
Più a nord, anche Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno terminato ufficialmente la stagione balneare il 30 settembre. Anche in Liguria la stagione ufficiale si è conclusa il 30 settembre, nonostante nei primi giorni di ottobre le temperature sulla costa abbiano continuato a raggiungere valori intorno ai 24-25 gradi tra Genova, Imperia e La Spezia, pur in presenza di una fase meteorologica più instabile.
In Toscana l’inizio di ottobre ha mantenuto valori elevati, con punte fino a 24-26 gradi nelle località costiere e nell’entroterra, anche se il 5 ottobre l’arrivo di una perturbazione ha interessato soprattutto la Maremma e l’Arcipelago. A Follonica proprio dal 5 ottobre sono ripresi i lavori di riprofilatura dell’arenile che erano stati sospesi durante l’estate per non interferire con la fruizione della spiaggia: un altro segnale del passaggio amministrativo alla fase post-stagionale, non necessariamente coincidente con la fine della frequentazione turistica.
Anche nel Lazio la stagione balneare regionale si è formalmente conclusa il 30 settembre. Sul litorale di Roma, però, l’ordinanza 2026 aveva già introdotto una maggiore elasticità, consentendo agli operatori di attivare i servizi di assistenza alla balneazione dal 1° maggio fino al 30 ottobre previa comunicazione all’amministrazione. Una possibilità che mostra come i calendari possano essere adattati alla crescente domanda di fruizione del mare fuori dai mesi tradizionali. La stessa Regione Lazio, presentando il piano da tre milioni di euro per i Comuni costieri, aveva indicato tra gli obiettivi quello di estendere il periodo turistico.
Sull’Adriatico centrale, oltre alle Marche, anche Molise e Abruzzo hanno calendari che normalmente terminano a settembre, nonostante ottobre possa ancora offrire giornate pienamente compatibili con la vita da spiaggia. Sulla costa molisana la stagione 2026 ha avuto comunque una disciplina particolarmente estesa rispetto ad altre regioni, mentre il problema generale resta quello di far coincidere la presenza di bagnanti con servizi e sicurezza.
Più a sud le condizioni climatiche rendono ancora più evidente la possibilità di prolungare la stagione. In Basilicata le strutture turistiche della costa ionica continuano a proporre soggiorni anche in ottobre, mentre in Calabria località come Praia a Mare hanno registrato nei primi giorni del mese massime intorno ai 25-26 gradi. Qui la disciplina offre un chiarimento importante: per esempio un avviso del Comune di Montebello Jonico ricorda che, al di fuori della stagione prevista dall’ordinanza di sicurezza balneare, “la balneazione è comunque possibile” nel rispetto delle relative norme.
La Campania sta invece provando a trasformare la destagionalizzazione in una scelta strutturale. La Regione ha approvato una revisione della disciplina del PUAD che punta espressamente all’utilizzo delle aree demaniali durante tutto l’anno. “Un’altra scelta importante riguarda la destagionalizzazione”, ha affermato Vincenzo Maraio, assessore al Turismo della Regione Campania. “Non vogliamo più considerarla soltanto un’ipotesi: la Regione promuoverà, insieme ai Comuni, l’utilizzo delle aree demaniali durante tutto l’anno, per elioterapia, turismo, commercio e altre attività collegate al mare. Significa dare alle nostre coste la possibilità di vivere anche oltre i mesi tradizionalmente dedicati alla balneazione”. Una scelta particolarmente significativa in un territorio dove anche all’inizio di ottobre le condizioni restano favorevoli: il 2 ottobre, per esempio, sulla costa sorrentina si registravano temperature dell’aria vicine ai 27 gradi e dell’acqua intorno ai 24.
Il quadro diventa ancora più evidente nelle isole. In Sardegna la stagione balneare ufficiale termina il 30 settembre, ma il mare continua a essere frequentato. Il 5 ottobre un turista è entrato in acqua a Solanas, sulla costa sudorientale, nonostante in quel momento il mare fosse agitato: un episodio conclusosi tragicamente con l’annegamento dell’uomo e che ricorda anche l’importanza dei servizi di sicurezza quando la frequentazione delle spiagge continua fuori stagione.
La Sicilia rappresenta invece uno dei modelli più coerenti con le nuove condizioni climatiche. Qui la stagione balneare 2026 prosegue ufficialmente fino al 31 ottobre e, il 5 ottobre, la temperatura superficiale media del mare attorno all’isola era ancora di circa 25,5 gradi, con valori di 26 gradi nello Ionio e quasi 27 nelle acque di Lampedusa. A Catania il Comune ha deciso di mantenere operative per alcune settimane di ottobre le spiagge libere attrezzate della Plaia e il solarium di San Giovanni Li Cuti proprio per consentire a residenti e turisti di continuare a utilizzare il mare cittadino.
Da Liguria e alto Adriatico fino a Sicilia e Sardegna emerge dunque un’Italia balneare sempre meno compatibile con il vecchio schema giugno-settembre. Naturalmente non tutte le regioni stanno vivendo le stesse condizioni e l’arrivo delle perturbazioni autunnali può cambiare il quadro nel giro di pochi giorni. Ma il dato di fondo appare ormai evidente: quando sole, temperature e mare lo permettono, una parte consistente di residenti e turisti continua a frequentare le spiagge. Il problema è che il calendario dei servizi spesso non segue quello del clima. Tra cessazione dell’assistenza ai bagnanti, scadenza dei contratti stagionali e ordinanze che fissano periodi precisi per l’esercizio delle attività, molti stabilimenti arrivano a ottobre già chiusi o con servizi fortemente ridotti. E così si crea un cortocircuito: sulle spiagge ci sono ancora persone che prendono il sole e fanno il bagno, ma spesso non ci sono più bagnini, ombrelloni, servizi igienici e altre attività di assistenza.
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