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Rimini Sun, l'Itb presente e pronta alla lotta

Al convegno di oggi al Sun presenti Marcello Di Finizio, Amedeo Ciccanti e Ignazio Abrignani

Autore: ITB Italia

articolo pubblicato il 08/10/2012

mondo balneare

RIMINI (ore 19.00) – Non tutti i sindacati hanno boicottato la fiera Sun. L'Itb ha anzi contestato questa scelta perché, afferma il presidente Giuseppe Ricci, «non si può mancare all'evento in cui ci siamo sempre riuniti per organizzarci e scambiarci idee». Qui riportiamo alcune delle dichiarazioni prounciate nella sala Diotallevi della fiera di Rimini, dove nel pomeriggio si è tenuto l'incontro "Nuovi paletti e vecchie trappole: quale futuro per il turismo balneare".

Ignazio Abrignani (deputato Pdl): «Questa associazione cerca concretamente di trovare delle soluzioni per i balneari. Il presidente Ricci cerca sempre di trovare concretamente risposte, e sia il governo che le istituzioni lo hanno capito, quindi a pieno titolo l’Itb parteciperà all’incontro di mercoledì coi ministri Moavero Milanesi e Gnudi. Sarà una sorta di plenaria: oltre alle associazioni di categoria ci saranno le Regioni e i Comuni, e anche io sarò presente per cercare che il governo agisca nella maniera più opportuna. Qualcosa su questo decreto si è sentito, ma sono molto diverse. Questa è una battaglia non solo di giustizia, ma anche di difesa del turismo italiano e dell’Italia. Milanesi disse testualmente: "Risolveremo la questione prima dell’estate", e invece è andata a tarallucci e vino. Così non si può andare avanti. Noi abbiamo subito questo problema durante il governo Berlusconi, mentre adesso non c’è una visione unitaria all’interno dell'attuale governo, perciò dovremmo aiutare chi all’interno del governo può venire verso le vostre richieste».

Marcello Di Finizio (imprenditore balneare salito sulla cupola di San Pietro): «Quando un funzionario pubblico, dal segretario comunale al ministro, dice una cosa, quella deve essere, altrimenti diventa normale ciò che normale non è, e nessuno si ribella. Oggi più che mai occorre occuparsi di politica, perché da tanto tempo la politica si è occupata di noi».

Giuseppe Ricci (presidente Itb): «Qui si paventa che andremo alle aste con i paletti e la premialità, cosa impossibile per legge dalla direttiva europea, quindi torneremo in infrazione e non ci saranno tempi di reazione. Ci sono contraccolpi anche psicologici da questa situazione, così come tanti stanno subendo contraccolpi a livello di indotto, e tante ditte stanno fallendo. Se tutti dicono che le spiagge sono un bene pubblico, perché l’Europa ci ha definito servizio? E così il diritto interno di uno Stato membro ha ceduto senza che nessuno si sia alzato a difendere lo Stato italiano. Sulle nostre aziende ci abbiamo impegnato la vita nostra e quella dei nostri cari, oltre che ai nostri investimenti consentiti dallo Stato come alla legge 88 che ci concedeva concessioni rinnovabili automaticamente perché l’azienda, secondo il codice civile, era senza termini, perché in Italia avevamo legislatori intelligenti che ci hanno consentito di sviluppare il nostro Paese. Dopo avere sbattuto contro l’arroganza europea e i suoi complici occulti e i carrozzoni di categoria, abbiamo scritto un documento che presenteremo ai ministri. Occorrerebbe ripristinare l’art. 37, secondo comma, e l’articolo 10 della legge 88. Se le leggi europee l’avranno vinta, si può giustamente richiedere un diritto di superficie sul terreno demaniale dove si sviluppa l’azienda o la sua sdemanializzazione, e la spiaggia venga definita pertinenza diretta di diritto reale. Il decreto legislativo vada inoltre a regolare soltanto i nuovi insediamenti che creano ricchezza e occupazione. Fra un anno saremo troppo vicini al 31 dicembre 2015, e sembra che per qualcuno questa fine segnata sembra attesa e agognata. Le promesse delle istituzioni e dei carrozzoni stanno per partorire gare d’appalto delle concessioni balneari, regole per noi non dettate dalla direttiva Bolkestein. A nostra difesa verranno posti dei paletti e vincoli per partecipazione alle gare. Vincoli per qualche misura dovrebbero tutelarci. Pensano che le multinazionali non riusciranno a farsi beffa delle regole? E gli speculatori spregiudicati? L’Europa non accetterà questi paletti se proprio per essi ci hanno messo in infrazione. Noi difendiamo l’unico modello possibile, la fuoriuscita del nostro modello di turismo balneare dal servizio, perché siamo altra cosa. Anche il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di escludere dalla Bolkestein tutte le imprese che operano nel campo sanitario. Ci avvarremo di esperti avvocati chiamati a difenderci sul piano legale per non permettere che si possa verificare questa premeditata rapina del secolo. Faremo un ricorso al tribunale europeo come forma di tutela. Vi invito ad aderire appena uscirà questo decreto sulle aste coi paletti: dobbiamo impugnarlo subito, tutti assieme. Chi voterà questo provvedimento punitivo per noi si dovrà assumere le proprie responsabilità, anche davanti ai tribunali. Faremo azioni importanti e all’occorrenza eclatanti, non ci faremo prendere dallo sconforto ma ci ribelleremo con la forza delle regole emanate dallo Stato di cui siamo parte integrante. Chi sarà al nostro fianco? Ci sono organizzazioni di categoria che si inventano un assurdo boicottaggio. Pensiamo a quanto sta accadendo a Senigallia, pura propaganda politica. A Bruxelles stanno ridendo di noi: la nostra categoria, pioniera dell’economia nazionale, oggi è sfibrata da infinite divisioni. Ogni iniziativa fatta per conto proprio è destinata alla sconfitta. Noi non ci arrenderemo mai, non ci aggrapperemo a paletti fasulli, inutili e inapplicabili. Un appello alle varie associazioni di categoria: basta divisioni e incomprensioni, noi lotteremo fino all’ultimo sotto un’unica bandiera».

Abrignani: «Mercoledì verrà presentato il decreto Gnudi, assieme a una delegazione di parlamentari che si presentano come controparte governativa. Una delle idee è canone fisso, che se lo aggiudica chi ha più titoli. Vero che possiamo dire che non siamo nell’ambito dei servizi, e nell’ambito della direttiva esistono dei passaggi. Ad esempio il comune di Termoli dice: non posso sdemanializzare e dare ad un concessionario X, ma dal momento in cui il Comune acquista il demanio e fa delle convenzioni coi privati, dobbiamo avere la garanzia che le convenzioni vengono fatte prima con gli attuali concessionari per evitare che vengano assegnate a discrezione. Ovvero, prima di acquistare, avere sulla carta le somme tramite convenzioni. Seconda ipotesi: diritto di superficie che potrebbe durare da 25 anni in su, da qualche indiscrezione. Su questo potremmo avere degli alleati nel governo. Possiamo fare una serie di ipotesi, dobbiamo andare avanti chiedendo quello che si ritiene giusto per ottenere almeno qualcosa. Il rischio però è che la categoria faccia proposte troppo diverse, allora la controparte cosa farà? Cercherà di prendere una soluzione cercando di unificare le varie proposte, e ribadisco che sarebbe una sciagura. Non dovete avere paura, perché se servirà andremo contro il governo, ma dovete avere una linea comune tra di voi altrimenti noi ci troviamo senza un appoggio chiaro. Io la risoluzione per rendervi impresa sono riuscita a farla votare a tutti, così mi piacerebbe rendervi parte di un percorso comune, fate fronte comune, altrimenti per noi è difficile. Smussate gli angoli fra le varie associazioni di categoria, altrimenti si rischia di sgretolare tutto il progetto».

(al termine del suo intervento, Abrigani ha letto un messaggio inviato dal segretario Pdl Angelino Alfano in cui afferma la sua vicinanza ai balneari e sostiene che «non si può morire per l’Europa»)

Antonio Smeragliuolo (tecnico Itb): «Vorremmo uscire dal discorso evidenze pubbliche, a differenza delle altre associazioni. Ricordiamo che ad esempio le acque minerali sono state definite beni e non servizi, mentre noi, anche se siamo definiti dal codice civile un “bene”, per la direttiva Bolkestein siamo un “servizio”. Noi italiani abbiamo una storia diversa e in Europa non conoscono la nostra storia: è inutile parlare contro un muro. L'Ue non posso rispettarla quando massacra i cittadini italiani. Posso capire se l’Europa entra nel nostro mercato, ma non nel nostro sistema legale modificandolo con un altro. L’Europa ci ha scritto: “Occorrerebbe equiparare le concessioni con le autorizzazioni”, al che il presidente della corte costituzionale Capotosti è letteralmente saltato sulla sedia. Ad esempio ricordo quando Alemanno si era incontrato con noi dell’Itb prima di un incontro dell’Anci, e aveva scritto un comunicato dove specificava che noi siamo “concessione di beni”, poi era andato a Bruxelles con grandi avvocati e molte associazioni da tutte Italia, dove ci hanno chiuso la porta in faccia prima di qualsiasi discussione: ci hanno detto che se non va bene così andranno alla Corte di giustizia europea e ci applicheranno subito la direttiva. Poi è saltata anche la via di Termoli (c’è anche il rischio che alcuni Comuni non funzionino bene nell’assegnazione delle concessioni). Si è allora provato con il diritto di superficie, ma dopo l’approvazione di un decreto nel maggio 2011, si arrivò ad un taglio del presidente della repubblica Napolitano, da 90 anni a 50, poi a 20, poi lo stralcio. Noi abbiamo steso un documento nel quale si specifica che il nostro settore non rientra nella direttiva Bolkestein per motivi legali. La direttiva prevede un articolo che l’allora governo aveva previsto proprio per darci il diritto di superficie. Abbiamo scritto una cosa semplicissima: all’articolo 2, direttiva 123/2006, è scritto: “Campo di applicazione della direttiva: comma 1, si applica ai servizi forniti dai prestatori in uno Stato membro; comma 2, la presente direttiva non si applica ad attività seguenti: al capo I) attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri di cui all’articolo 45 del Trattato di Funzionamento della Comunità Europea. All’articolo 45, capo II): “Il diritto di stabilimento”, siamo attività demandate ad applicare pubblici poteri, tra cui l’ordinanza della Capitaneria di Porto tra cui 24 luglio 1977/916, ovvero la delega nazionale dello Stato centrale a tutti gli altri organi. Quindi noi dobbiamo rispettare le ordinanze: salvataggio, pulizia, ordine pubblico, e queste sono ordinanze demandate dai pubblici poteri. Ecco che nella direttiva Bolkestein c’è una deroga che ci esclude formalmente dalla direttiva. Non tanto perché siamo concessionari di beni, ma perché siamo chiamati ad applicare in deroga dei pubblici poteri: lo dicono la direttiva Bolkestein, il Trattato di Funzionamento della Comunità Europea, e la legge italiana. Appunto per questo chiediamo sì di applicare l’articolo 11, ma solo per le nuove concessioni. Quando si parlava di sdemanializzare ci fu un errore di comunicazione, perché parlavamo di diritto di superficie sulle strutture, e la spiaggia come pertinenza diretta del diritto di superficie, da cui riscuotere una rendita, ma senza gara su quel tratto».

Ricci: «Io adesso leggo la proposta di decreto legge, poi ne possiamo parlare e discutere, nel caso lo correggeremo e lo consegnerò ai Ministri».

Di Finizio: «Stasera è stato dimostrato ancora una volta che gli strumenti per uscire da questa situazione ci sono, sono legali e sono documenti tangibili. Tuttavia, se c’è dall’altra parte un muro di gomma che non ci ascolta, non c’è nulla da fare. Certo, io sono riuscito ad accendere i riflettori su questa cosa, ma tutti noi, se non siamo uniti, non andiamo da nessuna parte. Non ci ascoltano né i politici né i giornalisti, che mi chiedevano: “Dove sono i tuoi colleghi, se quello che dici è sacrosanto?”. Vero: dove eravate? Dove sarete quando loro saranno a Roma a perorare la nostra causa? Il 10 ottobre tutti dovranno essere in via della Stamperia a sostenere loro. Io purtroppo non so se ci sarò, perché dopo il mio atto mi è stato dato un foglio di via per tre anni dalla capitale. Quando ero sulla cupola vi aspettavo in massa: io non ho bisogno di input, se è ragionevole parto. Dobbiamo salvare le nostre aziende, ma possiamo farlo solo noi, non so come dirvelo. Siamo imprenditori, dobbiamo salvare la nostra azienda. Qui ci stanno portando via le case e il lavoro, il vostro lavoro! Se non siamo noi a difenderlo, se siamo senza energia, allora è tutto inutile. Amavo il mio mestiere e oggi io mi ritrovo soldato, sono un soldato in guerra, non un generale, se mi portano via la casa e il lavoro io vado in guerra, non ho paura, non posso accettare l’idea che mi portino via tutto, non posso lamentarmi come una pecora belante e blaterare contro i politici. Tutto questo non è normale e io mi incazzo. Io ho il diritto di incazzarmi ma anche il dovere di difendere le nostre case. Io rischio la vita? La rischiamo tutti i giorni, io voglio vivere con dignità, a me hanno invitato ad un incontro a Roma, poi mi hanno dato un foglio di via da Roma, tutto questo non è normale. Questo non è un governo etico, ma di bugiardi».

Amedeo Ciccanti (deputato Udc) «Esprimo la solidarietà a Marcello Di Finizio, una bandiera di tutta la categoria, e confermo quel che ha detto: il ministro aveva garantito un incontro con lui. Io ho ribadito la deroga alla Bolkestein per le imprese balneari, io ho votato contro in Parlamento, ho votato contro le aste in Parlamento. Si deve proseguire la battaglia in tal senso in sede europea. Io sono stato a Senigallia, dove era in corso l’altra riunione dei vostri colleghi, e ho spiegato che in questo momento serve intesa tra tutti voi perché in questo momento la funzione del parlamento non è essenziale, perché le commissioni parlamentari dovranno solo dare un parere non vincolante, cosa che invece riguarderà le Regioni. Ho parlato con Spacca insieme alla capogruppo dell’assemblea regionale della Marche dell’Udc, e Spacca mi ha confermato che lui proporrà la deroga alla direttiva Bolkestein per il settore balneare italiano. Se anche la Toscana, l’Emilia-Romagna e le altre Regioni si muoveranno allo stesso modo, allora forse potremo essere sulla buona strada».

Inserito da: ITB Italia
Articolo pubblicato il:08/10/2012
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