Le problematiche connesse ai rifiuti marini sono riconosciute a livello globale come una delle principali sfide dei nostri tempi, a causa delle loro significative implicazioni ambientali, economiche, sociali, politiche e culturali. Il Mediterraneo è uno dei mari più colpiti dai rifiuti marini al mondo ed è urgente l’implementazione di misure di prevenzione e mitigazione. Per questo un nuovo progetto di ricerca internazionale, di cui è capofila l’Università di Siena, mira a definire un approccio di gestione dell’ecosistema che sia condiviso fra i decision-maker preposti alla pianificazione della gestione integrata delle zone costiere. Il progetto è coordinato dalla professoressa Maria Cristina Fossi del Dipartimento di scienze fisiche, della terra e dell’ambiente.
Oggi è in programma un primo incontro fra i partner del progetto, intitolato “Plastic Busters CAP – Fostering knowledge transfer to tackle marine litter in the Mediterranean by integrating EbA into ICZM”. Il meeting sarà aperto dai saluti del rettore dell’Università di Siena Francesco Frati e della professoressa Maria Cristina Fossi e vedrà la partecipazione di Joumana Sweiss e Laura Righi (ENI CBC MED Programme) e Alessandra Sensi (Union for Mediterranean).
Plastic Busters CAP mira a facilitare i decisori e le parti interessate nell’affrontare efficacemente il problema dei rifiuti marini. Il progetto contribuirà a migliorare i servizi ecosistemici attraverso la riduzione dei rifiuti marini e dell’inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo e delle emissioni di gas serra con il miglioramento delle tecniche di smaltimento delle materie plastiche.
Plastic Busters CAP è un progetto della durata biennale, con un budget totale di 1.109.976,27 milioni di euro, ed è co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma ENI CBC MED 2014-2020. La ricerca riunisce partner di sette paesi della regione mediterranea: Egitto, Grecia, Italia, Giordania, Libano, Spagna e Tunisia. Al consorzio di ricerca Plastic Busters CAP, oltre all’Università di Siena, partecipano Legambiente Onlus, l’Istituto nazionale di scienze e tecnologie della Tunisia, l’Università della Giordania-Aqaba, l’Ufficio d’informazione mediterraneo per l’ambiente, la cultura e lo sviluppo sostenibile della Grecia, il Consiglio superiore della ricerca scientifica – Istituto di scienze marine della Spagna, l’ong “El Rames society for local community” dell’Egitto e la Riserva naturale di Tiro del Libano. Plastic Busters CAP, che capitalizza l’esperienza acquisita attraverso cinque progetti precedenti tra i quali Common e Plastic Busters MPAs, sviluppati nell’ambito del network SDSN MED – Sustainable Development Solutions Network Mediterranean guidato dall’Università di Siena, è nato all’interno della “Plastic Busters Initiative” di Union for Mediterranean, istituzione intergovernativa che riunisce 42 paesi per promuovere il dialogo e la cooperazione nella regione euromediterranea.
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