Norme e sentenze

La veranda può stare montata tutto l’anno: vittoria di una struttura balneare contro la Soprintendenza

Il Sirena di Riccione aveva contestato l'obbligo di smontare la struttura nel periodo invernale

Successo al Tar per il ristorante di spiaggia “Sirena” di Riccione, che ha vinto una lunga battaglia contro la Soprintendenza in merito al mantenimento annuale di una veranda. Il tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna ha dato ragione al noto locale riccionese, accogliendo il ricorso che il proprietario Ezio Filipucci aveva presentato contro il parere rilasciato nel 2015 dalla Soprintendenza di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini che permetteva di «installare i pannelli di chiusura della parte in ampliamento solo per il periodo della stagione balneare (e comunque non oltre il 15 ottobre)».

Essendo un’attività aperta per tutto l’anno, la società titolare del ristorante aveva contestato la prescrizione della Soprintendenza di smontare la veranda dopo il 15 ottobre. In particolare il ricorso, seguito dall’avvocato Ettore Nesi, contestava la richiesta da parte della Soprintendenza di un «permesso di costruire per adeguamento al piano spiaggia mediante ristrutturazione e ampliamento del fabbricato». Secondo il ricorrente, infatti, «la limitazione disposta non trova ancoraggio né nelle norme edilizie o di tutela paesaggistica, né nelle previsioni del Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Rimini e della quarta variante del Piano particolareggiato dell’arenile». Una motivazione accolta in pieno dai giudici amministrativi, che nella loro sentenza sottolineano come «la prescrizione è illegittima in quanto reintroduce una surrettizia stagionalizzazione dell’attività di ristorazione», senza contare che «non spiega perché soltanto in inverno le pannellature pregiudicherebbero il contesto paesaggistico». Oltre a questo, il Tar ricorda che «l’immobile è libero su quattro lati ed è circondato per decine di metri da arenile demaniale libero da manufatti, e la continuità visiva tra costa ed entroterra non potrebbe essere in nessuna misura offesa dal mantenimento delle tamponature dell’ampliamento anche nel periodo invernale, che servono solo a proteggere l’interno del locale dalle intemperie esterne e dal vento».

Nelle loro motivazioni, i giudici amministrativi evidenziano inoltre «la carenza di una ragione logica per apporre la limitazione temporale» e scrivono che ora «sarà necessario che la Soprintendenza emetta nuovamente il parere richiesto tenendo conto delle indicazioni presenti negli strumenti urbanistici citati nella sentenza, e stabilisca, motivando adeguatamente, la compatibilità o meno delle tamponature inserite nel permesso di costruire con i valori paesaggistici da tutelare».

C’era poi un altro dettaglio a rendere assurda la prescrizione della Soprintendenza. La cosa più grave, segnalava infatti il ricorso del “Sirena”, è che «la rimozione dei pannelli farebbe perdere al ristorante l’agibilità, poiché l’accesso ai servizi igienici dedicati ai clienti avviene transitando nel vano protetto dalle tamponature come richiesto dall’Asl di Rimini, che espresse parere negativo sull’ipotesi di fare accedere le persone ai servizi igienici uscendo dall’esercizio». Secondo i ricorrenti, quindi, la prescrizione della Soprintendenza «finisce per tradursi in un‘ingiusta e ingiustificata limitazione della libertà di impresa».

Il Tar Emilia-Romagna, come detto, ha dichiarato fondato il ricorso, di cui invece il Comune di Riccione e il Ministero per i beni e le attività culturali avevano chiesto il rigetto. Gli atti in questione sono stati annullati nelle parti contestate e il Ministero è stato condannato a rifondere le spese di giudizio, pari a 2.000 euro.

«Finalmente i giudici hanno dato ragione agli imprenditori che investono», è il commento a caldo di Ezio Filipucci, titolare del Sirena, che per costruire la veranda aveva affrontato una spesa importante e che rischiava notevoli difficoltà a causa dell’opposizione della Soprintendenza. «Ringrazio l’avvocato Ettore Nesi che si è occupato con successo di questo ricorso e lo studio Lepri Architetti che ha seguito la progettazione della struttura».

Per approfondire

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