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Afib: 'Il vento cambiato, torniamo a investire sulle fiere'

Un'analisi del presidente dei fornitori balneari fa il punto sulla situazione politica italiana e internazionale: 'L'economia si invertir a favore degli investimenti; facciamoci trovare pronti a Carrara'

Autore: Afib

articolo pubblicato il 17/01/2013

mondo balneare

di Luca Marini

Dopo avere interrotto il disegno “ambiguo” che aleggiava sopra il capo della categoria balneare italiana, incassando una proroga di 5 anni che offre l’opportunità di organizzare una seconda stagione di tutela del comparto e, speriamo, una soluzione definita (la deroga) nel confronti della direttiva "Bolkestein", ci apprestiamo a consolidare quei rapporti politici che sono stati determinanti proprio in quest’ultima fase del 2012.

A tale riguardo sia le recenti riunioni dei vertici sindacali, che hanno prodotto un comune documento programmatico, sia l’incontro a Roma con il responsabile politico del turismo nel Pd, Armando Cirillo, risultano essere propedeutici a rafforzare i rapporti con il futuro governo politico del Paese, in un momento delicato sia per l’Italia che per il resto del mondo, e quindi a creare le future condizioni di dialogo con le rappresentatività istituzionali italiane proprio tramite il voto del 24-25 febbraio prossimo.

Pur mantenendo alta la soglia di guardia, rispetto agli interessi complessivi che ruotano intorno al demanio costiero della nostra penisola in odore certo di “svendita”, spero che si sia passata la curva più sfacciata e pericolosa che ci avrebbe portato nel precipizio, asfaltata a dovere da chi senza pregiudizi vorrebbe utilizzare la scusa del “debito” mettendo all’asta i gioielli di casa (le nostre coste).

L’oligarchia finanziaria internazionale, dalla crisi americana in poi, ha certamente messo in cassa un cospicuo bottino transitato tramite gli istituti di credito, i quali hanno mantenuto l’inaudito privilegio di stampare moneta al posto degli Stati sovrani, creando il più grande distacco storico dall’economia reale ed erodendo il potere di acquisto degli Stati, del welfare e del ceto medio. Questa politica del raiting – che percuote il debito pubblico e spinge le economie verso l’austerity e la depressione, creando poi tramite l’aumento delle tasse e del taglio ai servizi il crollo degli acquisti e quindi il rallentamento dell’economia produttiva e dei consumi – sembra ad un punto di svolta e di profondo ripensamento.

Questi segnali di cambiamento si sono innalzati sopra i paesi occidentali avanzati proprio negli ultimi mesi e radicati nelle comunità economiche nelle ultime settimane. Uno dei primi è stato quello di inviare un uomo fondamentale della finanza occidentale in auge nel nostro Paese da un’anno (Mario Monti) a chiudere un partita internazionale con il capitale arabo, il sultanato del Qatar, proprietario di Dubai e presidente della Lega araba, fondata dal padre. È chiaro che l’emissario aveva un mandato europeo (ma forse quello della Triade stessa) e oltre a mettere sul mercato fette d’Italia e del continente, doveva scongelare un vecchio tabù tra le fratellanze mediorientali. Chiusi gli affari è stata riconosciuta la Palestina, riconoscimento storico dell’Onu! Personalmente credo che la finanza e l’economia produttiva occidentale abbiano voluto dare un segno e porre un limite all’avanzata del potere della Cina, che ha concentrato nel suo paese tutto il monopolio manifatturiero e acquistato tanto debito pubblico americano e di altri paesi: un errore da non ripetere.

Così si sta dividendo a quarti il mondo e anche l’Italia, ovviamente. Petrolio da una parte, ricchezza finanziaria da un’altra (oro, argento, soldi), risorse prime e manifatturiere e così per i quattro angoli del pianeta, dove ogni gruppo gestisce la ricchezza primaria. Tuttavia, nei giorni scorsi, sia con la pressione di Obama all’interno del parlamento e sull’Inghilterra, sia con il presidente dell’eurozona con il salario garantito e il riferimento a Marx, sia con la stessa Goldman Sachs (quella di Monti...) che ha affermato che con l’austerity solo un paese nella storia economica mondiale ha avuto giovamento (il Belgio), credo ci siano i segnali molto chiari di questa inversione di rotta: l’economia produttiva spaventata del blocco degli acquisti sta dando un aut-aut alla finanza e ai suoi esclusivi interessi. Per questo e altri motivi la Germania sarà messa di fronte a un cambiamento di prospettiva, e credo allora che tutto il gioco di fili che teneva in piedi Monti verrà tagliato via.

Non è solo perché Monti non avrebbe dovuto candidarsi in politica, non è perché la politica italiana vuole riprendersi la sua democratica autonomia, e non è nemmeno perché il centro nascente voleva fare carta straccia del bipolarismo e invece rischia il contrario, che Mario Monti non sarà più né rieletto né richiamato; ma è perché non ha più alle spalle la sua tanto spavaldamente vantata teoria economica di riferimento che lo giustificava a livello globale.

Il vento è cambiato. L’economia deve riprendere e con essa la produzione. Ovviamente si tratta di uno scenario che, con i nuovi soggetti politici entranti e la possibilità di avere un Senato ingestibile, vedrà una maggiore affluenza alle urne di quelli affluiti in Sicilia. La politica tornerà a suonare le trombe e questo voto, compreso il voto di protesta (con i suoi vari fronti), ridiventa più importante di qualche mese fa.

Ma la politica dovrebbe e potrebbe riuscirne rifilata, la casta (la tanta politica negativa) posta in ginocchio e il paese governabile. Questo ci auguriamo certamente! Per tali principali motivi, che mettono questo voto al centro della vita degli italiani e anche dei balneari – i quali dovranno ricordare chi li ha sorretti e sapere investire in figure affidabili per il futuro – che stiamo comprendendo che la fiera Balnearia di Carrara (3-7 marzo, vedi scheda) è la data più affidabile e post-voto per fare la quadra sulla categoria, sia per le strategie di tutela che per quelle promozionali.

Entro la prossima settimana verrà ufficializzata, ma mi sembra che le considerazioni di tutti i leader vadano in questa comune direzione, e non è poco. Noi fornitori siamo pronti a riprendere il sostegno nei confronti di questa manifestazione, con l’augurio di vedere quanti più balneari in una fiera di spessore e di avere una boccata di ossigeno per riprendere a far circolare l’economia produttiva del nostro beneamato indotto.

Luca Marini (presidente Associazione fornitori italiani balneari)

Inserito da: Afib
Articolo pubblicato il:17/01/2013
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