Norme e sentenze

Canoni demaniali, il Tar annulla l’aumento del 25,15%: per i balneari si apre la questione rimborsi

In Veneto si stimano circa 3 milioni di euro da ricalcolare

Si riapre il confronto sugli aggiornamenti dei canoni demaniali marittimi e sulle possibili conseguenze per gli operatori del settore. Con la sentenza n. 11715/2026, il Tar del Lazio ha riportato al centro dell’attenzione la legittimità dei criteri utilizzati per determinare gli aumenti dei canoni, sollevando interrogativi sulle somme già versate e sulle eventuali procedure di recupero.

La vicenda richiede tuttavia una distinzione importante: gli effetti della decisione devono essere valutati alla luce del contenuto preciso della sentenza e delle concessioni interessate. Non è quindi possibile considerare automaticamente riconosciuto a tutti i gestori balneari il diritto alla restituzione degli importi pagati, anche se per i concessionari che hanno corrisposto somme maggiorate si apre la possibilità di richiedere ricalcoli, restituzioni o compensazioni.

Il nodo dell’aggiornamento Istat e la non retroattività

La controversia riguarda i criteri utilizzati per aggiornare i canoni demaniali e la possibilità di applicare determinati incrementi alle annualità successive. Il Tar del Lazio ha annullato i decreti ministeriali sugli aggiornamenti dei canoni per il 2023, 2024 e 2025, nella parte in cui hanno applicato o mantenuto l’aumento del 25,15% disposto per il 2023.

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I giudici hanno chiarito che il nuovo criterio di aggiornamento può operare solo per le annualità successive, senza efficacia retroattiva. Il tema si inserisce in un quadro normativo che negli ultimi anni è stato oggetto di modifiche e interpretazioni, con conseguenti difficoltà operative per gli enti concedenti e per le imprese.

Per stabilire quali siano le conseguenze concrete della pronuncia occorre verificare il dispositivo, le concessioni coinvolte e l’eventuale applicabilità dei principi affermati anche ad altre tipologie di concessione. È inoltre necessario distinguere gli effetti dell’annullamento del criterio di calcolo dalle procedure per ottenere rimborsi o compensazioni, che vanno attivate caso per caso.

Le stime del Sib Veneto: a rischio milioni di euro

In Veneto, il Sindacato italiano balneari (Sib) di Confcommercio ha indicato in circa 2,5-3 milioni di euro il possibile ordine di grandezza delle somme interessate dalla vicenda.

Giovanni Boscolo Moretto, presidente del Sib interprovinciale Venezia-Rovigo, ha prospettato la possibilità di chiedere al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiarimenti sui criteri applicabili, oltre a un eventuale ricalcolo degli importi e allo scomputo delle somme versate in eccedenza dai pagamenti successivi.

L’associazione punta a ottenere indicazioni uniformi a livello nazionale, così da evitare che la questione venga affrontata in maniera disomogenea dai singoli Comuni. Una circolare ministeriale potrebbe contribuire a chiarire le procedure da seguire, ferma restando la necessità di verificare per ciascuna concessione la sussistenza dei presupposti per eventuali recuperi.

Anche Lorenzo Braida, presidente del Sib Veneto, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di individuare una soluzione per gli importi eventualmente non dovuti, attraverso la restituzione o la compensazione. In attesa di indicazioni ufficiali, per gli operatori resta opportuno conservare la documentazione relativa ai canoni versati, in modo da poter ricostruire puntualmente i pagamenti effettuati.

I Comuni chiedono chiarezza sulle procedure di riscossione

La questione coinvolge anche le amministrazioni locali, chiamate a gestire gli adempimenti legati alla riscossione dei canoni per conto dello Stato. I Comuni lamentano un ulteriore carico di lavoro e chiedono di chiarire le rispettive responsabilità, soprattutto nel caso in cui si rendessero necessari ricalcoli o restituzioni.

Flavio Maurutto, sindaco di San Michele al Tagliamento, nel cui territorio si trova Bibione, ha evidenziato le difficoltà operative per gli uffici comunali e auspicato che la funzione di riscossione possa essere gestita direttamente dall’amministrazione statale.

A Jesolo, il sindaco Christofer De Zotti ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere nelle sedi competenti la possibilità di trattenere circa 900 mila euro di maggiori entrate derivanti dalle nuove assegnazioni delle concessioni demaniali marittime, insieme a una revisione del sistema di riscossione.

In attesa delle indicazioni del Ministero

La vicenda lascia aperti diversi interrogativi: quali concessioni siano effettivamente interessate dalla pronuncia, quali criteri debbano essere applicati ai canoni già corrisposti e attraverso quali strumenti possano eventualmente essere recuperate le somme non dovute.

Per il comparto balneare, il passaggio decisivo sarà rappresentato dai chiarimenti ufficiali del ministero e dalla verifica degli effetti giuridici della decisione sui singoli rapporti concessori. Solo una volta definiti questi aspetti sarà possibile quantificare con maggiore precisione le eventuali somme recuperabili e individuare le procedure da seguire.

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