Emilia-Romagna Norme e sentenze

I balneari di Rimini vogliono le piscine, ma la Soprintendenza si oppone

Rischia di sfumare una parte importante della riqualificazione della località romagnola, che prevede la realizzazione del ''Parco del mare'' al posto dei parcheggi per le auto.

Gli imprenditori balneari chiedono i permessi da tempo, ma la Soprintendenza si sta mettendo di traverso e non ne vuole sapere. Stiamo parlando delle piscine nelle spiagge di Rimini, da anni al centro di un difficile braccio di ferro che non accenna a trovare fine.

Tutto parte dal progetto del “Parco del mare” voluto dal sindaco Andrea Gnassi, i cui cantieri partiranno il prossimo autunno. Il progetto prevede di eliminare le auto e i relativi parcheggi dal lungomare per fare spazio a piste ciclabili, alberature, giochi, palestre e magari anche piscine. Ma su queste ultime strutture pare che per il momento non si potrà procedere: la Soprintendenza infatti si oppone nonostante siano numerosi gli operatori che da anni chiedono invano i permessi.

«Non daremo mai il permesso per realizzare le piscine, né sull’arenile né sul lungomare», ha chiosato nei giorni scorsi Vincenzo Napoli, responsabile della Soprintendenza per la provincia di Rimini, sul quotidiano Il Resto del Carlino. Il motivo? «Sono strutture troppo impattanti, anche dal punto di vista paesaggistico. Siamo pronti ad autorizzare i giochi d’acqua, strutture leggere, amovibili, pensate per i bambini, dove l’acqua è profonda una ventina di centimetri – spiega Napoli – ma se parliamo di piscina vera e propria, non se ne parla».

Un primo progetto è già in procinto di essere avviato: si tratta del maxi stabilimento Tortuga, che nell’ambito del “Parco del mare” ha avuto i permessi per essere demolito e ricostruito, con anche la realizzazione di una piscina di acqua salata ampia oltre 100 metri quadri. Ma se la Soprintendenza continuerà a opporsi rifiutando i permessi, non se ne farà nulla.

Contro questo orientamento si oppone Mauro Vanni, presidente dei balneari di Rimini sud: «Senza andare troppo lontano, basta fare un giro a Riccione, Misano o Cattolica per vedere che altrove le piscine sono state fatte», ha dichiarato Vanni al Carlino. Ma la Soprintendenza non ci sta: «Quella di Misano è una biopiscina a basso impatto ambientale», ribatte Napoli, e le altre «sono quasi tutte abusive o hanno solo un’autorizzazione temporanea e andrebbero smontate a fine stagione».

Davanti a tali divergenze, appare scontato che la vicenda finirà in tribunale, come spesso accade per i contenziosi che hanno a che fare con la giungla di norme e di competenze sulle concessioni demaniali marittime. Proprio a Rimini, lo scorso anno ha accolto il ricordo di alcuni balneari a cui era stato impedito di realizzare delle semplici vasche idromassaggio.

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