Attualità Sindacati e associazioni

650 i Comuni con bandiere a mezz’asta

Grande successo per l'iniziativa proposta dall'Anci per supportare lo sciopero dei balneari

«Il Governo non ci riceve, ma noi non ci scoraggiamo e siamo qui per difendere le imprese balneari». Così il sindaco di Pineto e delegato Anci al demanio marittimo Luciano Monticelli ha commentato durante la cerimonia che ieri mattina si è tenuta nella piazza antistante Palazzo di Città e durante la quale, alla presenza del presidente nazionale della Cna Balneatori Cristiano Tomei e del presidente Upi Abruzzo Enrico Di Giuseppantonio, le bandiere comunali e di salvamento sono state esposte a mezz’asta. Un gesto simbolico per protestare contro la direttiva Bolkestein e contro il silenzio del Governo, al quale sindacati, Regioni e Comuni chiedono un incontro dallo scorso febbraio per avviare un tavolo di confronto sulla spinosa tematica.

Si tratta di un’iniziativa che ha preso il via proprio dal sindaco pinetese, e che si è tenuta in concomitanza con lo sciopero promosso dalle associazioni rappresentative delle imprese balneari. Ieri mattina, infatti, i clienti degli stabilimenti hanno dovuto aspettare le 11 del mattino per potersi riparare dal sole, quando cioè i gestori hanno ripreso la normale attività aprendo gli ombrelloni, dopo aver reso note le motivazioni del fermo (vedi notizia)

L’idea di esporre a mezz’asta le bandiere è stata accolta da ben 650 città italiane. «Dal canto suo – precisa Monticelli – l’Abruzzo ha visto quasi il 100% di adesioni, segno che la problematica è particolarmente sentita e che gli operatori non hanno nessuna intenzione di subire passivamente ogni tipo di decreto».

Dello stesso avviso anche Cristiano Tomei, che ha ribadito l’importanza della concertazione per una tematica come quella legata alle imprese balneari. «Ogni giorno – sottolinea in proposito – assistiamo inermi alla chiusura di una fabbrica. L’unico settore che non subisce ancora una forte crisi è proprio quello turistico e pertanto dobbiamo fare in modo che venga salvaguardato».

Amministratori e associazioni di categoria tornano dunque a chiedere con forza l’istituzione di un tavolo da parte del Governo, «perché – precisa ancora Tomei – non è giusto che vengano prese decisioni così importanti senza che le istituzioni interessate ne siano messe a conoscenza».

Il timore è quello di vedere i piccoli balneatori costretti a cedere il passo alle multinazionali, perdendo di conseguenza quella che finora è stata una particolarità tutta italiana.

«È una direttiva che snatura le spiagge del nostro Paese – aggiunge Enrico Di Giuseppantonio –. La tipologia di queste imprese, tradizionalmente piccole e medie e quasi sempre a gestione familiare, ha consentito infatti la formazione di una identità culturale e di uno stile di accoglienza che nel tempo si è trasformato in un punto di forza delle vacanze nel nostro Paese. Per questo saremo in prima fila per difendere i balneatori».

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Anci

Associazione Nazionale Comuni Italiani

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