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‘La Bolkestein è nata quando Monti era presidente Ue’

Interessante dibattito la scorsa settimana a Civitanova: il presidente di Confesercenti Marche ha fatto notare l'allarmante notizia, ma ha anche incoraggiato i balneari

‘L’unione fa la forza’: mai come oggi un vecchio proverbio poteva adattarsi alla situazione che stanno vivendo in questi giorni i balneari di tutta Italia. E infatti, questo vecchio proverbio ha concluso il discorso di Claudio Albonetti (nella foto), presidente regionale di Confesercenti Marche e presidente nazionale di Assoturismo, che ha parlato durante un convegno sulle prospettive delle concessioni demaniali marittime in seguito alla direttiva della Comunità Europea del 2006 (la famigerata direttiva Bolkestein), svoltosi lo scorso weekend a Civitanova Marche presso l’Hotel Cosmopolitan.

La direttiva, lo sappiamo, stabilisce l’uso della gara di appalto pubblica per le concessioni balneari, e dunque, paradossalmente, aprirà la strada a un eventuale bagnino cinese o ungherese a Civitanova o a Porto Potenza, tanto per fare l’esempio delle Marche, o peggio ancora a villaggi turistici gestiti da multinazionali. Di fronte a una platea fatta di operatori del settore giustamente irritati, ma ancora non troppo pronti ad allearsi per trovare possibili soluzioni ad un caso che rischia di lasciare senza attività praticamente tutti gli esercenti delle attività balneari, si è svolto un interessante dibattito, al quale purtroppo sono risultati assenti, e non tutti giustificati, tutti i politici della Regione Marche: i senatori, i sindaci e gli assessori hanno voluto rispondere al problema con un assordante silenzio.

«Siamo qui per aiutarvi a ragionare», ha esordito il contr’ammiraglio Giovanni Pettorino, direttore marittimo delle Marche. «L’attività del mare produce il 2% del nostro Pil, e si sviluppa in ottomila chilometri di costa. Tutto funzionava bene perché risalente alla normativa del codice della navigazione. Questa direttiva europea del 2006 non tiene affatto conto della nostra realtà, come molte cose che vengono decise a Bruxelles. Tra l’altro, a ciò si aggiunge il grave e serio rischio di infiltrazioni malavitose. Ho comunque fiducia in una soluzione che non stravolga l’attuale sistema, perché le risorse del nostro paese sono proprio gli italiani», ha concluso il contr’ammiraglio, che ha anche evidenziato il disagio dei pescatori nel compilare un modello di pesca europeizzato non consono alla pesca svolta nel Mediterraneo, in cui si pescano diverse specie contemporaneamente.

Ma il dibattito si è infiammato quando ha preso la parola l’avvocato Morena Luchetti, che citando la norma del codice di navigazione, scritto nel 1942, ha fatto infuriare i presenti. «Il demanio è un bene di tutti, che viene concesso dall’Autorità pubblica e per un determinato periodo di tempo, quindi la concessione è un titolo con durata temporanea». Ma l’avvocato si è dimenticato che c’è chi, sul demanio marittimo, ha investito milioni di euro per acquistare la licenza o impiantare strutture a norma di sicurezza (dalla famosa 626 all’antisismica), in base ad un piano economico finanziario che va ben al di là del tempo previsto dalla direttiva della Comunità Europea. tenuto conto di questo, come possono fare i balneari a far quadrare i conti con questa direttiva? E come possono fare le aziende marittime portuali che hanno numerosi operai? L’avvocato ha concluso: «Si parla ancora solo di ipotesi di bando, ma la coesione e l’esperienza dei nostri operatori devono diventare i punti di forza su cui far leva in caso la direttiva verrà applicata». Aste con i paletti, insomma? Peccato che questa idea sia respinta dal 97% dei balneari italiani.

Interessante anche l’intervento del presidente regionale di Confesercenti Marche, Claudio Albonetti: «La direttiva Bolkestein è nata nel 2004, quando Monti era presidente della Commissione Europea. La nostra associazione sta lottando per risolvere quello che presto sarà un problema per tutti gli operatori balneari. Il turismo rappresenta il 4% del Pil: qualcuno dovrà per forza intervenire e stoppare l’Europa che vuol prendersi le nostre spiagge! E’ determinante, ai fini della vittoria finale, la forza d’urto che riusciremo a creare: ne va della vita delle nostre imprese. Per questo è da prendere in considerazioni anche l’ipotesi di costituire dei consorzi, allo scopo di dichiarare la specificità delle nostre concessioni demaniali marittime, come è in Olanda per la coltura del tulipano  a Monaco di Baviera per i mercatini: lì non tutti possono entrare, perchè si tratta di realtà protette».

Fonte: comunicato stampa Confesercenti Macerata

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