Se da quasi 20 anni il nodo della direttiva Bolkestein tiene sospesi i balneari, è sicuramente vero che questo lungo periodo ha offerto l’opportunità di una riflessione architettonica-urbanistica riguardo i futuri sviluppi delle coste italiane. Aspetti che sono stati trattati dall’architetto Cristian Gori assieme all’Associazione WaterfrontLab ETB presieduta da Franco Giacotti, in occasione della fiera InOut 2026 svoltasi a Rimini, nel corso di un convegno organizzato da Mondo Balneare il 14 ottobre scorso. Una kermesse ricca di relatori, conclusasi con la presentazione della Carta del Waterfront: si tratta di un documento urbanistico programmatico, presentato per la prima volta nel 2025 alla Biennale dello Spazio Pubblico a Roma, che racchiude linee guida per affrontare in modo olistico, dalla scala urbanistica al design l’argomento waterfront.
“L’obiettivo di questa carta è quello di contemplare il waterfront come dimensione culturale, riconoscere il carattere di specifica disciplina insediativa, oltre a quello di essere un generatore di spazi pubblici”, spiega Gori. “Sulla base di queste premesse, sono stati approfonditi in questi anni criticità e problematiche legate anche al mondo balneare. In particolare tre temi: l’attenzione sulle problematiche delle località balneari come realtà urbane “bipolari”, le architetture balneari e l’importanza dell’arredo urbano nella riqualificazione di stabilimenti e lungomari”.
Un serie di input e stimoli nello spirito dell’Associazione di WaterFrontLab, finalizzati ad alimentare il dibattito e nutrire la riflessione, auspicando come obiettivo finale quello di migliorare dal punto di vista urbanistico la valorizzazione dello spazio pubblico quale appunto il patrimonio costiero. Come ricorda l’architetto Gori, “se la “bipolarità” delle località balneari (definizione che identifica molte località costiere italiane ed Europee) caratterizzate da differenti modi e stili di vita tra il periodo estivo ed invernale, assume un ambito di riflessione urbanistico e sociale di ampie dimensioni, più attinenti al futuro delle spiagge riguarda il confronto sulle architetture balneari e l’arredo degli arenili”.
Il riconoscimento delle architetture balneari, aspetto storicamente sottostimato, si rivelerà fondamentale invece per offrire luoghi confortevoli, sicuri ed inclusivi sull’arenile. Requisiti di riqualificazione di spazi pubblici che non possono prescindere dagli indirizzi auspicati dall’Agenda 2030.
Altrettanto importante è la riflessione promossa da WaterfrontLab sull’arredo e il design urbano. “Come è già stato evidenziato in più occasioni – sottolinea Gori – la riqualificazione della linea di costa risulta essere uno degli spazi fisici più complessi da gestire, non solo per le problematiche legate al rinnovo delle concessioni o ai fenomeni di erosione, ma soprattutto per la morfologia stessa. La linea di costa urbanisticamente rappresenta un margine territoriale, dove coincidono il senso di identità e dissolvenza. Il lungomare/arenile, come luogo, è caratterizzato da una visione asimmetrica: la parte a monte solitamente edificata da strutture ricettive è ben diversa dalla parte a mare che apre appunto verso il mare”.
Da qui l’importanza strategica dell’arredo urbano come strumento di composizione per interpretare la riqualificazione degli arenili e dello spazio pubblico dei lungomari: “Il valore delle architetture orizzontali dal punto di vista percettivo e semiotico, come elemento di “raccordo” tra la città edificata e l’ambiente naturale dell’arenile diventa determinante per disegnare la linea di costa delle nostre località balneari”, conclude Gori. Tematiche di forte attualità che non potranno non essere prese in considerazione nei processi di riassegnazione delle concessioni balneari. Input che trovano in WaterFrontLab e nella Carta del Waterfront un naturale luogo di riflessione dove urbanistica, architettura, arredo urbano e design, si interfacciano. Dove discipline e scale progettuali differenti, se coordinate con sinergia, possono fare la differenza nel definire nuovi luoghi e modi di vivere i waterfront.
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