Esplode lo scontro sui ristori destinati ai concessionari balneari siciliani colpiti dal ciclone Harry del gennaio scorso. L’associazione Mare Libero ha notificato alla Regione Siciliana una formale diffida con la richiesta di chiarimenti e verifiche sullo stazionamento di fondi pubblici, sollevando questioni di legittimità amministrativa e tutela del demanio marittimo. Al centro della questione vi sarebbe la legittimità dei titoli concessori dei balneari siciliani e, di conseguenza, la possibilità di erogare fondi pubblici a loro favore.
La risposta dei balneari non si è fatta attendere. Con una lunga nota indirizzata al Presidente della Regione e agli assessori competenti, l’Associazione Turistica Balneare Siciliana ha contestato punto per punto la diffida, invitando l’amministrazione regionale a procedere comunque all’erogazione dei ristori. Nella nota firmata dal presidente Antonio Firullo, l’associazione chiarisce innanzitutto che la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 3657 del 29 gennaio 2026 – richiamata nella diffida di Mare Libero – riguardava “il caso specifico di un concessionario balneare titolare di uno stabilimento balneare a Teramo, non in Sicilia”.
Secondo l’associazione, in Sicilia la situazione normativa sarebbe diversa rispetto al resto d’Italia. La legge regionale n. 32 del 16 dicembre 2020 avrebbe infatti imposto ai concessionari un nuovo iter istruttorio per ottenere l’estensione al 2033, superando il meccanismo del tacito rinnovo. Un principio che, secondo i balneari siciliani, sarebbe stato confermato anche da sentenze del Consiglio di Stato del 19 marzo 2024 (nn. 2662, 2664 e 2679), le quali hanno negato l’estensione automatica al 2033 in assenza di un nuovo procedimento amministrativo.
La nota di Firullo sottolinea come in Sicilia l’estensione delle concessioni al 2033 sia avvenuta attraverso un procedimento definito “a dir poco laborioso, difficile e rigidissimo”. Tra gli adempimenti richiesti, il pagamento dei diritti d’istruttoria, la nuova fidejussione assicurativa, la registrazione del nuovo atto concessorio, le imposte dirette, la regolarità DURC e la certificazione antimafia, oltre ai pareri di Sovrintendenze, Comuni costieri, Genio Civile, Capitanerie di Porto, Uffici doganali e sanitari. Per l’associazione, questo percorso dimostrerebbe la piena validità dei titoli.
Un altro punto evidenziato riguarda la finalità dei ristori, che non sarebbero soltanto di sostegno economico alle imprese, ma anche di tutela della pubblica incolumità: “I fondi emergenziali sono anche per finalità di pubblica incolumità, considerato che è necessario mettere in sicurezza le aree demaniali da pericoli”, scrive Firullo. Inoltre il regolamento regionale (modello C1) prevede l’accesso ai contributi esclusivamente per i concessionari “in regola con i titoli edilizi e commerciali”. Per questi motivi, l’Associazione Turistica Balneare Siciliana invita formalmente la Regione a non tenere conto della diffida di Mare Libero e a procedere con l’erogazione dei ristori.
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