Ambiente

Illuminazione pubblica e stabilimenti a misura di tartaruga: il modello Ascea per il Cilento

Il progetto Life Turtlenest ha permesso di adeguare le luci degli stabilimenti balneari, delle strade e della pista ciclopedonale per proteggere i nidi di Caretta caretta.

Un intervento pilota riduce l’inquinamento luminoso sulla spiaggia di Marina di Ascea per tutelare i nidi di Caretta caretta senza rinunciare a sicurezza e fruibilità serale.

Un’illuminazione pubblica e privata progettata per proteggere le tartarughe marine senza compromettere la sicurezza e la fruibilità del litorale. È l’intervento realizzato a Marina di Ascea, nel Cilento, dove il tratto costiero della Scogliera è stato dotato di un nuovo sistema di illuminazione a basso impatto ambientale. L’obiettivo è ridurre la dispersione della luce artificiale verso la spiaggia e il mare, preservando uno degli habitat più importanti della Campania per la nidificazione della tartaruga Caretta caretta.

Il nuovo impianto è stato inaugurato nei giorni scorsi con una cerimonia che ha compreso anche il rilascio in mare di due tartarughe curate presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Entrambi gli animali sono stati dotati di trasmettitori satellitari, che consentiranno ai ricercatori di seguirne gli spostamenti nel Mediterraneo.

L’iniziativa è stata sviluppata nell’ambito di Life Turtlenest, progetto coordinato da Legambiente e finanziato dal programma Life dell’Unione europea, con il coinvolgimento della Stazione Zoologica Anton Dohrn come referente scientifico e della Regione Campania come partner istituzionale. Alla realizzazione hanno collaborato anche il Comune di Ascea e il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Dagli stabilimenti balneari ai lampioni stradali

L’adeguamento dell’illuminazione è cominciato durante l’estate, coinvolgendo inizialmente gli stabilimenti balneari e le altre attività turistiche presenti nella località Scogliera. Successivamente, gli interventi sono stati estesi ai lampioni stradali e alla pista ciclopedonale che costeggia la spiaggia, recentemente riqualificata grazie a un finanziamento dell’ente Parco.

Il progetto illuminotecnico, elaborato da Chiara Carucci di Noctua, prevede l’impiego di sorgenti luminose con temperatura di colore di 2700 Kelvin, associate a un’attenta regolazione dell’intensità e dell’orientamento dei corpi illuminanti. Queste caratteristiche permettono di limitare la quantità di luce che raggiunge gli ambienti naturali, mantenendo al tempo stesso condizioni adeguate per la frequentazione degli spazi pubblici nelle ore serali.

L’impatto dell’inquinamento luminoso sulla schiusa

La riduzione dell’inquinamento luminoso riveste un’importanza particolare nelle spiagge utilizzate dalle tartarughe marine per deporre le uova. Dopo la schiusa, infatti, i piccoli si orientano verso il mare seguendo la luminosità naturale dell’orizzonte. La presenza di lampioni e altre sorgenti artificiali può confonderli e indurli a dirigersi verso l’entroterra, esponendoli al rischio di disidratazione, predazione e morte per esaurimento.

Anche le femmine adulte possono essere disturbate dalla luce artificiale durante la ricerca dei luoghi adatti alla deposizione. Più in generale, l’illuminazione notturna può alterare il comportamento di numerose specie animali, interferendo con i ritmi biologici, l’alimentazione e le migrazioni. Nell’uomo, un’esposizione eccessiva alla luce durante la notte può incidere sulla qualità del sonno e sui ritmi circadiani.

“La tutela degli animali e la salvaguardia della biodiversità sono due facce della stessa responsabilità: rispettare gli equilibri naturali e proteggere la ricchezza della vita in tutte le sue forme. Le tartarughe marine che scelgono le nostre coste per nidificare sono un simbolo prezioso di questo patrimonio, ma anche una specie vulnerabile, che ha bisogno di interventi concreti per essere protetta. Ridurre l’inquinamento luminoso significa tutelare gli animali e, allo stesso tempo, preservare gli ecosistemi costieri, dimostrando che è possibile conciliare le esigenze delle comunità con quelle della natura”, dichiara l’assessore regionale della Campania alla Biodiversità e alla Tutela degli animali, Fiorella Zabatta.

Un modello di sostenibilità per le località balneari

Il Comune di Ascea partecipa da oltre dieci anni alle attività di monitoraggio e protezione dei nidi lungo il proprio litorale, in collaborazione con gli enti scientifici e ambientali impegnati nella conservazione della specie. “La presenza delle tartarughe marine lungo il nostro litorale rappresenta un patrimonio naturale che abbiamo il dovere di tutelare. Con questo intervento compiamo un passo concreto, adeguando l’illuminazione pubblica alle esigenze di protezione della specie e conciliando la salvaguardia ambientale con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici – osserva il sindaco di Ascea, Stefano Sansone – È un esempio di come la sostenibilità debba tradursi in scelte amministrative e interventi sul territorio. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca e associazioni, che ringrazio per il lavoro svolto”.

L’intervento potrebbe diventare un modello replicabile anche in altre località balneari italiane, soprattutto nelle aree dove si registra una crescente presenza di nidi di Caretta caretta. “Siamo particolarmente orgogliosi dell’intervento realizzato ad Ascea che rappresenta un risultato significativo del progetto Life Turtlenest – dichiara Stefano Di Marco, Project Manager del progetto e Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente – Abbiamo voluto affrontare in modo concreto una delle pressioni ambientali meno percepite ma più insidiose per la fauna costiera: l’inquinamento luminoso. Grazie all’impiego di tecnologie mirate è stato possibile ridurre l’impatto dell’illuminazione artificiale senza compromettere la fruibilità e la sicurezza degli spazi pubblici. Questa esperienza dimostra che la tutela della biodiversità può essere integrata efficacemente nella pianificazione urbana e nella gestione delle aree costiere. Il nostro auspicio è che Ascea diventi un caso pilota capace di ispirare analoghi interventi lungo le coste italiane e mediterranee”.

La rilevanza dell’iniziativa è confermata anche dai dati raccolti dagli studiosi sulla diffusione delle nidificazioni lungo il litorale campano. “Le attività di monitoraggio svolte negli ultimi anni confermano che la Campania riveste un ruolo sempre più rilevante per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale – afferma Sandra Hoscheid della Stazione Zoologica Anton Dohrn – In questo contesto, la riduzione dell’inquinamento luminoso rappresenta una misura di conservazione strategica, basata su solide evidenze scientifiche, poiché contribuisce a rendere gli ambienti costieri più idonei sia alla deposizione delle uova da parte delle femmine sia al corretto orientamento dei piccoli verso il mare”.

Il progetto ha ricevuto anche il sostegno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che da anni affianca la Stazione Zoologica Anton Dohrn nelle attività di tutela delle tartarughe marine. “La conservazione del patrimonio naturale passa anche attraverso interventi mirati che migliorano la qualità degli habitat e riducono le pressioni di origine antropica – spiega Gregorio Romano, direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni – La mitigazione dell’inquinamento luminoso lungo il litorale di Ascea costituisce un’importante azione di gestione del territorio, pienamente coerente con gli obiettivi di tutela del Parco. La presenza sempre più frequente di nidi di tartaruga marina sulle spiagge cilentane ci richiama a una responsabilità crescente nella salvaguardia di questi ecosistemi”.

Il ritorno in mare di Tonino e Mattiele

L’inaugurazione, come detto, è stata accompagnata dal ritorno in libertà di Tonino e Mattiele, due esemplari di Caretta caretta recuperati nei mesi scorsi dopo aver ingerito ami da pesca. Tonino è un giovane maschio con un carapace lungo circa 70 centimetri, soccorso nelle acque di Filicudi dall’associazione Filicudi Wildlife Conservation. Al momento del recupero presentava un amo ingerito e una lenza che fuoriusciva dalla bocca. Dopo un lungo periodo di cure e riabilitazione, l’animale ha recuperato le condizioni necessarie per tornare in mare.

Mattiele, con un carapace di circa 62 centimetri, era stata invece recuperata all’inizio dell’estate nelle acque di Ventotene, grazie alla collaborazione con l’Area marina protetta dell’isola. Anche in questo caso era stato riscontrato un amo da pesca ingerito, ma le lesioni meno gravi hanno consentito una riabilitazione più rapida.

I due animali sono stati liberati con dispositivi di localizzazione satellitare che permetteranno di raccogliere informazioni sui loro movimenti e sulle rotte migratorie. I dati contribuiranno alle attività di ricerca scientifica e alla definizione di nuove misure di protezione della specie nel Mediterraneo.

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