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Di Maio: ”Spiagge non possono andare a gara europea”

Il vicepremier interviene sulla questione Bolkestein: ''L'abbiamo respinta perché non vogliamo multinazionali. Ma restano dei problemi da risolvere, come i canoni e gli abusi''.

«Le nostre spiagge non possono andare a gara europea e finire in mano a una multinazionale, per questo il governo non ha voluto recepire la Bolkestein. Restano ancora dei problemi da risolvere, come i canoni bassi e gli abusi, ma lo faremo con una legge italiana». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio intervenendo a Matrix, la trasmissione di Canale 5 che martedì sera ha ospitato in studio il leader del Movimento 5 Stelle.

Mentre parlava del tema delle case popolari e delle regole di assegnazione da cambiare, Di Maio ha cambiato argomento e ha citato la famigerata direttiva europea: «Non abbiamo recepito la Bolkestein per gli ambulanti e per i balneari perché credevamo che rappresentasse un’espropriazione del nostro territorio e della nostra sovranità. Dobbiamo iniziare a recepire diversamente, o a non recepire, alcune direttive folli»

A questo punto il conduttore di Matrix Nicola Porro ha incalzato Di Maio sull’argomento, citando la recente intervista di Flavio Briatore che ha denunciato i canoni bassi sulle concessioni balneari: «Le sembra normale – ha chiesto Porro con una domanda piuttosto capziosa – affittare pezzi di terreno a 17mila euro per aziende che guadagnano milioni di euro?».

Di Maio non ha risposto nel merito, ma si è dilungato in un’invettiva sul tema delle spiagge: «Innanzitutto spieghiamo cos’è la Bolkestein, perché tanti cittadini non lo sanno», ha detto il vicepremier. «È una direttiva europea che diceva all’Italia che le nostre spiagge dovevano andare a gara europea. Il nostro timore come governo era che arrivasse un grande gruppo multinazionale e si comprasse le nostre spiagge, per questo abbiamo disattivato tale direttiva. Nessuno da Bruxelles ci deve dire che dobbiamo prendere le spiagge più belle e darle a un gruppo straniero».

«Questo però non vuol dire che non ci siano problemi sulle spiagge italiane», ha aggiunto subito dopo Di Maio. «Anzi, va fatta legge nazionale per tutelare le spiagge libere, che sempre di più vengono divorate a favore di privati che a volte, ma non sempre, pagano pochissimo. Inoltre occorre ristabilire le tariffe e abbattere gli abusi, perché a volte ci sono dei muri di cemento armato, come a Ostia e in alcune parti della Campania e della Liguria. Insomma, dobbiamo mettere a posto questa materia, ma dobbiamo farlo con una legge italiana e non con una direttiva che hanno scritto i burocrati a Bruxelles».

L’intervento integrale di Di Maio a Matrix è disponibile cliccando qui. Il passaggio sui balneari è circa al minuto 26.

Il commento

Di Maio si è espresso piuttosto di rado sulla questione balneare. L’ultima volta è avvenuta due anni fa, quando il leader del Movimento 5 Stelle, ancora nei panni dell’opposizione, si era recato a sorpresa alla fiera Balnearia ed era stato intervistato da Mondo Balneare (vedi articolo con video). Anche allora Di Maio aveva ribadito la sua idea sugli stabilimenti balneari che «devono restare italiani», ma era stato vago sulla domanda più importante: ciò significa che debbano rimanere per sempre agli stessi titolari oppure attraverso le evidenze pubbliche che il Movimento 5 Stelle ha più volte invocato? Non va dimenticato infatti che i grillini ritengono che, al termine dei 15 anni di estensione istituiti di recente dal governo, occorre istituire le gare (vedi notizia). Magari non a livello europeo, come ha precisato Di Maio a Matrix, ma comunque nazionale. La posizione del Movimento 5 Stelle, in questi giorni di campagna elettorale, sembra dunque volutamente ambigua. Anche perché, se avessero voluto escludere del tutto i balneari dalla Bolkestein, avrebbero potuto farlo nell’ultima legge di bilancio come è avvenuto per gli ambulanti.

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