Sono giorni decisivi per il destino delle concessioni balneari, che si intreccia a quello del ministro agli affari europei Raffaele Fitto. In prima linea per diventare commissario europeo, Fitto ha un compito da risolvere, affidatogli direttamente dalla premier Giorgia Meloni: quello di individuare una soluzione alla scottante questione del rinnovo dei titoli in scadenza a fine anno. Quale sarà la linea adottata dal rappresentante dell’esecutivo italiano, dipenderà da cosa sarà necessario mettere sul piatto. Non è scontato che i balneari possano diventare una merce di scambio tra Roma e Bruxelles: l’Italia istituirà le gare delle concessioni come chiede la direttiva Bolkestein, e in cambio l’Ue garantirà una poltrona di primo piano a un suo membro del governo. Qualcosa di più potrebbe venire a sapersi già dopo il consiglio dei ministri di oggi, il primo dopo la pausa estiva, che toccherà anche il nodo dei balneari. Il governo vuole infatti approvare la norma entro settembre e il tempo stringe. Il ddl sui balneari non è all’ordine del giorno di oggi, perciò è probabile che confluirà nel ddl infrazioni previsto per la prossima settimana. Il governo sta lavorando su alcuni correttivi richiesti da Bruxelles, che riguardano la proroga e i paletti a favore degli attuali concessionari.
La bozza di legge redatta da Palazzo Chigi, pubblicata ieri da Mondo Balneare, sembrava già andare nella direzione della Bolkestein. Il governo Meloni si è mangiato la promessa di evitare le gare delle concessioni, preferendo scrivere una norma che va incontro al diritto europeo. Ma la Commissione Ue ha ritenuto la legge ancora troppo favorevole agli attuali concessionari. Il principale aspetto critico riguarda il rinnovo automatico delle concessioni da uno a cinque anni, a seconda della percentuale regionale di occupazione delle coste: si tratta di una misura notoriamente proibita dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria, che perciò non potrà restare in piedi. Fitto e Meloni non possono essere così ingenui da non saperlo, ma potrebbe trattarsi di un espediente per dimostrare ai balneari di averle provate tutte, per dare loro ancora qualche anno, per poi addossare alla Commissione Ue la colpa della bocciatura della norma.
Ai concessionari storici rimarrebbe comunque il diritto agli indennizzi, che nella bozza sono regolamentati in modo molto approfondito e favorevole per i gestori uscenti. Ma anche su questo aspetto, nonché sull’esperienza professionale da privilegiare in fase di gara, i tecnici di Bruxelles avrebbero espresso delle dure critiche. La direttiva europea Bolkestein impone le gare con totale parità di condizioni di partenza, perciò ogni forma di favoritismo per gli attuali concessionari è vista come illegittima.
I negoziati sono forsennati in queste ore, come conferma anche Bruxelles. «La Commissione ha analizzato la risposta delle autorità italiane del 16 gennaio 2024 al parere motivato della Commissione del 16 novembre 2023 nel contesto della procedura di infrazione sulle concessioni balneari. I servizi della Commissione sono in dialogo con le autorità italiane per individuare una soluzione», ha dichiarato ieri una portavoce all’Ansa. Contro il nostro paese incombe una procedura di infrazione, che per ora è ferma alla fase del parere motivato. Se il governo Meloni approverà la legge, la questione si potrà risolvere entro la fine dell’anno. Ma Palazzo Chigi non sa come salvare la faccia: dopo avere rinnegato l’impegno di evitare le gare, ora è costretto anche a limare la proroga, gli indennizzi e i paletti a favore degli attuali concessionari. Questo è il motivo per cui la norma continua a essere rinviata; ma ormai la fine dell’anno incombe e prorogare non è più possibile.
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